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Economia italiana, secondo il Financial Times la ripresa è più veloce del previsto

I dati macroeconomici del quotidiano britannico sulle PMI italiane sono incoraggianti: ma molte piccole imprese, come quelle turistiche, lamentano gravi contraccolpi. Decisivo sarà l’andamento dei contagi in autunno

Gli elogi all’Italia per la sua risposta alla pandemia sono molti, e questa volta sembra proprio che ce li siamo meritati. Ultimo in ordine cronologico il Financial Times, il principale giornale economico-finanziario britannico, che, in un suo recente studio sulle probabilità di ripresa del tessuto economico dei Paesi del mondo, premia le imprese italiane. Quest’ultime stanno infatti registrando una ripresa migliore del previsto. Sono gli indici macroeconomici degli ultimi mesi a certificarlo: la nostra economia si sta riprendendo più velocemente rispetto a molti altri Paesi europei, come Francia e Spagna. Attenzione però: secondo gli analisti, la stagione autunnale sarà cruciale per capire se l’industria si riprenderà veramente o se i dati di luglio e agosto rappresentano solo un rimbalzo della domanda interna a seguito del blocco e non una tendenza a lungo termine.

Imprese italiane in pole position. Meglio di Francia e Spagna. Secondo la classifica stilata dal Financial Times sulle top 1000 aziende europee per livelli di crescita annuali, il nostro bel Paese è secondo solo alla Germania. Sono infatti ben 16 le piccole e medie aziende italiane a posizionarsi entro i primi 100 posti. E non sono solo aziende del nord, anzi. Molte realtà del sud sono state elogiate, come nel caso di un’azienda di Avellino, la Pasell Group, che produce componenti elettrodomestici con un fatturato annuo di circa 25 milioni di euro e Buzzoole, una piattaforma di influencer marketing nata a Napoli. C’è da esserne fieri, poiché queste aziende per poter rientrare nella classifica devono superare una selezione d’ingresso molto restrittiva, dimostrando ad esempio di possedere un tasso di crescita annuo in aumento almeno del +37,7%.

La ripresa economica del secondo trimestre. Le aziende sopracitate sono la rappresentazione dell’incoraggiante ripresa economica registrata negli ultimi mesi in Italia. Sai come si è comportato il PIL italiano tra maggio e luglio? Molto meglio del previsto. Sì, è crollato del 12,4% congiunturale, ma il crollo previsto era assai peggiore. Inoltre, a giugno, la terza economia dell’Eurozona ha registrato un aumento mensile della produzione industriale dell’8,2% destagionalizzato, superiore alle attese. Come mai? Il merito va dato alle misure introdotte dal governo e dall’Unione Europea per aiutare le imprese a superare la pandemia.

Molte imprese lamentano però gravi contraccolpi. Se il Financial Times e i dati macroeconomici sulle PMI italiane sembrano incoraggianti, a livello “micro” molte imprese lamentano gravi contraccolpi, i quali verranno superati – se verranno superati – in molti casi solo nel 2021. Secondo un’indagine Anpal e Unioncamere sugli impatti del lockdown, quasi l’85% delle aziende non ha ancora potuto assorbire le ripercussioni della crisi. È il settore turistico a dover affrontare la situazione più critica: circa il 63% delle imprese del settore ritiene di poter tornare a livelli di attività “normali” non prima del primo semestre del 2021. Stessa situazione, anche se meno grave, è quella prospettata dalle imprese del commercio. Una su due teme che gli effetti dell’emergenza Covid-19 possano durare per oltre un anno. I dati macro inoltre non tengono conto della situazione delle categorie sociali più deboli, come i lavoratori meno istruiti e le donne, categorie di lavoratori che potrebbero metterci molto tempo a riprendersi.

L’autunno sarà decisivo. Sarà l’andamento dei contagi a fare la partita. Per una ripresa a lungo termine servirebbe infatti un ritorno alla normalità delle esportazioni italiane, che ancora non c’è. Questo dipenderà dalla diffusione della malattia in tutto il mondo. Quanto bisogna spettare prima di cantare vittoria? Per raggiungere un rimbalzo economico permanente dobbiamo superare l’autunno fino all’introduzione del vaccino per essere sicuri che la ripresa economica sia reale e duratura e non solo un miglioramento temporaneo.

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