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Rischio di cambio: cos'è e come si copre

Quando si investe in strumenti finanziari denominati in una valuta diversa dall’euro, il rendimento non dipende solo dall’andamento del mercato, ma anche dalle oscillazioni tra le valute. È qui che entra in gioco il rischio di cambio, un fattore che può incidere in modo significativo sul risultato finale, soprattutto per chi investe in mercati internazionali o in strumenti espressi in dollari, sterline o altre valute estere.

Cos’è il rischio di cambio

Il rischio di cambio è il rischio che il valore di un investimento vari a causa delle oscillazioni tra due valute.

Se investi in uno strumento finanziario espresso in una valuta diversa dall’euro, il rendimento finale dipenderà non solo dall’andamento dell’investimento stesso, ma anche dalle variazioni del tasso di cambio.

Anche se l’investimento performa positivamente, un movimento sfavorevole del cambio può ridurre il guadagno — o addirittura trasformarlo in una perdita.

Quando si è esposti al rischio di cambio

Si è esposti al rischio di cambio quando si investe in:

  • azioni quotate in mercati esteri
  • obbligazioni in valuta estera
  • fondi o ETF che investono in strumenti denominati in altre valute
  • titoli di Stato di Paesi non appartenenti all’area euro

Anche se l’investimento è acquistato tramite un intermediario italiano, il rischio esiste se la valuta sottostante è diversa dall’euro.

Rischio di cambio: esempio pratico

Immaginiamo di investire 10.000 euro in un titolo statunitense quando il cambio euro/dollaro è 1,10. Con questo cambio, i 10.000 euro diventano 11.000 dollari.

Supponiamo che, dopo un anno, il titolo cresca del 5%: il valore dell’investimento passa così a 11.550 dollari.

A questo punto entrano in gioco due possibili scenari legati al cambio:

  • Se il cambio resta invariato (1,10), i 11.550 dollari valgono circa 10.500 euro: il rendimento effettivo è del 5%.
  • Se il dollaro si indebolisce e il cambio passa a 1,20, i 11.550 dollari varranno circa 9.625 euro: nonostante il titolo sia salito, l’investimento in euro risulta in perdita.
  • Se invece il dollaro si rafforza e il cambio scende a 1,00, i 11.550 dollari valgono 11.550 euro: il rendimento in euro supera il 5%.

Questo esempio mostra come il risultato finale non dipenda solo dalla performance del titolo, ma anche dall’andamento del cambio tra le due valute.

Quali effetti può avere il rischio di cambio

Il rischio di cambio può:

  • aumentare la volatilità dell’investimento
  • incidere positivamente o negativamente sul rendimento
  • rendere meno prevedibile il risultato finale

Nel lungo periodo, le oscillazioni valutarie possono compensarsi, ma nel breve termine possono avere un impatto significativo.

Per questo motivo è importante valutare il peso della componente valutaria nel proprio portafoglio.

Come coprirsi dal rischio di cambio

Esistono strumenti e strategie per ridurre l’impatto delle variazioni valutarie.

Una delle soluzioni più diffuse è scegliere strumenti con copertura valutaria (hedged), che utilizzano tecniche finanziarie per neutralizzare — in parte — le oscillazioni del cambio.

In alternativa, si può gestire il rischio attraverso:

  • una maggiore diversificazione geografica
  • un orizzonte temporale più lungo
  • una distribuzione equilibrata tra strumenti in euro e in altre valute

La copertura valutaria può ridurre l’incertezza, ma può comportare costi aggiuntivi e non sempre è la scelta più adatta a tutti gli investitori.

 

Domande frequenti sul rischio di cambio (FAQ)

Il rischio di cambio riguarda solo chi investe?

No. Può riguardare anche chi acquista beni o servizi in valuta estera o chi percepisce redditi in una valuta diversa dalla propria.

È possibile azzerare completamente il rischio di cambio?

Non in modo assoluto. Le strategie di copertura possono ridurne l’impatto, ma comportano costi e non eliminano ogni possibile variazione.

Il rischio di cambio incide anche sugli ETF?

. Se l’ETF investe in strumenti denominati in valute diverse dall’euro, l’investitore è esposto al rischio di cambio, salvo che il fondo preveda una copertura valutaria.

Conviene sempre scegliere strumenti con copertura valutaria?

Non necessariamente. Dipende dall’orizzonte temporale, dal profilo di rischio e dal peso della componente estera nel portafoglio.

 

Messaggio con finalità esclusivamente divulgativa

Il presente articolo è stato redatto per conto di ING Bank N.V. – Milan Branch dal content team di Pro Web Digital Consulting (Cerved Group). L’articolo ha una finalità esclusivamente informativa e non va quindi inteso in alcun modo come consiglio finanziario, economico o di altra natura. Le informazioni contenute sono fornite unicamente a scopo divulgativo e non rappresentano un invito o una raccomandazione a promuovere acquisti, sollecitare operazioni di investimento, o intraprendere decisioni economiche di qualsiasi tipo. Nessuna decisione, di investimento o di altro tipo, deve essere presa unicamente sulla base dei contenuti qui riportati


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