Quante tasse paga una Partita IVA?
"Quante tasse paga una Partita IVA?" è una delle prime domande che chi valuta di aprirne una si trova a fare. La risposta, però, non è un numero fisso: dipende dal regime fiscale scelto, dalla categoria professionale, dal livello di reddito e da molte altre variabili.
In questo articolo proviamo a fare: l'obiettivo è capire come funziona il prelievo fiscale per chi ha una Partita IVA, cosa cambia tra regime forfettario e ordinario, e come si confronta con il lavoro dipendente.
Da cosa dipendono le tasse di una Partita IVA
Imposta sul reddito e contributi previdenziali
Le tasse di una Partita IVA si compongono di due voci principali: l'imposta sul reddito e i contributi previdenziali. La prima va allo Stato, la seconda alla cassa previdenziale di appartenenza (INPS o casse professionali private, a seconda della categoria).
Entrambe le voci variano in base al regime fiscale e al tipo di attività. È la loro somma che determina il carico fiscale complessivo, e ignorare anche solo una delle due porta a sottostimare quanto si dovrà versare.
Perché non si può parlare solo di "percentuale di tasse"
Spesso si sente dire che "con il forfettario si paga il 15%" o che "la Partita IVA paga il 30% di tasse". Queste semplificazioni possono essere utili come punto di partenza, ma rischiano di essere fuorvianti.
L'aliquota del 15% del forfettario, ad esempio, si applica non sull'intero fatturato ma su un reddito imponibile calcolato con un coefficiente di redditività che varia per categoria. I contributi previdenziali si calcolano separatamente. Il carico reale è quindi sempre il risultato di più fattori combinati.
Quante tasse paga una Partita IVA forfettaria
Imposta sostitutiva e aliquote previste
Il regime forfettario prevede un'imposta sostitutiva che sostituisce IRPEF, addizionali regionali e comunali e, per le imprese, l'IRAP. L'aliquota è del 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni di attività per chi avvia una nuova impresa e rispetta determinati requisiti.
L'imposta non si calcola sul fatturato totale, ma sul reddito imponibile forfettario, ottenuto moltiplicando i ricavi per il coefficiente di redditività previsto per la propria categoria (che va dal 40% all'86% a seconda dell'attività svolta). Chi fattura 30.000 euro con un coefficiente del 67%, ad esempio, calcola l'imposta su circa 20.100 euro.
Contributi INPS e gestione separata
Ai professionisti senza cassa previdenziale privata si applica la Gestione Separata INPS, con un'aliquota contributiva intorno al 26,23% sul reddito imponibile. Chi è iscritto a una cassa professionale (medici, avvocati, ingegneri, ecc.) versa invece secondo le regole della propria cassa.
I contributi sono deducibili dal reddito imponibile ai fini dell'imposta sostitutiva, riducendo leggermente il carico complessivo.
Quante tasse paga una Partita IVA in regime ordinario
IRPEF a scaglioni
In regime ordinario si applica l'IRPEF progressiva per scaglioni, che dal 2026 prevede:
- 23% fino a 28.000 euro di reddito imponibile
- 33% da 28.001 a 50.000 euro
- 43% oltre i 50.000 euro
L'aliquota più alta si applica solo alla parte di reddito che supera la soglia, non all'intero importo. Il risultato è un'imposta media effettiva che cresce gradualmente all'aumentare del reddito.
Addizionali e contributi
All'IRPEF si aggiungono le addizionali regionali e comunali, che variano in base al comune di residenza e incidono in modo modesto ma non trascurabile sul totale. I contributi previdenziali seguono le stesse regole del forfettario per quanto riguarda la cassa di appartenenza, ma si calcolano sul reddito effettivo e non su quello forfettario.
Differenza tra fatturato e reddito imponibile
In regime ordinario, il reddito imponibile si ottiene sottraendo dal fatturato le spese professionali effettivamente sostenute e documentate: affitti, attrezzature, software, formazione, consulenze e molto altro. Questo può ridurre in modo significativo la base imponibile e, di conseguenza, le imposte dovute, a differenza del forfettario dove i costi reali non sono deducibili.
Chi paga più tasse: dipendente o Partita IVA?
Differenze nella struttura del prelievo fiscale
Un lavoratore dipendente paga IRPEF e contributi previdenziali, ma queste voci vengono trattenute direttamente in busta paga dal datore di lavoro. Il prelievo è invisibile e automatico. Con la Partita IVA, invece, è il professionista a gestire e versare tutto in autonomia, il che rende il carico fiscale più visibile e spesso percepito come più pesante.
Tutele e contributi inclusi nello stipendio
Il confronto non può fermarsi alle aliquote. Il lavoratore dipendente beneficia di una serie di tutele finanziate dai contributi del datore di lavoro: ferie pagate, malattia, maternità, TFR, disoccupazione. Il professionista autonomo, salvo eccezioni, non ha accesso a molte di queste tutele o le ha in forma ridotta, e deve costruirsele in autonomia.
Perché il confronto diretto può essere fuorviante
A parità di reddito netto, il confronto tra dipendente e Partita IVA dipende da molte variabili: regime fiscale, costi deducibili, cassa previdenziale, livello di reddito. In alcuni casi il forfettario paga meno del dipendente in termini di aliquota effettiva; in altri, specialmente con redditi più alti in ordinario, il carico può essere superiore. Non esiste una risposta valida per tutti.
Come stimare il proprio "netto reale" con Partita IVA
Per avere un'idea concreta di quanto resta dopo tasse e contributi, il metodo più semplice è costruire una stima in tre passaggi:
- Stimare il fatturato annuo previsto, tenendo conto della stagionalità e dei clienti abituali.
- Calcolare il reddito imponibile: in forfettario applicando il coefficiente di redditività, in ordinario sottraendo le spese.
- Applicare le aliquote di imposta e contributi previdenziali al reddito imponibile e sommare i due importi.
Il risultato è una stima del carico fiscale annuo. Dividendolo per dodici si ottiene la quota mensile da accantonare, idealmente su un conto separato da quello operativo, per non confonderla con la liquidità disponibile. Tenere distinti i flussi dell'attività da quelli personali è uno dei modi più efficaci per evitare sorprese a fine anno: ne parliamo in dettaglio nell'articolo su come gestire le finanze da lavoratore autonomo.
Se stai cercando una soluzione pratica per farlo, Arancio Business di ING è un conto dedicato alle Partite IVA, con un conto deposito collegato utile per accantonare le somme destinate alle scadenze fiscali.
Domande frequenti sulle tasse della Partita IVA (FAQ)
Una Partita IVA paga sempre più tasse di un dipendente?
Non necessariamente. Dipende dal regime fiscale, dal livello di reddito e dai costi deducibili. In forfettario, soprattutto nei primi anni con l'aliquota al 5%, il carico può essere inferiore a quello di un dipendente con reddito equivalente.
Quanto resta netto su 1.000 euro fatturati?
In regime forfettario, indicativamente tra 650 e 750 euro, a seconda della categoria e dei contributi previdenziali. In ordinario la variabile principale sono i costi deducibili: più spese si possono dedurre, più aumenta il netto effettivo.
2.000€ al mese: quanto devo fatturare per ottenerli?
Dipende dal regime e dai contributi. In forfettario, per avere 2.000 euro netti al mese, occorre in genere fatturare tra 2.800 e 3.500 euro mensili. In ordinario la stima cambia sensibilmente in base alle spese deducibili e all'aliquota marginale applicabile.
Il regime forfettario conviene sempre?
Non sempre. Conviene soprattutto a chi ha redditi contenuti, poche spese deducibili e non supera i limiti di accesso. Chi ha costi professionali elevati o un fatturato alto può trovare più vantaggioso il regime ordinario, che permette di dedurre le spese reali.
Come posso sapere in anticipo quanto pagherò di tasse?
Il modo più affidabile è fare una simulazione con il proprio commercialista, partendo dal fatturato previsto e dalla propria situazione contributiva. Esistono anche calcolatori online utili per una stima di massima, ma non sostituiscono una valutazione personalizzata.
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