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Investimenti, essere troppo ottimisti fa male?

Negli Usa il culto delle startup non pare scalfito dal caso Theranos. Quale lezione puoi trarne per i tuoi investimenti?

Hai mai sentito parlare del caso Elizabeth Holmes? È una storia che negli Stati Uniti ha fatto molto scalpore, soprattutto perché porta sotto i riflettori le falle di un intero sistema, quello cioè delle startup della Silicon Valley. Visto che, però, qui da noi questa storia a tratti affascinante ha avuto meno risonanza, ti facciamo un velocissimo riassunto.

Cosa è successo a Elizabeth Holmes?

Elizabeth Holmes, imprenditrice 37enne, è stata accusata di frode in un processo che ha coinvolto la società Theranos, da lei fondata quando a soli 19 anni abbandonò gli studi in biotecnologie per seguire il sogno di diventare una “Steve Jobs al femminile”. Ebbene, Theranos lancia un’idea effettivamente rivoluzionaria: un macchinario – una sorta di piccolo cubo – in grado di eseguire oltre cento test clinici con una sola goccia di sangue, senza più prelievi o dispositivi ingombranti, ma con una semplice puntura su un dito.

L’idea piace e il valore dell’azienda comincia a lievitare fino a raggiungere i 9 miliardi di dollari. Peccato che sia tutto fumo e niente arrosto. Sì, perché il prototipo in realtà non funziona e la promessa non può essere mantenuta. Ma nessuno lo sa, del resto questa è la filosofia di moltissime aziende innovative della Silicon Valley: “fake it until you make it”, cioè fingi finché non ce la fai.

La bolla scoppia nel 2015 grazie all’inchiesta di un giornalista del Wall Street Journal. Da allora è una spirale discendente: il valore dell’azienda crolla a picco e parte il processo, seguito ossessivamente dai media statunitensi. Fino al verdetto, arrivato pochi giorni fa, che dichiara Holmes colpevole di frode. Fin qui, la cronaca degli eventi.

Fear of missing out, ricordi?

Cosa puoi imparare, in qualità di investitore, da tutta questa vicenda? Tanto per cominciare, a soppesare più attentamente le aziende che hai in portafoglio senza lasciarti abbagliare, specialmente da startup che fanno promesse mirabolanti – a maggior ragione in un settore particolare come quello della sanità. E a tenere a bada la smania di “concludere l’affare del secolo” prima degli altri, o prima che sia “troppo tardi” – ti abbiamo già parlato della Fomo, la Fear of missing out, vale a dire la paura irrazionale di perdere opportunità di investimento, vero?

È proprio la dinamica che entra in gioco quando si investe nel modo delle startup innovative (e non solo), dove invece qualche attenzione in più non farebbe male. Del resto, quando si investe la velocità tende a essere considerata una specie di virtù.

“Quante volte sento dire cose come: ‘Tizio e Caio sono dentro questo affare, è un Venture Capital rinomato, hai cinque giorni per decidere. Allora, sei dentro o sei fuori?’”, racconta Angela Lee, che insegna venture capital alla Columbia Business School e gestisce 37 Angels, una rete di investimento che si concentra sulle startup nel settore della digital health. È un discorso che fa presa sulle persone, perché nessuno vuole sentirsi “fuori”, specialmente non fuori da una succulenta occasione di guadagno.

Una lezione difficile da imparare

Lo scorso anno, proprio mentre i titoli sul caso Theranos fioccavano sui media statunitensi, gli investimenti in startup negli Usa sono letteralmente esplosi, arrivando a 305 miliardi di dollari tra gennaio e fine novembre, quasi il doppio rispetto a tutto l’anno precedente.

In particolare, l’attenzione degli investitori si è concentrata su aree ancora volatili, come quella delle criptovalute e della tecnologia blockchain, con un’impennata dei finanziamenti a 21,3 miliardi di dollari fino a novembre 2021, dai 3,1 miliardi di dollari del 2020. Insomma, finora non sembra che gli investitori abbiano imparato la lezione.

Eppure, il processo a Elizabeth Holmes offre un prezioso spunto di riflessione per iniziare a osservare il tuo comportamento di investitore da un punto di vista differente.

Non meno importante, la vicenda squarcia il velo su un mondo – quello delle aziende innovative e della Silicon Valley – spesso avvolto da un’aura di mistero, e dovrebbe insegnare ai fondatori di queste società a tenere a bada il proprio ottimismo, evitando di scivolare nell’esagerazione e nella disonestà. Ma che in un mondo così assetato di profitti ci sia qualcuno disposto a rallentare, questo è tutto da vedere.

Noi però siamo in Italia e c’è una cosa che possiamo fare per limitare il rischio di abbagli: chiedere sempre il riscontro di un consulente finanziario bravo e preparato, che, anche alla luce della normativa di settore, saprà guidarci nella costruzione di un portafoglio sensato, personalizzato e adeguatamente diversificato con pochissimo o nessuno spazio per le chimere.

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