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Outlook OCSE: cosa dice sull’Italia?

L'Economic Outlook dell’OCSE è appena uscita e dice cose molto interessanti sulla ripresa post-pandemia, anche riguardo l’Italia

Conosci l’Ocse? È vero, siamo di nuovo qui a parlare di Covid-19, di effetti economici della pandemia di Covid-19, di misure e interventi per contrastare l’impatto della pandemia di Covid-19, di ripresa a seguito della pandemia di Covid-19. Ma no, l’Ocse non è un comitato istituito da cittadini stanchi al grido di “Ormai ci sentiamo esasperati”. L’Ocse è nientemeno che l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico.

Cosa sapere sull’Ocse e sul suo Economic Outlook

Due note storiche giusto per contestualizzare, ti va? La Convenzione che ha istituito lOrganizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico fu siglata a Parigi, dove l’Ocse ha tuttora sede, il 14 dicembre 1960 ed entrò in vigore il 30 settembre 1961. L’Ocse rimpiazzò così l’Oece, l’Organizzazione per la cooperazione economica europea, creata nel 1948 per amministrare il Piano Marshall per la ricostruzione dell’economia europea dopo la Seconda Guerra Mondiale. Quest’anno, quindi, l’Ocse festeggia i primi 60 anni dalla sua entrata in vigore.

Oggi conta 37 Paesi membri, fra i quali l’Italia. E arriviamo al punto: una volta ogni sei mesi, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico pubblica un’analisi sulle principali tendenze e prospettive economiche per i successivi due anni. Un Economic Outlookuna previsione, appunto – preparata dal Dipartimento di Economia dell’Organizzazione, conuna serie di proiezioni su produzione, occupazione, spesa pubblica e quant’altro, ottenute esaminando ogni Paese membro e perfino alcuni Paesi non membri e analizzando le ripercussioni degli sviluppi internazionali su ciascuno di essi.

A questo punto ti starai chiedendo: perché ne parliamo? La risposta è che la nuova e più recente edizione dell’Economic Outlook è appena uscita e dice cose molto interessanti sulla ripresa post-pandemia. Andiamole a leggere.

Ripresa sì, ma a tante velocità

Innanzitutto, l’Ocse ci assicura che “le prospettive economiche globali sono migliorate notevolmente negli ultimi mesi, aiutate dal graduale dispiegamento di vaccini efficaci, dagli annunci di ulteriori sostegni fiscali in alcuni Paesi e dai segni che le economie stanno affrontando meglio le misure per contenere il virus”. Per il Prodotto Interno Lordo mondiale è prevista una variazione del +5,6% nel 2021 e del +4% nel 2022, ma con differenze anche significative da Paese a Paese, a cominciare da produzione e redditi. Come si posiziona l’Italia? Il PIL del nostro Paesedovrebbe attestarsi al +4,1% nel 2021 e al +4% nel 2022, dopo il -8,9% dello scorso anno e nel quadro di un’eurozona per la quale l’Ocse prevede una crescita del +3,9% nel 2021 e del +3,8% nel 2022.

Ripresa-post-Covid-cosa-dice-Ocse-sull-Italia

Poi l’Ocse si sofferma in particolare sugli Stati Uniti d’America, dove il significativo stimolo fiscale, insieme a una più rapida somministrazione dei vaccini, potrebbe migliorare la crescita del PIL di oltre 3 punti percentuali quest’anno, con gradite ricadute sulla domanda nei principali partner commerciali. In ogni caso, e in linea generale, appaiono in aumento i segnali di divergenza tra Paesi e settori: rigide misure di contenimento freneranno la crescita in alcune aree e comparti dei servizi nel breve termine, mentre altri beneficeranno di efficaci politiche di salute pubblica, di una più rapida distribuzione dei vaccini e di un forte sostegno politico.

Vaccinare in fretta, vaccinare tutti

Sullo sfondo, l’Ocse scorge ancora rischi “considerevoli”. Tutto dipende dalla velocità e dall’efficacia con cui si dispiegheranno da qui in avanti le campagne di vaccinazione. “Un progresso più rapido nella diffusione del vaccino in tutti i Paesi permetterebbe di rimuovere più rapidamente le restrizioni” e di migliorare il clima di fiducia e dunque i consumi e gli investimenti. Al contrario, una lentezza nella diffusione delle vaccinazioni congiunta all’emergere di nuove mutazioni del SARS-CoV-2 eventualmente resistenti ai vaccini già messi a punto porterebbe a una ripresa più debole, a maggiori perdite di posti di lavoro e a un più alto numero di fallimenti aziendali.

La priorità politica numero uno a livello globale, quindi, è quella di assicurare che ogni risorsa necessaria venga utilizzata per produrre e distribuire i vaccini il più rapidamente possibile in tutto il mondo, per salvare vite, preservare i redditi e limitare l’impatto negativo delle misure di contenimento sul benessere. E le risorse necessarie per fornire i vaccini ai Paesi a basso reddito sono poca cosa, commenta l’Ocse, in confronto ai benefici di una ripresa economica globale più forte e rapida.

Politiche fiscali e monetarie decisive

E parlando di ripresa, due sono gli attori che possono assurgere – anzi, che sono già da tempo assurti – al ruolo di protagonisti: i governi, con le loro politiche fiscali, e le banche centrali, con tutto il loro arsenale monetario. Assolutamente da evitare, scrive l’Ocse, “un inasprimento prematuro della politica fiscale”, il cui sostegno a famiglie e imprese dovrebbe comunque dipendere dallo stato dell’economia e dal ritmo delle vaccinazioni, con nuove misure attuate prontamente e pienamente qualora necessario.

L’attuale linea molto accomodante delle autorità monetarie andrebbe pure mantenuta, sempre naturalmente con un’attenzione alla pressione sui prezzi e alla stabilità finanziaria: da una parte stabilità del sistema finanziario, dunque, dall’altra occhio all’inflazione. Ma fiammate dei prezzi, al momento, non ne vede neppure l’Ocse. Tanto che sull’inflazione scrive: “le pressioni sui costi hanno iniziato a venire a galla nei mercati delle materie prime a causa della ripresa della domanda e delle interruzioni temporanee dell’offerta, ma l’inflazione di fondo rimane lieve”, frenata dalle merci in magazzino che in tutto il mondo sono finora rimaste inutilizzate.

Riforme strutturali e coordinamento internazionale

In ogni caso, la ripresa non può non passare attraverso riforme strutturali rafforzate – “necessarie in tutti i Paesi per aumentare le opportunità, migliorare il dinamismo economico e promuovere una ripresa forte, sostenibile e inclusiva” – e coordinamento internazionale, essenziale per potenziare i benefici delle azioni politiche nazionali volte a fronteggiare la pandemia. Insomma, l’Ocse ci ha dato la sua ricetta: vedremo se, e quanto, saremo bravi a eseguirla.

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