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Post-Covid, l’Ocse avverte: ripresa lenta e disomogenea

L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico prevede un rimbalzo del PIL italiano del 4,3% nel 2021, dopo il crollo del 9,1% atteso quest’anno

Caduta e rimbalzo. Nel 2020 il PIL globale scenderà del 4,2%, mentre l’economia della zona euro subirà una contrazione del 7,5% e quella italiana del 9,1%. Ma già nel 2021 dovremmo vedere chiari segnali di ripresa, con un rimbalzo del PIL globale del 4,2% (+3,6% per la zona euro, +4,3% per il Belpaese).
Sai di cosa stiamo parlando? Sono le previsioni contenute nell’ultimo Economic Outlook dell’Ocse, pubblicato il primo dicembre: per la prima volta dall’inizio della pandemia, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico parla di “speranza per un futuro migliore”, pur nella consapevolezza che gli sforzi da compiere sono ancora molti e che la ripresa sarà comunque “lenta e graduale”. Tutto in discesa quindi? Non esattamente.
La prospettiva di una distribuzione su larga scala del vaccino anti Covid-19 nel 2021 ha alimentato la speranza di una ripresa più rapida”, si legge nel report dell’Ocse. “Ma i responsabili politici dovranno mantenere il sostegno alla sanità pubblica e gli stimoli fiscali, agendo nel contempo in modo deciso per dare impulso alla ripresa”.
Una ripresa che, precisa lo studio, sarà disomogenea tra Paesi e settori e potrebbe portare a cambiamenti duraturi nell’economia globale.

Luci e ombre sul biennio che verrà.

Quello dipinto dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico è dunque un quadro fatto di luci e ombre, in cui convivono da un lato il desiderio di mostrare una luce in fondo al tunnel e dall’altro la necessità di non abbassare la guardia, per non disperdere gli sforzi e i sacrifici fatti fin qui.
“C’è speranza, ma questa speranza deve essere tradotta in realtà”, ha detto il segretario generale dell’Ocse, Angel Gurria. Ecco perché dobbiamo andare avanti con le misure “che hanno funzionato” in questi ultimi mesi.
Certo, i lockdown disposti a vari livelli in numerosi Paesi del mondo pesano inevitabilmente sull’economia. La crisi e l’isolamento hanno aggravato le disuguaglianze, colpendo più duramente le fasce vulnerabili della società. Gli alti livelli di disoccupazione, in particolare tra i giovani e le persone poco qualificate, rischiano di persistere per anni. E molti bambini, soprattutto quelli provenienti da ambienti svantaggiati, sono rimasti indietro nel percorso di istruzione durante i periodi di lockdown, una situazione che rischia di limitare ulteriormente le loro opportunità in futuro.
Vero è che grazie all’azione senza precedenti di governi e banche centrali il peggio è stato evitato: “l’attività globale si è rapidamente ripresa in molti settori, sebbene alcune attività relative ai servizi rimangano ostacolate” dalle misure di distanziamento fisico, rileva ancora l’Ocse. “Il crollo dell’occupazione si è parzialmente invertito, ma un gran numero di persone rimane sottoccupato”, mentre “la maggior parte delle aziende è sopravvissuta, anche se in molti casi finanziariamente indebolita”: in ogni caso, conclude l’Ocse “senza un massiccio sostegno politico, la situazione economica e sociale sarebbe stata disastrosa”. Insomma, siamo messi male, ma poteva andare anche peggio.

Cosa succede in Italia?

Vorresti sapere com’è la situazione nel Belpaese? Eccoti accontentato: “il PIL italiano dovrebbe aumentare del 4,3% nel 2021 e del 3,2% nel 2022“. Tuttavia, dopo la crisi la ripresa “sarà lenta e diseguale”, con un tasso di disoccupazione atteso all’11% nel 2021 (dal 9,4% stimato per quest’anno) e al 10,9% nel 2022, dice l’Ocse. Questo perché una “creazione concreta di posti di lavoro – soprattutto per le persone poco qualificate, le donne e i giovani – tornerà solo nel 2022, quando si prevede che un vaccino efficace sarà stato ampiamente diffuso”.
Intanto, prosegue l’Organizzazione, se i consumi rialzeranno la testa già il prossimo anno, per una ripresa degli investimenti bisognerà aspettare probabilmente il 2022, con un aumento degli investimenti pubblici e di quelli delle imprese attive in settori più resilienti, come il manifatturiero.
L’Ocse dedica poi una riflessione all’aumento del debito pubblico italiano, che come saprai era già molto alto anche prima della crisi: “le misure fiscali varate in Italia in risposta all’emergenza stanno determinando un aumento dei livelli del debito pubblico, ma i tassi di interesse dovrebbero rimanere bassi”, afferma l’Ocse, stimando il deficit dei conti pubblici italiani nel 2020 al 10,7% del PIL. Nel 2021 il disavanzo è visto in discesa al 6,9% e al 4,4% l’anno successivo. Simili livelli – continua l’Organizzazione – dovrebbero portare il rapporto debito/PIL al 178,7% nel 2020 (178,3% e 177,3% le stime per il 2021 e 2022). Alla luce di questo indebitamento, l’Ocse ribadisce come sia “necessaria una crescita più elevata per migliorare la posizione di bilancio a medio termine”.

Molte incognite all’orizzonte.

Al netto delle considerazioni specifiche sull’Italia, l’Outlook evidenzia come sulle previsioni formulate aleggino rischi sia al rialzo che al ribasso. Se i vaccini saranno disponibili su larga scala in tempi più brevi del previsto, la ripresa di una domanda a lungo repressa e l’impiego di risparmi accumulati potrebbero rafforzare il rimbalzo, spingendo la crescita globale a circa il 5% nel 2021.
Ma potrebbe anche accadere il contrario: se sorgessero problemi di distribuzione o effetti collaterali inattesi dei vaccini – o se non impareremo la lezione dalle prime due ondate di contagi – è possibile che la fiducia subisca una nuova battuta d’arresto: in questo scenario, la crescita globale nel 2021 potrebbe ridursi di circa due punti percentuali, stima l’Ocse.

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