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Italia sotto la lente: perché un governo Draghi piace ai mercati?

È bastato il suo nome per far calare lo spread sotto i 100 punti base e far salire gli indici azionari: ecco perché l’ex della BCE piace ai mercati

Che tipo di persona sei? Forse, sei la classica persona che non segue la politica. O forse, invece, la politica ti appassiona tantissimo. In ogni caso, devi sapere che le vicende politiche – qualunque esse siano – sortiscono spesso e volentieri un effetto diretto sull’andamento dei mercati finanziari. Non perché i grandi investitori nutrano simpatie per l’una o l’altra parte, ma perché tendono ad apprezzare la stabilità, la chiarezza di visione e la moderazione e a bocciare, invece, l’instabilità, l’eccesso, la confusione. E ciò non vale, ovviamente, soltanto per l’Italia.

Draghi, basta la parola

Ecco perché, dopo la crisi politica consumatasi a metà gennaio nel nostro Paese e il fallimento di ogni tentativo di dare vita a un Conte-ter, è bastata la convocazione al Quirinale dell’ex presidente della BCE Mario Draghi per far crollare lo spread BTp-Bund a 100 punti base (e poi, a seguire, addirittura sotto quota 100). La differenza di rendimento tra le nostre emissioni decennali e i governativi tedeschi di pari durata è il riferimento cui guardare per capire quanto è alto o basso il rischio Italia: valore contenuto uguale rischio basso, valore considerevole uguale rischio alto. Va detto che da un po’ di tempo a questa parte gli acquisti garantiti dalla Banca Centrale Europea giocano un ruolo decisivo nel tener sotto controllo questo numero. Ma la carta Draghi ha avuto il suo effetto, tutt’altro che trascurabile.

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Un riscontro importante alla figura di Draghi è arrivato anche da Piazza Affari, dove mercoledì 3 febbraio (giorno della convocazione dell’ex presidente BCE da parte del presidente della Repubblica Sergio Mattarella con l’obiettivo di dare vita a un esecutivo di alto profilo) il Ftse MIB (principale indice della nostra Borsa) ha chiuso in rialzo del +2,09%.

La soluzione Draghi piace ai mercati: perché?

Agli occhi degli investitori, l’ex numero uno della Banca Centrale Europea rappresenta la miglior soluzione possibile, ovvero un esecutivo che finalmente mette in stand-by l’ingovernabilità del Paese, per giunta in un momento di crisi. Non solo: l’Italia potrebbe attirare nuovi investimenti esteri e guadagnare fiducia tra i partner europei proprio grazie alla credibilità di Draghi. Che ovunque – non solo in Italia – è ricordato per il discorso pronunciato il 26 luglio 2012 nell’ambito della Global Investment Conference di Londra, un forum di investitori e dirigenti d’azienda, quando, in piena crisi del debito sovrano, disse che la BCE avrebbe fatto “tutto il necessario” (“whatever it takes”) per salvare l’euro.

Una frase, questa, che innescò un rally incredibile sui mercati: in due giorni Piazza Affari recuperò quasi il 10% e lo spread si contrasse di 70 punti base. Con il ricordo di tutto questo ancora ben vivido nella mente, gli investitori e gli operatori di mercati probabilmente si augurano che qualcosa di simile accada con l’Italia e, in particolare, con il Recovery Plan per la gestione dei denari del Next Generation EU.

Le priorità (e le sfide) di un governo Draghi

L’idea, in sostanza, è che l’alto profilo di Mario Draghi e il suo curriculum alla guida della BCE lo rendano il miglior candidato per affrontare le complessità della gestione del Next Generation EU. Il suo pragmatismo e il suo approccio non ideologico potrebbero aiutarlo a trovare il necessario equilibrio all’interno della maggioranza parlamentare. Ci riuscirà? Mentre scriviamo, sono in corso le consultazioni con le varie forze politiche e, pur con tutte le divergenze interne alle coalizioni e ai partiti, il fronte del “sì, ci sto” sembra in via di allargamento.

Nel breve discorso che ha tenuto subito dopo aver accettato l’incarico conferitogli dal presidente Mattarella, Draghi ha abbozzato molto succintamente i punti chiave su cui si concentrerebbe il suo governo: vincere la lotta contro la pandemia di Covid-19, completare la campagna di vaccinazione e rilanciare il Paese. Un governo di alto profilo aperto a tutte le forze politiche e, con un tale menù, niente affatto provvisorio, ma progettato per durare fino alla fine dell’attuale legislatura, che scade nella primavera del 2023.

Cosa pensa Draghi del Next Generation EU?

L’ultima volta che ha espresso la sua opinione lo ha fatto in qualità di co-presidente di un gruppo di lavoro del G30: era il dicembre del 2020. Parlando con alcuni giornalisti, disse: “La sostenibilità del debito pubblico in un certo Paese sarà giudicata sulla base della crescita e quindi anche di come verranno spese le risorse di Next Generation EU. Se le risorse saranno sprecate, il debito alla fine diventerà insostenibile, perché i progetti finanziati non produrranno crescita”.

Non solo. “L’impatto di Next Generation EU sulla crescita e la sostenibilità del debito negli anni a venire”, aggiunse, “sarà tanto maggiore quanto più grande è il debito iniziale. Per questo è così importante che i Paesi con un debito elevato facciano una valutazione molto attenta del tasso di rendimento dei progetti che finanzieranno”. E senza perdere tempo. “Le autorità devono agire urgentemente: in molti settori e Paesi siamo sull’orlo del precipizio in termini di solvibilità, specialmente per le piccole e medie imprese, con i programmi di sostegno in scadenza e il patrimonio esistente che viene eroso dalle perdite. Il problema”, sottolineò, “è peggiore di quel che appare, perché il massiccio aiuto in termini di liquidità e la confusione causata dalla natura senza precedenti di questa crisi ne stanno mascherando le vere dimensioni”.

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