8 min

Quanto costa aprire e mantenere una Partita IVA

Chi pensa di mettersi in proprio si chiede spesso quanto costi aprire una Partita IVA. La risposta breve è rassicurante: l'apertura in sé è gratuita. Il discorso cambia quando si guarda a quanto costa mantenerla, anno dopo anno.

Contributi previdenziali, tasse, commercialista e strumenti di lavoro sono voci che si ripetono nel tempo e che variano molto in base al tipo di attività e al regime fiscale scelto. Un libero professionista e un artigiano, per esempio, affrontano costi fissi molto diversi.

In questa guida vediamo quali sono le spese da mettere in conto, quali sono fisse e quali variabili, e come fare una stima realistica del costo complessivo prima di partire.

Quanto costa aprire una Partita IVA

Aprire una Partita IVA è gratuito: basta presentare all'Agenzia delle Entrate la dichiarazione di inizio attività, che per le persone fisiche si fa con il modello AA9/12, entro 30 giorni dall'avvio dell'attività. La pratica si può svolgere in autonomia oppure affidare a un commercialista o a un CAF, che naturalmente chiederanno un compenso per il servizio.

Qualche costo in più riguarda chi apre una ditta individuale, ad esempio artigiani e commercianti. In questo caso l'apertura passa dalla Comunicazione Unica, che comprende anche l'iscrizione al Registro delle Imprese: si pagano quindi l'imposta di bollo, i diritti di segreteria e il diritto annuale alla Camera di Commercio. Per alcune attività serve anche la SCIA al Comune, con costi che variano da territorio a territorio.

I costi fissi annuali di una Partita IVA

Una volta aperta, la Partita IVA comporta alcune spese ricorrenti. Il loro peso dipende soprattutto dal tipo di attività e dalla gestione previdenziale a cui si è iscritti.

I contributi INPS: quanto si paga e quando

I contributi previdenziali sono spesso la voce più rilevante, e funzionano in modo molto diverso a seconda del profilo.

Profilo

Gestione

Come si calcolano i contributi (2026)

Libero professionista senza cassa

Gestione Separata INPS

In percentuale sul reddito: 26,07%. Nessun contributo fisso.

Artigiano

Gestione Artigiani INPS

Contributo minimo di 4.521,36 euro l'anno, dovuto anche con reddito basso o nullo, più il 24% sulla parte di reddito oltre 18.808 euro.

Commerciante

Gestione Commercianti INPS

Contributo minimo di 4.611,64 euro l'anno, più il 24,48% sulla parte di reddito oltre 18.808 euro.

Professionista iscritto a un albo con cassa

Cassa professionale (es. avvocati, ingegneri)

Secondo le regole della propria cassa.

 

Il commercialista: quanto costa e quando è indispensabile

La legge non obbliga ad avere un commercialista, ma nella pratica la maggior parte dei titolari di Partita IVA si affida a un professionista per la tenuta della contabilità, il calcolo delle imposte e la dichiarazione dei redditi.

Il costo varia molto: dipende dal regime fiscale, dal numero di fatture, dalla complessità dell'attività e dai servizi inclusi. In regime forfettario gli adempimenti sono più semplici e la parcella è generalmente più contenuta; in regime ordinario, con IVA da liquidare periodicamente e contabilità più articolata, il costo sale. Il consiglio è chiedere più preventivi e verificare con precisione cosa è incluso.

Software di fatturazione e strumenti di gestione: i costi medi

La fatturazione elettronica è obbligatoria anche per chi è in regime forfettario. L'Agenzia delle Entrate mette a disposizione un servizio gratuito per emettere e ricevere le fatture, ma molti preferiscono software a pagamento, con abbonamenti che variano in base alle funzionalità.

Chi ha una ditta individuale deve inoltre considerare altre spese ricorrenti: il diritto annuale alla Camera di Commercio, la PEC e, spesso, la firma digitale.

I costi variabili in base al regime fiscale

Le tasse sono la parte variabile del costo di una Partita IVA: crescono con il reddito e cambiano molto a seconda del regime fiscale.

Quanto si paga di tasse in regime forfettario

Il regime forfettario è pensato per le attività di piccole dimensioni e prevede un'unica imposta sostitutiva al posto di IRPEF, addizionali regionali e comunali e IRAP. L'aliquota è del 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni per chi avvia una nuova attività e rispetta i requisiti previsti.

L'imposta non si calcola su tutto il fatturato: il reddito imponibile si ottiene applicando ai ricavi un coefficiente di redditività stabilito per legge in base all'attività, e sottraendo poi i contributi versati. Chi è in forfettario, inoltre, non applica l'IVA sulle fatture emesse.

Quanto si paga di tasse in regime ordinario

In regime ordinario si paga l'IRPEF, calcolata per scaglioni sul reddito effettivo, cioè sui ricavi meno le spese sostenute per l'attività. Nel 2026 le aliquote sono del 23% fino a 28.000 euro, del 33% tra 28.000 e 50.000 euro e del 43% oltre i 50.000 euro. A queste si aggiungono le addizionali regionali e comunali.

In regime ordinario si applica anche l'IVA sulle fatture: non è un costo, perché viene incassata dai clienti per conto dello Stato, ma va versata periodicamente e richiede attenzione nella gestione della liquidità.

Per un approfondimento su come si calcola il carico fiscale nei due regimi, puoi leggere il nostro articolo su quante tasse paga una Partita IVA.

I costi spesso sottovalutati di chi ha la Partita IVA

Oltre a tasse e contributi, ci sono voci che non compaiono in nessun modulo ma pesano sul bilancio di chi lavora in proprio.

La gestione della cassa e dei periodi senza incassi

Chi ha la Partita IVA non riceve uno stipendio fisso: gli incassi possono essere irregolari, con mesi molto buoni e altri quasi vuoti. Intanto, però, alcune spese restano, come l'affitto di uno studio, gli abbonamenti e, per artigiani e commercianti, i contributi minimi INPS.

In più, tasse e contributi si pagano in pochi momenti dell'anno e non mese per mese. Senza una riserva di liquidità, una scadenza fiscale che arriva dopo un periodo di incassi bassi può mettere in difficoltà. Per questo è utile accantonare una quota di ogni incasso per le tasse e tenere un piccolo fondo per i periodi più magri.

Formazione, strumenti e spese professionali: quanto incidono

Aggiornamento professionale, attrezzature, computer, licenze software, assicurazioni professionali, spostamenti: sono costi che variano molto da un'attività all'altra, ma che vanno messi in conto fin dall'inizio.

Attenzione a un dettaglio: in regime ordinario queste spese, se inerenti all'attività, riducono il reddito imponibile. In regime forfettario, invece, non si deducono singolarmente, perché sono già considerate in modo forfettario attraverso il coefficiente di redditività.

Per approfondire, dai un’occhiata al nostro articolo su quali sono le spese deducibili in Partita IVA.

Come stimare il costo totale della Partita IVA in base alla propria situazione

Non esiste un costo valido per tutti, ma è possibile fare una stima ragionevole seguendo alcuni passaggi:

  1. Capire il proprio profilo. Libero professionista, professionista con cassa, artigiano o commerciante: da qui dipendono la gestione previdenziale e la presenza di contributi fissi.
  2. Individuare il regime fiscale. Forfettario o ordinario cambiano il modo in cui si calcolano le tasse e il livello degli adempimenti.
  3. Sommare i costi fissi. Contributi minimi (se previsti), diritto camerale (per le ditte individuali), commercialista, software, PEC e firma digitale.
  4. Stimare tasse e contributi variabili. Partendo dal reddito che si prevede di realizzare nel primo anno, con l'aiuto del commercialista.
  5. Aggiungere un margine. Per spese professionali, imprevisti e periodi con meno incassi.

Il risultato non è solo un numero utile per decidere se e come aprire la Partita IVA: è anche la base per organizzare le finanze dell'attività fin dal primo giorno.

Un primo passo concreto è separare il denaro dell'attività da quello personale. Con Conto Corrente Arancio Business di ING puoi gestire incassi e pagamenti della tua attività su un conto dedicato, tenendo sotto controllo entrate e uscite. Accanto al conto corrente, Extra Money Arancio Business ti permette di mettere da parte, su un conto deposito separato e non vincolato, le somme destinate a tasse e contributi, così da arrivare preparato alle scadenze.

Domande frequenti sui costi della Partita IVA

Si può avere una Partita IVA senza pagare il commercialista?

Sì, il commercialista non è obbligatorio. Chi ha un'attività semplice, soprattutto in regime forfettario, può gestire in autonomia fatture e dichiarazioni. Serve però una buona conoscenza degli adempimenti: un errore nel calcolo di imposte e contributi può costare più della parcella di un professionista.

Quanto costa chiudere una Partita IVA?

Per un libero professionista la chiusura è gratuita: si presenta all'Agenzia delle Entrate la dichiarazione di cessazione attività entro 30 giorni. Per una ditta individuale serve anche la cancellazione dal Registro delle Imprese, tramite Comunicazione Unica. In entrambi i casi, chiudere la Partita IVA non cancella tasse e contributi ancora dovuti per il periodo di attività.

Conviene aprire una Partita IVA o lavorare come dipendente?

Dipende dalla situazione. La Partita IVA offre autonomia e, in regime forfettario, una tassazione agevolata, ma comporta costi fissi, incassi meno regolari e minori tutele rispetto al lavoro dipendente. Per un confronto corretto conviene ragionare sul reddito netto, cioè su quanto resta dopo tasse, contributi e spese, non sul fatturato lordo.

 

Messaggio pubblicitario con finalità promozionale: Per le condizioni e i servizi di Conto Corrente Arancio Business consulta i fogli informativi nella sezione trasparenza del sito ING.


Disclaimer
VoceArancio è un periodico registrato al Tribunale di Milano, n.315 del 20/05/2008. Proprietario ed editore: ING Bank N.V. Milan Branch - V.le F. Testi, 250. Direttore responsabile: Elisa Pavan.