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Cos’è il last chance tourism, e come puoi farlo nella maniera giusta

Per secoli gli esseri umani hanno gareggiato per essere i primi: i primi a scoprire un continente, i primi a piantare una bandiera sul Polo Nord, i primi a scalare l’Himalaya. Oggi la corsa è cambiata: non si compete più per arrivare per primi, ma per arrivare prima che sia troppo tardi.

Sempre più persone si affrettano a visitare gli angoli della Terra che rischiano di scomparire a causa dei cambiamenti climatici. Si chiama last chance tourism: turismo dell’ultima occasione. Ma è davvero uno dei modi per contribuire a salvare questi luoghi, o solo un modo per accelerarne la fine?

Cos’è il last chance tourism

Immagina di camminare su un ghiacciaio che si ritira anno dopo anno, o di fare snorkeling tra coralli prima che la temperatura distrugga le barriere. È questa la promessa del last chance tourism: vedere luoghi fragili prima che spariscano.
Il turismo dell’ultima occasione è un fenomeno sempre più diffuso. L’Antartide oggi accoglie il doppio dei turisti rispetto a cinque anni fa, mentre in Islanda mezzo milione di persone ogni anno si mettono in fila per i tour sui ghiacciai. Ma dietro questa corsa c’è un paradosso.

Dove succede

Alcuni esempi di località interessate dal last chance tourism sono Chamonix, con i suoi ghiacciai alpini che si ritirano a vista d’occhio; l’Antartide, una volta “l’ultima frontiera” e oggi meta sempre più popolare; l’Islanda, destinazione ormai iconica per chi vuole vedere il ghiaccio prima che sparisca; Venezia, simbolo di città minacciata dall’acqua e dall’overtourism. E poi le barriere coralline e le foreste tropicali: ecosistemi delicatissimi e vulnerabili.

I danni del last chance tourism

Se fatto male, il turismo dell’ultima occasione può contribuire a far sparire luoghi già minacciati. Ogni viaggio ha un costo ambientale. Se parti per una crociera in Antartide, accetti di emettere tanta anidride carbonica quanta l’italiano medio ne emette in un anno. E poi ci sono gli effetti locali: ecosistemi stressati, fauna disturbata, rischio che i turisti abbandonino rifiuti in luoghi incontaminati, o che specie aliene, parassiti e malattie si diffondano alterando l’ecosistema.

I benefici (se ci sono)

Eppure, alcuni studi hanno rilevato che visitare un luogo minacciato può creare un legame emotivo potente, tanto che le persone che ci sono state sono poi più propense a fare qualcosa per contribuire alla sua salvaguardia. Ma le azioni vanno compiute e non tutti i turisti dell’ultima occasione poi lo fanno davvero. Inoltre, il turismo può portare fondi da investire nella conservazione dei luoghi minacciati.

Vuoi farlo bene?

Hai il desiderio di vedere un luogo prima che sia troppo tardi? Prima di prenotare, chiediti: il tuo viaggio può avere un impatto positivo? Se decidi ci partire, scegli destinazioni vicine, mezzi a basse emissioni come treni, autobus, cabinovie, ascensori, e opta per tour guidati che aiutino un luogo senza sfruttarlo. Se vuoi vedere un ghiacciaio, ad esempio, non serve andare necessariamente lontano. Anche in Italia ce ne sono molti. Inoltre, rispetta la natura: non disturbare la fauna, non lasciare tracce. E soprattutto, pensa a cosa puoi fare dopo: ridurre il tuo impatto quotidiano, sostenere progetti di tutela, diventare ambasciatore del cambiamento.


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