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La BCE spiazza i mercati: la normalizzazione va avanti

Chi sperava in un allentamento monetario è rimasto deluso: con l’inflazione che morde, la banca centrale vorrebbe terminare l’acquisto di titoli entro giugno 2022

Con l’inflazione che continua a correre e le prospettive di crescita messe alla prova dal conflitto in Ucraina, inizia a fare capolino in Europa lo spaventoso spettro della stagflazione, un mix letale di bassa crescita e prezzi elevati. Uno scenario che la Banca Centrale Europea vorrebbe a tutti i costi evitare: è in questa chiave che va letta la decisione “a sorpresa” di Francoforte, che nell’ultima riunione ha annunciato una riduzione degli stimoli più rapida del previsto.

Così, mentre gli investitori speravano in un allentamento della politica monetaria, la Banca centrale ha fatto sapere che intende terminare l’acquisto di titoli tramite il programma APP entro la fine del terzo trimestre 2022, se i dati economici lo consentiranno.

Pertanto, il programma di acquisti ammonterà a 40 miliardi di euro ad aprile, a 30 miliardi a maggio e a 20 miliardi a giugno. Dopo di che andrà potenzialmente ad esaurirsi, anche se – ha precisato la presidente della BCE Christine Lagarde – la decisione potrebbe essere riconsiderata nel caso in cui le condizioni lo richiedessero.

La parola d’ordine è “flessibilità”

Parallelamente, i tassi di interesse sono stati lasciati invariati e Lagarde ha sottolineato che il primo rialzo sarà ritardato rispetto alla fine del programma di acquisto titoli. Insomma, la banca centrale cerca di destreggiarsi tra esigenze contrapposte come un funambolo in un difficile esercizio di equilibrismo.

Del resto, la traiettoria dell’inflazione lascia poco spazio ai dubbi: i prezzi al consumo nei 19 paesi della zona euro hanno aggiornato nuovi record per quattro mesi consecutivi, arrivando lo scorso febbraio a toccare il 5,8%.

Un andamento che – unito all’aumento dei prezzi dell’energia – ha spinto la Banca centrale a rivedere le aspettative di inflazione nella zona euro al 5,1% per il 2022, dal precedente 3,2%. La situazione dovrebbe poi gradualmente raffreddarsi, con un’inflazione attesa al 2,1% nel 2023 e all’1,9% nel 2024, appena sotto il target di Francoforte (pari al 2%).

Allo stesso tempo, “la guerra russo-ucraina avrà un impatto concreto sull’attività economica, indebolendo il commercio internazionale e il clima di fiducia”, ha sottolineato ancora Lagarde, motivando la riduzione delle stime di crescita per la zona euro: ora il Pil è visto in aumento del 3,7% nel 2022, del 2,8% nel 2023 e dell'1,6% nel 2024. A dicembre gli economisti della Banca Centrale Europea avevano previsto una crescita annua del Pil pari al 4,2% nel 2022, al 2,9% nel 2023 e all'1,6% nel 2024.

I mercati non hanno preso bene la mossa BCE

La mossa della BCE è stata un boccone amaro per i mercati finanziari, che si aspettavano un orientamento di segno opposto da Francoforte, magari un momentaneo stop al processo di normalizzazione in attesa di capire meglio l’impatto economico della crisi in Ucraina. Non certo una svolta in chiave restrittiva, come se il conflitto in corso fosse solo un incidente sulla strada dell’inevitabile rialzo dei tassi.

Così nella giornata di giovedì 10 marzo, dopo la conferenza stampa di Christine Lagarde, le Borse europee, reduci da un forte rimbalzo, hanno accelerato al ribasso. Appesantite anche dal dato sull'inflazione Usa, che a febbraio è volata al 7,9%: in linea con le attese, ma pur sempre ai massimi da quarant'anni. Così Milano ha perso il 4,2%, Parigi il 2,83%, Francoforte il 2,93%. E lo spread tra Btp e Bund è schizzato a 164 punti (aveva aperto la seduta a 147).

“Quello che la BCE sta cercando di fare è garantirsi un po’ di flessibilità”, ha commentato Megan Greene, global chief economist della società di consulenza Kroll Institute. “Da un lato la banca centrale ha accelerato la riduzione del programma di acquisti, ma dasll’altro ha allontanato il momento del rialzo dei tassi; questo le consente un maggiore margine di manovra, per adeguare le sue mosse man mano che la situazione si delinea”.

Confuso? Meglio parlarne con un consulente

La sensazione comunque è che l’impatto del conflitto sui mercati sarà inferiore rispetto a quanto visto con il Covid. “La Russia è importante per i mercati di energia e materie prime, ma l’esposizione del settore finanziario europeo non è così rilevante”, ha detto il vicepresidente della Banca Centrale Europea Luis de Guindos facendo il punto sull'impatto dell'invasione dell'Ucraina sulla stabilità finanziaria. “Le tensioni che abbiamo visto non sono quindi comparabili a quanto accaduto all'inizio della pandemia”.

Staremo a vedere. Nel frattempo, per ogni dubbio su scenari e investimenti, meglio rivolgersi a un consulente finanziario.

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