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BOT e BTP: cosa sono, rendimenti e tassazione

Negli ultimi anni i titoli di Stato italiani sono tornati al centro dell'attenzione dei risparmiatori, spinti da rendimenti più interessanti rispetto al passato e da una serie di emissioni pensate appositamente per il pubblico retail. BOT e BTP sono i due strumenti più conosciuti, ma non funzionano allo stesso modo e non rispondono alle stesse esigenze. Vale la pena capire le differenze prima di decidere se e come inserirli nei propri risparmi.

Cosa sono i titoli di Stato: BOT e BTP spiegati

I titoli di Stato sono obbligazioni emesse dal Ministero dell'Economia e delle Finanze per finanziare il debito pubblico italiano. Chi li acquista presta denaro allo Stato, che si impegna a restituire il capitale alla scadenza e, nel frattempo, a riconoscere una remunerazione, che può essere una cedola periodica o uno sconto sul prezzo di acquisto.

Sono considerati strumenti a basso rischio perché garantiti dallo Stato italiano, ma non sono privi di rischi: il più rilevante, per chi vuole venderli prima della scadenza, è la variazione del prezzo sul mercato secondario, che dipende dall'andamento dei tassi di interesse.

Cosa sono i BOT e come funzionano

Il BOT (Buono Ordinario del Tesoro) è un titolo a breve termine, con scadenza di 3, 6 o 12 mesi. Non paga cedole: il rendimento si ottiene dalla differenza tra il prezzo di acquisto, che è inferiore al valore nominale, e il rimborso a scadenza, che avviene sempre a 100. Se si acquista un BOT annuale a 97,5 e alla scadenza si riceve 100, il guadagno è 2,5 su base annua. È uno strumento semplice, pensato per chi vuole parcheggiare liquidità per un periodo breve senza esposizione al rischio di tasso nel lungo periodo.

Cosa sono i BTP e come funzionano

Il BTP (Buono del Tesoro Poliennale) è un titolo a medio-lungo termine, con durate che vanno dai 3 ai 50 anni. A differenza del BOT, paga cedole semestrali a tasso fisso per tutta la durata del titolo, e restituisce il capitale nominale alla scadenza. Chi acquista un BTP sa già, fin dall'inizio, quali saranno i flussi di cassa nei mesi e negli anni successivi, il che lo rende adatto a chi cerca un reddito periodico prevedibile.

Altre tipologie di titoli di Stato: CCT, CTZ e BTP Italia

Accanto a BOT e BTP esistono altri strumenti. I CCT (Certificati di Credito del Tesoro) pagano cedole a tasso variabile, indicizzate all'Euribor, e sono più adatti in contesti di tassi crescenti. I CTZ (Certificati del Tesoro Zero Coupon) non pagano cedole, come i BOT, ma hanno durata biennale.

Il BTP Italia è indicizzato all'inflazione italiana: cedole e capitale vengono rivalutati in base all'andamento dei prezzi, offrendo una protezione dall'erosione del potere d'acquisto. Il BTP Valore è invece un titolo con cedole crescenti nel tempo, pensato specificamente per i piccoli risparmiatori e distribuito direttamente sul mercato retail tramite la piattaforma MOT di Borsa Italiana.

Differenza tra BOT e BTP

La differenza principale riguarda tre dimensioni: durata, struttura del rendimento e sensibilità ai tassi di interesse.

I BOT hanno scadenza breve (massimo 12 mesi) e rendimento certo fin dall'acquisto, perché il guadagno è dato dallo sconto sul prezzo. Non ci sono cedole e non c'è rischio di tasso nel senso tradizionale: si sa già quanto si guadagnerà se si porta il titolo a scadenza.

I BTP hanno durata lunga e pagano cedole fisse semestrali. Il loro prezzo sul mercato secondario varia in funzione dei tassi di interesse: quando i tassi salgono, il prezzo dei BTP già emessi tende a scendere; quando scendono, tende a salire. Questo crea un'opportunità per chi ha un orizzonte lungo e compra quando i tassi sono elevati, ma espone a perdite chi è costretto a vendere prima della scadenza in un momento sfavorevole.

In sintesi: il BOT è uno strumento di breve termine, adatto a gestire la liquidità in attesa di decisioni; il BTP è uno strumento di medio-lungo termine, adatto a chi vuole un reddito periodico e può mantenere l'investimento fino alla scadenza.

Tassazione di BOT e BTP

I titoli di Stato italiani godono di un regime fiscale agevolato rispetto alla maggior parte degli altri strumenti finanziari. Gli interessi e le plusvalenze derivanti da titoli di Stato italiani sono tassati con un'aliquota del 12,5%, rispetto al 26% applicato sulla maggior parte delle altre rendite finanziarie come azioni, fondi e obbligazioni private.

Questa aliquota si applica alle cedole dei BTP nel momento in cui vengono pagate, al rendimento dei BOT alla scadenza, e alle eventuali plusvalenze realizzate vendendo il titolo a un prezzo superiore a quello di acquisto. La ritenuta è applicata direttamente dall'intermediario che gestisce il dossier titoli, quindi il risparmiatore non deve fare nulla di specifico in dichiarazione dei redditi se opera in regime di risparmio amministrato.

C'è però un altro costo da considerare: l'imposta di bollo sul dossier titoli, pari allo 0,20% annuo sul valore dei prodotti finanziari detenuti. Non è una voce enorme, ma va tenuta in conto quando si calcola il rendimento netto complessivo, soprattutto su investimenti di importo significativo.

I titoli di Stato sono inoltre esenti dall'imposta di successione, il che li rende interessanti anche in un'ottica di pianificazione patrimoniale familiare.

BOT e BTP nel calcolo ISEE: cosa sapere

Questo è un aspetto che negli ultimi anni ha acquisito rilevanza crescente, e che nel 2026 ha subito un cambiamento importante. I titoli di Stato (BOT, BTP e buoni fruttiferi postali) sono esclusi dal calcolo del patrimonio mobiliare ai fini ISEE fino a un limite complessivo di 50.000 euro.

In pratica, chi detiene titoli di Stato per un valore fino a 50.000 euro non vede quella somma pesare sul proprio indicatore ISEE. Per le famiglie che accedono a bonus, agevolazioni o prestazioni legate a soglie ISEE, questa esclusione può fare una differenza concreta. I titoli vanno comunque dichiarati nella DSU, ma non vengono inclusi nel patrimonio mobiliare ai fini del calcolo finale.

È importante ricordare che l'esclusione vale solo per i titoli di Stato italiani: azioni, fondi, ETF, obbligazioni private e altri strumenti finanziari restano invece nel calcolo.

Come acquistare BOT e BTP

I titoli di Stato si possono acquistare in due modi: in fase di emissione, tramite le aste del Tesoro, oppure sul mercato secondario, dove circolano i titoli già emessi.

Per le aste, che nel caso dei BOT avvengono con cadenza mensile o bimensile, si può presentare domanda tramite la propria banca o ufficio postale. L'acquisto avviene a un prezzo determinato dall'asta stessa, e di solito non prevede commissioni per i piccoli risparmiatori.

Per i titoli dedicati al retail come il BTP Valore, il collocamento avviene sulla piattaforma MOT di Borsa Italiana, accessibile tramite home banking — se abilitato al trading online — o tramite la propria banca o ufficio postale. L'investimento minimo è di 1.000 euro.

Sul mercato secondario, i titoli già emessi si acquistano e vendono come qualsiasi altra obbligazione quotata in Borsa, attraverso il proprio intermediario finanziario. In questo caso si pagano le commissioni ordinarie dell'intermediario e il prezzo dipende dalle condizioni di mercato del momento.

BOT o BTP: quale scegliere in base al proprio profilo

Non esiste una risposta valida per tutti, e la scelta dipende principalmente dall'orizzonte temporale e dall'obiettivo di investimento.

Il BOT è indicato per chi ha liquidità da impiegare nel breve periodo e vuole un rendimento certo senza esposizione alle oscillazioni di mercato. È uno strumento semplice, trasparente e adatto anche a chi si avvicina per la prima volta ai titoli di Stato. Se stai costruendo o rafforzando il tuo fondo di emergenza, un BOT a breve scadenza può essere un'opzione da valutare accanto a un conto deposito.

Il BTP è più adatto a chi ha un orizzonte temporale più lungo e vuole un flusso di reddito periodico garantito. È importante essere consapevoli che il valore del titolo può oscillare nel tempo se si vuole venderlo prima della scadenza: chi invece è disposto ad attendere la scadenza naturale non subisce questa volatilità e riceve il capitale nominale integro.

In entrambi i casi, i titoli di Stato non sono l'unico strumento disponibile per far fruttare i risparmi nel tempo. Se stai valutando le opzioni più adatte alla tua situazione, l'articolo su come proteggere i risparmi dall'inflazione può offrire un quadro più ampio degli strumenti disponibili.

Domande frequenti su BOT e BTP (FAQ)

BOT e BTP sono garantiti dallo Stato italiano?

Sì: sia il rimborso del capitale a scadenza sia il pagamento delle cedole sono garantiti dallo Stato italiano. Il rischio principale non è quindi il mancato rimborso, ma la variazione del prezzo sul mercato secondario per chi volesse vendere prima della scadenza.

I proventi di BOT e BTP entrano nel calcolo ISEE?

I titoli di Stato sono esclusi dal calcolo del patrimonio mobiliare ai fini ISEE fino a un limite complessivo di 50.000 euro.

Posso vendere i miei BTP prima della scadenza?

Sì: i BTP sono quotati sul mercato secondario MOT di Borsa Italiana e si possono vendere in qualsiasi momento durante gli orari di negoziazione. Il prezzo di vendita dipende però dalle condizioni di mercato del momento, e potrebbe essere superiore o inferiore al prezzo di acquisto.

 

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