Partita IVA: come accantonare i soldi per le imposte
Chi lavora come dipendente non paga direttamente le imposte: ci pensa il datore di lavoro, che le trattiene ogni mese in busta paga. Chi ha la Partita IVA, invece, incassa tutto e poi paga in autonomia, a scadenze precise. Il problema è che le scadenze arrivano tutte insieme e, se non si è messo nulla da parte, ci si potrebbe trovare in difficoltà.
In questa guida, proveremo a capire insieme il metodo migliore per organizzarsi per tempo e arrivare preparati alle scadenze.
Quante tasse paga una Partita IVA nel 2026?
Prima di capire quanto accantonare, è utile avere chiaro cosa si paga. Le voci principali per chi ha la Partita IVA sono l'imposta sul reddito e i contributi previdenziali.
In regime forfettario si paga l'imposta sostitutiva al 15% del reddito imponibile, ridotta al 5% per i primi cinque anni per chi avvia una nuova attività rispettando i requisiti previsti. Oltre a questo, si pagano i contributi alla propria cassa previdenziale o alla Gestione Separata INPS. Non si paga IVA, non si pagano addizionali regionali e comunali.
In regime ordinario si paga l'IRPEF progressiva per scaglioni (dal 23% al 43% del reddito imponibile) più le addizionali regionali e comunali, l'IVA da liquidare periodicamente e i contributi previdenziali. Il reddito imponibile si calcola sottraendo le spese effettivamente sostenute dal fatturato.
Per un approfondimento completo su quante tasse paga una Partita IVA e come si calcola il carico fiscale nei due regimi, puoi leggere il nostro articolo dedicato.
Perché accantonare i soldi per le tasse è fondamentale con la Partita IVA
Il sistema fiscale italiano prevede che le Partite IVA non paghino le imposte mensilmente, bensì in momenti precisi dell'anno. Ecco il Calendario delle scadenze dell’Agenzia delle Entrate aggiornato al 2026:
- 30 giugno: termine ordinario per il saldo dell'anno precedente e il primo acconto per quello in corso;
- 20 luglio: nel 2026 il termine senza maggiorazione è stato rimandato per soggetti ISA e soggetti interessati dalla proroga, compresi i forfettari;
- 30 luglio: saldo e primo acconto con maggiorazione dello 0,40% per il 2026 rivolto a contribuenti soggetti alla scadenza ordinaria del 30 giugno;
- 20 agosto: saldo e primo acconto con maggiorazione dello 0,80% per il 2026 previsto per ISA/forfettari interessati dal differimento;
- 30 novembre: termine ordinario del secondo o unico acconto, nel caso si sia deciso di non pagare a scaglioni.
Questo crea un rischio concreto: si incassa durante l'anno senza trattenere nulla, e poi a giugno ci si trova a dover versare cifre importanti che non si hanno disponibili. L'unico modo per evitarlo è trattare le tasse come una voce di costo che matura a ogni incasso, non come una sorpresa che arriva due volte all'anno.
Come stimare quanto accantonare per tasse e contributi
Non esiste una percentuale universale: l'importo dipende dal regime fiscale, dall'aliquota, dal coefficiente di redditività e dalla cassa previdenziale. Le indicazioni che seguono sono orientative, per una stima precisa è sempre consigliabile confrontarsi con il proprio commercialista.
Quanto mettere da parte con il regime forfettario
Come riferimento orientativo, un libero professionista in forfettario con aliquota al 15% dovrebbe accantonare tra il 25% e il 30% di ogni incasso, per coprire sia l'imposta sostitutiva che i contributi INPS. Chi è nella fase agevolata al 5% può stare su percentuali più basse, indicativamente tra il 20% e il 25%. Artigiani e commercianti devono tenere conto anche dei contributi minimi fissi INPS, che vanno versati indipendentemente dal fatturato.
Quanto mettere da parte con il regime ordinario
In regime ordinario la percentuale da accantonare cresce al crescere del reddito: chi si trova negli scaglioni più alti può dover mettere da parte anche il 40-45% degli incassi, considerando IRPEF, addizionali e contributi. A questo si aggiunge l'IVA, che va liquidata periodicamente e non deve mai essere confusa con la liquidità disponibile. Aggiornare la stima con il commercialista nel corso dell'anno è particolarmente importante se il fatturato varia in modo significativo.
Come organizzare i soldi per tasse e scadenze
Una volta capito quanto bisogna mettere da parte, la domanda giusta è come organizzarsi per tenere questi soldi separati dal resto. Ecco alcuni accorgimenti pratici per gestire al meglio la liquidità e accantonare per tempo le somme necessarie.
Separare le spese personali da quelle professionali
Tenere tutto sullo stesso conto rende impossibile capire quanta liquidità sia davvero disponibile per le spese personali e quanta sia già destinata alle scadenze fiscali. Aprire un conto corrente dedicato all'attività è il primo passo per fare ordine. Con Conto Corrente Arancio Businessdi ING puoi gestire le finanze della tua attività separatamente da quelle personali, con tutti i servizi di pagamento di cui hai bisogno.
Tenere sotto controllo entrate, uscite e liquidità
Monitorare regolarmente cosa entra e cosa esce dall'attività permette di sapere in ogni momento quanto si sta accumulando per le tasse e se la percentuale accantonata è adeguata. Una revisione mensile, anche di pochi minuti, è sufficiente per intercettare in anticipo eventuali squilibri e non arrivare impreparati alle scadenze.
Accantonare le tasse man mano che arrivano gli incassi
Il metodo più efficace è semplice: ogni volta che si incassa una fattura, si sposta immediatamente la quota destinata alle tasse su un conto separato. In questo modo i soldi delle tasse non entrano mai nel flusso della liquidità operativa e non c'è il rischio di spenderli inavvertitamente.
Extra Money Arancio Business di ING è pensato esattamente per questo: un conto deposito non vincolato, separato dal conto corrente operativo, dove accantonare le somme destinate alle scadenze fiscali. I soldi rimangono distinti e visibili, non compaiono nel saldo principale e nel frattempo fruttano interessi, senza essere bloccati: restano sempre disponibili e puoi trasferirli sul conto corrente collegato quando vuoi, ad esempio al momento di pagare le tasse.
Domande frequenti sull'accantonamento delle tasse con la Partita IVA (FAQ)
Cosa fare se ho accantonato meno del dovuto e si avvicina la scadenza?
Prima di tutto, calcola con precisione quanto manca, con l'aiuto del commercialista. Il saldo e il primo acconto di giugno sono rateizzabili fino a sei rate mensili. Il secondo acconto di novembre, invece, non è mai rateizzabile. Se non si riesce a coprire l'importo, meglio regolarizzare tramite ravvedimento operoso piuttosto che non versare nulla: le sanzioni crescono con il tempo.
Posso usare i soldi accantonati per le tasse in caso di emergenza?
Meglio di no. Quei soldi sono già destinati al fisco: usarli significa dover recuperare la somma prima delle scadenze, spesso sotto pressione. Per questo è utile avere anche un fondo di emergenza separato, da cui attingere in caso di imprevisti senza toccare la quota riservata alle tasse.
Come cambia l'accantonamento se il mio fatturato è molto variabile?
Accantonare una percentuale fissa su ogni incasso è il sistema più flessibile: nei mesi di buona fatturazione si accumula di più, in quelli più magri meno, ma la proporzione resta corretta. Una revisione semestrale con il commercialista aiuta a verificare che la percentuale sia ancora adeguata rispetto all'andamento effettivo dell'anno.
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