Volatilità: cos'è, come si misura e cosa significa per chi investe
Quando si parla di investimenti, la parola "volatilità" compare spesso, di solito associata a momenti di turbolenza sui mercati. Ma cosa significa esattamente? E soprattutto, cosa implica per chi ha investito o sta pensando di farlo? Cerchiamo di fare chiarezza.
Cos'è la volatilità in finanza
La volatilità è la misura di quanto il prezzo di un asset finanziario varia nel tempo. Un asset con alta volatilità registra oscillazioni di prezzo ampie e frequenti; uno con bassa volatilità si muove in modo più graduale e prevedibile.
Non è di per sé una misura di qualità o di rendimento: un titolo può essere molto volatile sia verso l'alto che verso il basso. È invece una misura di incertezza, di quanto è difficile prevedere dove sarà il prezzo domani, tra un mese o tra un anno.
Volatilità e rischio: quale relazione
In finanza, volatilità e rischio sono spesso usati come sinonimi, ma non sono la stessa cosa. La volatilità è una misura quantitativa dell'oscillazione dei prezzi. Il rischio è un concetto più ampio, che include anche la possibilità di perdita permanente del capitale, la solidità dell'emittente, la liquidità dello strumento e molti altri fattori.
Detto questo, la volatilità è uno degli indicatori di rischio più usati, perché è misurabile e comparabile. Un asset molto volatile è generalmente considerato più rischioso di uno poco volatile, perché le sue oscillazioni rendono più difficile prevedere il valore futuro e perché chi dovesse dover vendere in un momento sfavorevole potrebbe subire una perdita significativa.
Volatilità storica e volatilità implicita: le differenze
Esistono due tipi principali di volatilità, che misurano cose diverse.
La volatilità storica, detta anche volatilità realizzata, guarda al passato: misura quanto ha oscillato il prezzo di un asset in un periodo definito, ad esempio negli ultimi 30 o 90 giorni. È un dato oggettivo, calcolato sui prezzi effettivamente registrati.
La volatilità implicita guarda invece al futuro: è ricavata dai prezzi delle opzioni su un determinato asset e rappresenta le aspettative del mercato sulle oscillazioni future. Non misura quanto ha variato il prezzo, ma quanto il mercato si aspetta che varierà. È un indicatore di sentiment: quando la volatilità implicita sale, gli operatori si aspettano movimenti più ampi, spesso in risposta a incertezza o eventi in arrivo.
Come si misura la volatilità
La deviazione standard come misura della volatilità
Lo strumento statistico più usato per misurare la volatilità è la deviazione standard, che misura quanto i rendimenti di un asset si discostano dalla loro media nel periodo considerato. Una deviazione standard alta indica oscillazioni ampie e frequenti; una bassa indica movimenti più contenuti e regolari.
Gli indicatori di volatilità più utilizzati
Oltre alla deviazione standard, esistono altri indicatori usati per valutare la volatilità di singoli titoli o del mercato nel suo complesso.
Il beta misura la sensibilità di un titolo rispetto alle oscillazioni del mercato di riferimento. Un beta superiore a 1 indica che il titolo tende ad amplificare i movimenti del mercato, in positivo e in negativo: più il valore è alto, più il titolo è considerato aggressivo.
Le Bande di Bollinger sono un indicatore grafico che disegna due fasce intorno alla media mobile di un prezzo, basate sulla deviazione standard. Quando le bande si allargano, la volatilità è alta; quando si restringono, la volatilità è bassa. Sono usate soprattutto nell'analisi tecnica per identificare potenziali inversioni di tendenza.
L'indice VIX: cos'è e come si legge
Il VIX, noto anche come "indice della paura", è l'indicatore di volatilità più seguito a livello globale. Calcolato dal Chicago Board Options Exchange (CBOE), misura la volatilità implicita delle opzioni sull'indice S&P 500 per i successivi 30 giorni, esprimendo le aspettative del mercato sulle oscillazioni future dell'indice americano.
Convenzionalmente, un VIX sotto 20 indica un mercato relativamente tranquillo; tra 20 e 30 segnala una volatilità moderata con qualche tensione; sopra 30 indica stress elevato e incertezza significativa. Durante le crisi più acute, come il crollo del 2008 o la pandemia del 2020, il VIX ha raggiunto valori ben oltre 50.
Il VIX è un indicatore di sentiment globale: anche chi non investe direttamente sull'S&P 500 lo tiene d'occhio come termometro del nervosismo dei mercati finanziari internazionali.
Perché alcuni titoli sono più volatili di altri
Non tutti i titoli azionari si comportano allo stesso modo. Le differenze di volatilità dipendono da diversi fattori, quali ad esempio:
- Il settore di appartenenza. Alcuni settori sono strutturalmente più volatili di altri. Le aziende tecnologiche in fase di crescita, le società del settore energetico legate all'andamento delle materie prime o le imprese del settore biotech, dove un singolo risultato clinico può cambiare radicalmente le prospettive, tendono ad avere volatilità più alta rispetto a settori considerati difensivi, come le utility o i beni di prima necessità.
- La capitalizzazione di mercato. Le società di piccola capitalizzazione (le cosiddette "small cap") tendono ad essere più volatili delle grandi aziende, perché i loro titoli hanno minore liquidità, sono seguiti da meno analisti e possono essere più sensibili a notizie specifiche sull'azienda o sul settore.
- La fase del ciclo aziendale. Un'azienda in fase di start-up o di rapida espansione è generalmente più volatile di un'azienda matura con flussi di cassa stabili e prevedibili.
Cosa causa picchi di volatilità sui mercati finanziari
I picchi di volatilità hanno quasi sempre una causa scatenante, anche se spesso l'entità della reazione di mercato supera quella che sarebbe giustificata dal solo evento.
Le cause più frequenti includono le pubblicazioni di dati macroeconomici inattesi (inflazione, occupazione, crescita del PIL) che possono cambiare le aspettative sui tassi di interesse; le decisioni delle banche centrali, soprattutto quando divergono dalle attese del mercato; eventi geopolitici come conflitti, elezioni in paesi rilevanti o tensioni commerciali; e crisi finanziarie che creano effetti a catena su più mercati contemporaneamente.
Un elemento spesso sottovalutato è il ruolo del sentiment: nei momenti di incertezza, la reazione emotiva degli operatori tende ad amplificare i movimenti di mercato ben oltre i fondamentali giustificherebbero.
Volatilità e fasi di mercato: toro, orso e laterale
La volatilità non è uniforme nelle diverse fasi del ciclo di mercato.
Nei mercati toro, caratterizzati da una tendenza rialzista prolungata, la volatilità tende ad essere contenuta: i prezzi salgono in modo graduale e le oscillazioni sono moderate. I cali, quando si verificano, sono spesso brevi e seguiti da una ripresa rapida.
Nei mercati orso, fase ribassista con cali significativi e prolungati, la volatilità è tipicamente alta. I prezzi scendono con movimenti bruschi, le notizie negative si amplificano e l'incertezza alimenta ulteriore volatilità.
I mercati laterali, cioè quelli senza una direzione chiara, possono presentare volatilità variabile: periodi di calma alternati a movimenti bruschi in entrambe le direzioni, senza che si affermi una tendenza definita.
Come gestire la volatilità nei propri investimenti
Capire la volatilità è utile, ma la domanda pratica è: come ci si comporta di fronte ad essa? Ecco alcune strategie concrete che si possono mettere in campo.
Definire l'orizzonte temporale prima di investire
La volatilità è meno rilevante per chi investe con un orizzonte temporale lungo. Chi ha 20 anni davanti può permettersi di attraversare periodi di alta volatilità senza dover vendere in perdita; chi ha bisogno del capitale tra sei mesi non può. La tolleranza alla volatilità non è solo una questione di temperamento, ma anche e soprattutto di tempo disponibile.
Diversificare il portafoglio
La diversificazione non elimina la volatilità, ma la riduce. Distribuire gli investimenti su asset class, geografie e settori diversi limita l'impatto delle oscillazioni di un singolo titolo o mercato sull'intero portafoglio.
Non prendere decisioni durante i picchi di volatilità
I momenti di massima turbolenza sono quelli in cui le decisioni di investimento sono più rischiose. Vendere durante un crollo significa cristallizzare le perdite; comprare in modo impulsivo durante un rimbalzo espone a rischi non valutati. Avere un piano definito in anticipo aiuta a evitare reazioni dettate dall'emotività.
Usare la volatilità a proprio vantaggio con il PAC
Un piano di accumulo del capitale beneficia naturalmente della volatilità, poiché investe una somma fissa a intervalli regolari indipendentemente dall'andamento del mercato: quando i prezzi scendono, si comprano più quote con la stessa somma; quando salgono, le quote acquistate in precedenza valgono di più. Nel lungo periodo, questo approccio tende a ridurre il prezzo medio di acquisto.
Domande frequenti sulla volatilità (FAQ)
Alta volatilità significa sempre perdita?
No. La volatilità misura l'ampiezza delle oscillazioni, non la direzione. Un asset molto volatile può salire tanto quanto può scendere.
Come faccio a sapere se un titolo è molto volatile?
Il modo più semplice è guardare il valore del beta e la deviazione standard storica, disponibili nelle schede informative dei principali strumenti finanziari e sulle piattaforme di analisi.
La volatilità di un fondo si misura nello stesso modo di un'azione?
Il principio è lo stesso, ma il calcolo avviene sul NAV del fondo (il valore unitario delle quote) piuttosto che sul prezzo di un singolo titolo. La volatilità di un fondo diversificato è generalmente inferiore a quella dei singoli titoli che lo compongono, perché le oscillazioni dei diversi asset tendono parzialmente a compensarsi.
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