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Meteo Mercati: le proiezioni dell’FMI e le decisioni di Fed e BCE

Luglio è stato un altro mese denso e comunque molto positivo per l’azionario. In vista dell’autunno, si aprono nuove sfide e opportunità.

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Protagoniste ancora una volta del mese sono state le banche centrali. Sia la Fed che la Bce hanno ritoccato di nuovo i tassi di 25 punti base, proseguendo nella stretta monetaria. Luglio, però, è stato anche un mese positivo per l’azionario italiano: il FTSE MIB ha superato per la prima volta dal fallimento di Lehman Brothers, nel settembre del 2008, la soglia dei 29mila punti.

La BCE prosegue nella stretta

La Banca Centrale Europea ha alzato per la nona volta consecutiva i tassi di interesse. L’aumento ha portato il tasso di riferimento al 4,25% e quello sui depositi al 3,75%: si tratta del livello più alto dall’introduzione dell’euro. Il comunicato pubblicato dopo la decisione lascia aperte le porte a eventuali nuovi rialzi, anche se il linguaggio usato da Francoforte ha assunto una sfumatura meno rigida e soprattutto non è stato preso l’impegno a un rialzo anche nel meeting di settembre.

La BCE, in ogni caso, ritiene che l’inflazione (quella core, senza energia e alimentari, a giugno si è attestata al 5,5%) “resterà troppo alta per troppo tempo”, pur ammettendo che “continua a calare”. I rimborsi dei titoli in scadenza acquistati nell’ambito del programma APP non saranno più reinvestiti, ha spiegato la BCE, senza comunque dare indicazioni sul ritmo della riduzione del portafoglio.

Fed: tassi al massimo in 22 anni

Dopo la pausa di giugno, la Federal Reserve ha deciso all’unanimità di aumentare il tasso di riferimento per l’undicesima volta dal marzo dell’anno scorso, al 5,25-5,5%, il livello più alto da 22 anni. Il presidente Jerome Powell non ha escluso un’ulteriore stretta da qui a fine anno, mostrandosi comunque flessibile nel valutare i dati in arrivo, soprattutto quelli su inflazione e mercato del lavoro.

La resilienza dell’economia USA ha impedito a Powell di spingersi oltre e indicare una possibile fine del ciclo di rialzi. Allo stesso tempo, il rallentamento dell’inflazione ha tolto argomenti ai falchi della Fed, che vorrebbero insistere sulla linea dei rialzi dei tassi.

Cosa ci dice l’indice PCE?

Seppure ancora lontano dall’obiettivo del 2%, l’indice PCE (Core Personal Consumption spending), quello più seguito dalla banca centrale USA (misura i mutamenti di prezzo dei beni e servizi acquistati dai consumatori per le loro esigenze di consumo), è sceso dal 7% del giugno 2022 al 3,8% a maggio scorso. Preoccupa un po’ di più l’inflazione core, la cui discesa è più lenta.

Ma la crescita USA prosegue

L’economia statunitense è cresciuta del 2,4% annualizzato nel secondo trimestre, ben oltre l’1,8% atteso, mentre una recessione è ormai definitivamente esclusa, come ha ammesso lo stesso Powell.

L’ottimismo del Fondo Monetario

Il Fondo Monetario Internazionale, dal canto suo, ha alzato le stime di crescita del Prodotto Interno Lordo globale per il 2023 portandole al 3%, dal 2,8% previsto in aprile. Tuttavia, avvisa il capoeconomista Pierre-Olivier Gourinchas, “è ancora presto per fare festa”. Secondo il World Economic Outlook dell’FMI, nel 2024 il PIL dovrebbe aumentare del 3%, sotto il 3,8% annuo del periodo 2000-2019.

Le previsioni per l’Italia

Per quanto riguarda l’Italia, il PIL salirà dell’1,1% (rispetto allo 0,7% ipotizzato ad aprile). Quest’anno il nostro Paese farà meglio dei suoi maggiori partner europei e perfino dell’Eurozona, per la quale l’FMI prevede un’espansione dello 0,9%. La situazione dovrebbe cambiare nel 2024: secondo le previsioni, il nostro Paese registrerà un +0,9% invece del +1,1% stimato ad aprile. Faranno meglio Germania e Francia, previste entrambe a un +1,3%, e l’Eurozona (+1,5%).

I rischi del clima

Tra le incognite all’orizzonte, guadagna peso lo scenario connesso ai cambiamenti climatici. Gli eventi estremi che hanno colpito l’area del Mediterraneo a luglio, con incendi devastanti in Grecia e nel sud dell’Italia e pioggia e grandine al nord, potrebbero incidere su uno dei volani delle economie dell’Europa meridionale: l’industria turistica, che – come sottolinea Bloomberg – lo scorso anno è valsa all’economia regionale circa 1.900 miliardi di euro.

Tra previsioni più rosee e nuove sfide globali

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