Saldo e acconto Partita IVA 2026: cosa sono e quando si pagano
Chi ha un lavoro dipendente vede le tasse trattenute ogni mese in busta paga, senza doverci pensare. Chi ha la Partita IVA, invece, gestisce tutto in autonomia: paga le imposte in momenti precisi dell'anno, anticipando parte di quelle dell'anno successivo. È un sistema che richiede pianificazione, perché le cifre in gioco possono essere significative e le scadenze sono tassative.
Cosa sono saldo e acconti della Partita IVA
Il sistema fiscale italiano prevede che chi ha la Partita IVA paghi le imposte dell'anno in due momenti distinti: il saldo a consuntivo e gli acconti in anticipo.
Il saldo: le imposte dovute sull'anno precedente
Il saldo è la chiusura dei conti con il fisco per l'anno appena trascorso. Si calcola nella dichiarazione dei redditi e rappresenta la differenza tra l'imposta effettivamente dovuta e quanto già versato a titolo di acconto nell'anno precedente. Se si è versato meno del dovuto, si paga la differenza. Se si è versato di più, si ha un credito che può essere utilizzato in compensazione.
L'acconto: l'anticipo sulle imposte dell'anno successivo
L'acconto è un versamento anticipato delle imposte che si presume di dover pagare nell'anno in corso, calcolato sulla base dell'anno precedente o di una stima del reddito attuale. Non è una tassa aggiuntiva: verrà sottratto dal saldo dell'anno successivo. È il meccanismo con cui lo Stato si assicura un flusso di entrate fiscali durante l'anno, senza attendere la dichiarazione finale.
Quali acconti paga chi ha la Partita IVA (novembre)
Acconto IRPEF in regime ordinario
Chi è in regime ordinario paga l'IRPEF progressiva per scaglioni sul proprio reddito imponibile. L'acconto IRPEF è pari al 100% dell'imposta dovuta nell'anno precedente, calcolata al netto delle detrazioni. Si versa in due rate se l'importo supera 257,52 euro; in un'unica rata a novembre se è compreso tra 52 e 257,52 euro; non è dovuto se inferiore a 52 euro.
Acconto dell'imposta sostitutiva in regime forfettario
I forfettari non pagano l'IRPEF ma un'imposta sostitutiva: il 15% sul reddito imponibile forfettario, ridotta al 5% per i primi cinque anni di attività per chi avvia una nuova impresa. Anche per l'imposta sostitutiva si versano saldo e acconti con le stesse scadenze dell'IRPEF. Le soglie sono identiche: acconto non dovuto sotto i 52 euro, rata unica a novembre tra 52 e 257,52 euro, due rate sopra 257,52 euro.
Acconti dei contributi INPS
Oltre alle imposte sul reddito, chi ha la Partita IVA versa i contributi previdenziali all'INPS o alla propria cassa professionale. Per chi è iscritto alla Gestione Separata, i contributi si versano con le stesse scadenze di saldo e acconto, tramite modello F24. Per artigiani e commercianti, invece, esistono quattro rate fisse distribuite durante l'anno, a maggio, agosto, novembre e febbraio, più un eventuale conguaglio a giugno.
Come si calcolano gli acconti della Partita IVA
Esistono due metodi di calcolo, tra cui il contribuente può scegliere liberamente ogni anno.
Il metodo storico: il calcolo sul reddito dell'anno precedente
Si prende l'imposta risultante dalla dichiarazione dell'anno precedente e si applica la percentuale di acconto. È il metodo più semplice e quello usato dalla maggioranza dei contribuenti, perché si basa su un numero già noto. Lo svantaggio è che non tiene conto delle variazioni di reddito: se nell'anno corrente si guadagna molto meno, si versa comunque un acconto calcolato sul reddito più alto dell'anno prima.
Il metodo previsionale: quando conviene e quali rischi comporta
Si calcola l'acconto sulla base del reddito che si stima di realizzare nell'anno in corso. Conviene quando si prevede un anno conreddito significativamente inferiore a quello precedente: si versano acconti più bassi, con un beneficio concreto sulla liquidità. Il rischio è sottostimare il reddito effettivo: se a consuntivo si è versato meno del 100% dell'imposta dovuta, scattano sanzioni e interessi sulla differenza. Prima di optare per questo metodo è sempre consigliabile confrontarsi con il proprio commercialista.
Prima e seconda rata: come si divide l'acconto
Quando l'acconto supera 257,52 euro si divide in due rate: il 40% va versato insieme al saldo entro il 30 giugno, il restante 60% entro il 30 novembre. Entrambe si versano tramite modello F24, con codici tributo diversi a seconda dell'imposta.
Quando l'acconto non è dovuto o si paga in un'unica rata
L'acconto non è dovuto se l'imposta dell'anno precedente è inferiore a 52 euro. Se è compresa tra 52 e 257,52 euro, si versa in un'unica rata entro il 30 novembre. Chi è al primo anno di attività non ha un anno precedente di riferimento e non deve versare acconti.
Quando si pagano saldo e acconti della Partita IVA nel 2026
Le scadenze del 2026 per chi ha la Partita IVA sono due principali e sono consultabili sullo Scadenzario Fiscale dell’Agenzia delle Entrate.
- 30 giugno 2026: saldo IRPEF 2025 e prima rata dell'acconto IRPEF 2026. Per i titolari di Partita IVA soggetti agli ISA e per i forfettari è prevista una proroga al 20 luglio 2026, senza applicazione di maggiorazioni, grazie al Decreto Accise quater. Chi non rientra nella proroga può comunque versare entro il 30 luglio con una maggiorazione dello 0,40%.
Chi deve versare importi significativi a giugno può rateizzare il saldo e il primo acconto. Per i titolari di Partita IVA sono disponibili massimo 6 rate mensili, con scadenza il 16 di ogni mese da giugno a novembre. Il secondo acconto non è mai rateizzabile.
- 30 novembre 2026: seconda rata dell'acconto IRPEF 2026, pari al 60% dell'acconto totale. Questa scadenza non è prorogabile né rateizzabile: va versata per intero entro quella data.
Come prepararsi al secondo acconto di novembre
Il secondo acconto di novembre è spesso la scadenza più difficile da gestire per chi ha la Partita IVA: arriva in un periodo in cui le spese personali tendono ad aumentare e non è rateizzabile. La soluzione più efficace è accantonare le risorse durante l'anno, invece di trovarsi a cercarle all'ultimo momento.
Una buona pratica è mettere da parte una percentuale fissa di ogni incasso ricevuto, da destinare esclusivamente alle scadenze fiscali. Per chi è in regime forfettario, una stima orientativa è accantonare tra il 25% e il 30% di ogni fattura incassata, tenendo conto sia dell'imposta sostitutiva che dei contributi INPS. Per chi è in regime ordinario, la percentuale varia in base all'aliquota marginale IRPEF applicabile.
Tenere questi fondi separati dalla liquidità operativa è fondamentale per non confonderli con i soldi disponibili per le spese correnti. Conto Corrente Arancio Business di ING permette di gestire le finanze dell'attività in modo ordinato, e si affianca a Extra Money Arancio Business, il conto deposito non vincolato dedicato alle Partite IVA: una soluzione pratica per accantonare le somme destinate alle scadenze fiscali su un conto separato da quello operativo, dove rimangono visibili e distinte e, nel frattempo, fruttano interessi. Le somme restano sempre disponibili e possono essere trasferite sul conto corrente collegato quando serve, ad esempio per pagare le tasse.
Domande frequenti sugli acconti della Partita IVA (FAQ)
Il secondo acconto si può rateizzare?
No. Il secondo acconto in scadenza il 30novembre non è rateizzabile in nessun caso. Va versato per intero entro quella data. Solo il saldo e il primo acconto di giugno possono essere rateizzati, fino a un massimo di 6 rate mensili per i titolari di Partita IVA.
Se ho aperto la Partita IVA quest'anno devo pagare gli acconti?
No. Nel primo anno di attività non esiste un anno precedente di riferimento per il calcolo degli acconti, quindi non sono dovuti versamenti anticipati per quell'anno. Dal secondo anno in poi, invece, scatta l'obbligo di versare saldo e acconti regolarmente.
Cosa succede se ho versato un acconto troppo basso?
Se a consuntivo risulta che gli acconti versati erano inferiori al 100% dell'imposta dovuta, scatta il ravvedimento operoso: si paga la differenza con l'aggiunta di una sanzione ridotta e degli interessi di mora. L'entità della sanzione diminuisce quanto più tempestivamente si regolarizza la posizione. Prima di optare per il metodo previsionale è sempre consigliabile fare una stima accurata con il supporto del proprio commercialista.
Cosa succede se ho versato acconti più alti del dovuto?
Il versamento in eccesso genera un credito IRPEF che emerge in sede di dichiarazione dei redditi. Questo credito può essere utilizzato in compensazione con altri debiti fiscali o contributivi tramite modello F24, oppure richiesto a rimborso direttamente in dichiarazione. Il rimborso da parte dell'Agenzia delle Entrate può richiedere tempi variabili.
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