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Banche centrali decise a frenare l’inflazione. E i mercati tremano

Ha iniziato la Fed con un rialzo dei tassi di 75 punti base, seguita da BoE e Banca Centrale Svizzera. La BCE si muoverà a luglio. Dossier geopolitico caldissimo.

POST 899 RiassuntoGiugno2022 grafico

Giugno è stato un mese particolarmente intenso sul fronte delle azioni intraprese dalle banche centrali, che hanno proseguito con decisione sulla strada della stretta monetaria nel tentativo di mettere un freno alla corsa dell’inflazione, anche a costo di pesare sulla crescita economica. Ma a tenere banco sono state anche le preoccupazioni sul conflitto russo in Ucraina e sui prezzi dell’energia. Il risultato è espresso bene dal grafico: cali un po’ ovunque.

50 sfumature di rosso

“Con un ruggito assordante, il mercato azionario statunitense si è gettato a capofitto nel territorio dell’Orso”, scrivevano i redattori di Bloomberg facendo il punto sulla seduta di lunedì 13 giugno, dopo l’annuncio del maxi-rialzo dei tassi per mano della Fed, mentre i rendimenti dei Treasury a 10 anni sono saliti ai massimi dal 2011.

Ora Wall Street si appresta a chiudere il peggior semestre dal 1970 (-18% da inizio anno), appesantita anche dal crollo della fiducia dei consumatori USA, ai minimi da 16 anni.

E anche le Borse europee hanno archiviato il mese in terreno decisamente negativo, mentre si avvicina l’avvio della stagione delle trimestrali di luglio. Meglio i mercati asiatici, con la Cina che festeggia la rimozione – da inizio giugno – delle restrizioni anti-Covid.

La mossa della Fed

Tornando alle mosse delle banche centrali, ad aprire le danze è stata la Federal Reserve che, dopo la diffusione del dato sul tasso di inflazione statunitense a maggio – schizzato all’8,6% dall’8,3% del mese precedente – ha varato l’atteso aumento di 75 punti base dei tassi USA. Secondo le proiezioni fornite dal FOMC, ora la maggior parte dei membri ipotizza che i tassi di interesse possano salire fino al 3,25-3,5% entro la fine del 2022, per stabilizzarsi nell’intorno del 2,5% nel lungo termine.

Il governatore della Fed Jerome Powell ha sottolineato che l’obiettivo principale della banca centrale USA è ripristinare la stabilità dei prezzi. Non sta cercando di provocare una recessione, ma non esclude che sia “certamente una possibilità”.

BoE e Svizzera seguono a ruota

Nel Regno Unito la Banca d’Inghilterra ha deciso di aumentare i tassi di 25 punti base, portandoli all’1,25%, e ha avvertito che l’inflazione dovrebbe superare l’11% entro fine anno. Per la prima volta in 15 anni, anche la Banca Centrale Svizzera ha alzato i tassi di interesse, da -0,75% a -0,25%.

La BCE non si tira indietro

La Banca Centrale Europea alzerà per la prima volta i tassi di interesse di 25 punti base in occasione della riunione di politica monetaria del 21 luglio. E a settembre ci sarà un secondo ritocco al rialzo che, a seconda delle condizioni dell’inflazione, potrebbe anche essere di 50 punti base. Intanto, il primo luglio terminano gli acquisti di asset (il cosiddetto Quantitative Easing, o QE).

E la Bank of Japan che fa?

La Banca del Giappone va per la sua strada e si conferma ultra-accomodante: a giugno ha ribadito l’impegno a mantenere i tassi “ai livelli attuali, o anche più bassi”, per dare supporto alla debole ripresa economica del Paese dall’ultima ondata di Covid-19.

Banche centrali riunite in Portogallo

Proprio a fine giugno, intanto, si è svolto a Sintra, in Portogallo, il Forum delle Banche Centrali organizzato dalla BCE. Nel corso dell’evento, ha destato particolare attenzione un panel a cui hanno preso parte, insieme, i presidenti Powell (Fed), Baley (BoE) e Lagarde (BCE).

Una settimana di riunioni

Nell’ultima settimana del mese, si sono tenuti anche tre summit di livello internazionale: il Consiglio Europeo a Bruxelles (23-24 giugno), il G7 a Schloss Elmau, in Baviera, tra il 26 e il 28 giugno, e il vertice della NATO a Madrid (28-30 giugno). Al centro dei colloqui, la guerra russa in Ucraina, la crisi energetica e alimentare e i cambiamenti climatici.

“Price cap” sull’energia

Il G7 di Schloss Elmau, in Baviera, si è chiuso con una dichiarazione di sostegno all’Ucraina. Nelle pagine del documento finale, i leader hanno dato mandato ai tavoli tecnici di sviluppare urgentemente una posizione sul “price cap” dell’energia russa: un tetto non solo al prezzo del petrolio, come richiesto dagli USA, ma anche al costo del gas, in scia all’iniziativa promossa dall’Italia in accordo con la Francia.

La Turchia toglie il veto

Nel corso del vertice NATO, invece, la Turchia ha tolto il veto – dopo lunghe trattative e non senza porre condizioni precise in chiave anti-PKK – sull’ingresso di Svezia e Finlandia nel Patto Atlantico. La NATO si è anche impegnata a fare la sua parte contro i cambiamenti climatici, annunciando che taglierà le emissioni inquinanti legate alle sue operazioni civili e militari del 45% entro il 2030, in modo da diventare climaticamente neutrale entro il 2050.

Addio a benzina e Diesel

Sempre a proposito di clima, il Consiglio dei Ministri dell’Ambiente UE ha trovato un accordo sul maxi-provvedimento sul clima “Fit for 55” che prevede, tra le altre cose, lo stop alla vendita di auto diesel e a benzina dal 2035.

Fame di petrolio

Nonostante gli impegni per una transizione energetica rapida, tuttavia, ad oggi il mondo continua ad aver fame di petrolio. Tra il 13 e il 16 luglio, il presidente degli Stati Uniti Joe Biden farà tappa in Israele, Cisgiordania e Arabia Saudita, dove incontrerà il principe Mohammed bin Salman per cercare di convincere il Paese ad aumentare la produzione di petrolio.

Il gas della discordia

La Russia intanto continua a ridurre gli approvvigionamenti e i costi salgono. Il capo dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Fatih Birol ha detto che l’Europa deve prepararsi immediatamente a uno stop completo delle forniture di gas russo questo inverno.

Mosca, intanto, ha conquistato il titolo di primo fornitore di greggio alla Cina.

Italia, allarme siccità

L’assenza di pioggia sta mettendo a dura prova l’Italia, che è alle prese con una siccità mai vista. Ripercussioni non di poco conto sulla produzione idroelettrica, oltre che su quella agricola.

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