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Effetto-notizia sui portafogli: perché ci fissiamo sui soliti titoli

Le aziende più grandi fanno più notizia, ma concentrarsi su pochi titoli come tendono a fare i media può penalizzare i portafogli. Ti spieghiamo perché.

Di certo saprai chi è Elon Musk. Specialmente se sei sui social. Soprattutto se hai un account su Twitter, l’arcinota piattaforma di notizie e microblogging. Cofondatore e capo di Tesla, SpaceX, Neuralink e The Boring Company, in precedenza “ha cofondato e venduto PayPal, il sistema di pagamento via Internet più utilizzato al mondo, e Zip2, uno dei primi servizi di mappe e indicazioni stradali presenti su Internet”, si legge sul sito di Tesla.

Elon Musk e gli altri colossi sempre in prima pagina

Musk, come forse avrai notato, non fa troppa fatica a conquistarsi le prime pagine e i titoli di apertura di carta stampata, siti web, tg e giornali radio. Per esempio, da quando, a fine aprile, il consiglio di amministrazione di Twitter ha approvato all’unanimità l’acquisizione di uno dei social più influenti al mondo da parte dell’imprenditore (e vedremo se e come proseguirà l'impresa).

Elon Musk e le sue iniziative incarnano molto bene una tendenza che l’informazione economico-finanziaria condivide con quella più generale: la tendenza, cioè, a concentrarsi su alcuni temi forti. Nello specifico, a seguire in modo particolare alcune aziende, tipicamente le più importanti o famose.

Abbiamo parlato di Tesla e Twitter per citare due esempi d’attualità, ma la stessa tendenza si riscontra in Italia in riferimento al settore automobilistico o a quello bancario. Ma che ne è delle aziende che invece “non fanno notizia”? E, soprattutto, dei risparmiatori che vorrebbero/potrebbero investirci qualche soldo?

Vita più dura per i piccoli investitori

“Coprendo” le aziende più importanti e trascurando le altre, i media possono rendere un po’ più affannosa e complicata la ricerca di informazioni su quelle “minori”. E ciò può dare luogo a una distorsione della quale difficilmente siamo consapevoli. Una distorsione che, in sostanza, può portarci a escludere dal nostro portafoglio, nella nostra personalissima “asset allocation” (che è la ripartizione del portafoglio stesso tra le varie asset class), aziende potenzialmente interessanti ma di cui pochi parlano.

D’altro canto, risulta più semplice e meno dispendioso in termini di tempo concentrarci sui titoli che compongono i principali indici di Borsa: sono titoli più liquidi, dotati di un mercato più spesso e, appunto, “coperti” dai media. Però opportunità interessanti potrebbero nascondersi anche fra i titoli meno “di grido”. Come scovarle? Ci arriviamo. Prima, però, soffermiamoci per un momento su un altro aspetto.

Titoli famosi vs. titoli poco noti: il risvolto psicologico

In tutta questa vicenda non manca, naturalmente, un risvolto psicologico. Immagina di aver comprato un titolo che fa parte del maggiore indice di Borsa. Nei mesi successivi all’acquisto, la performance del titolo è tutt’altro che fantastica: partivi da 15 euro per azione, te lo ritrovi che ne vale 10. Come la affronti? In questo caso, molti la affrontano attingendo a tutta una serie di “ammortizzatori psicologici” che giustificano la scelta fatta: il titolo è molto noto, i media ne parlano e gli analisti più conosciuti fanno uscire report e valutazioni a cadenza periodica ravvicinata. Tutte argomentazioni utili ad attutire il disagio provocato dalla perdita, spesso attribuita alla sfortuna o alla congiuntura.

E se invece avessi scelto un titolo quotato ma ignoto ai più, di cui in giro si parla poco o per nulla? Se fosse quell’investimento a registrare una perdita, molto probabilmente nella tua testa prevarrebbe l’assillante “ma chi mai me lo ha fatto fare”. Avresti insomma meno appigli ai quali aggrapparti per giustificare la tua scelta, ai tuoi occhi e a quelli degli altri.

“Just a mouse click away”: ma è davvero così?

Nell’era di internet e dei social, conviviamo con l’avvolgente sensazione per cui trovare tutte le informazioni di cui abbiamo bisogno sia un gioco da ragazzi. Che tutto sia “just a mouse click away”, a distanza di un clic del mouse. Però le cose non stanno proprio così. C’è una gerarchia degli argomenti anche in questa nostra epoca digitale: il calo degli indici di Borsa e la risalita dello spread fanno più rumore del recupero successivo o della successiva flessione, e le “good news” continuano a non fare notizia (o comunque, a farne meno rispetto alle bad news).

Portafogli: come si aggira l’“effetto copertura”?

Quello di cui ti abbiamo parlato è un vero e proprio “coverage effect”, un “effetto copertura”. Che, con tutto ciò che ne consegue, può rappresentare un ostacolo non di poco conto per chiunque desideri mettere in atto una strategia di diversificazione del portafoglio. Si rischia, come abbiamo detto, di concentrarsi su uno o due temi o titoli e di perdere la visione d’insieme del proprio portafoglio. Il quale, come ti diciamo sempre, deve essere invece ben diversificato, in un’ottica di medio-lungo termine, e in linea con i tuoi obiettivi, bisogni e profilo di rischio.

Di fronte al flusso di news che si concentra su uno o due temi o titoli, la soluzione è proprio quella di fare un passo indietro e guardare al quadro d’insieme. Ed è sicuramente più semplice farlo con la consulenza finanziaria di un professionista del settore, che ti può aiutare a tenere a bada l’emotività – in termini di ansia, ma anche di eccessi di entusiasmo – e lo sguardo rivolto agli obiettivi di lungo periodo.

Senza lasciarti distrarre o abbagliare dai flash.

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Il presente articolo è stato redatto dal team del blog AdviseOnly.com e ha una finalità esclusivamente informativa. Non va quindi inteso in alcun modo come consiglio finanziario, economico o di altra natura e nessuna decisione, di investimento o di altro tipo, deve essere presa unicamente sulla base dei contenuti qui riportati. L’articolo non costituisce da parte di AdviseOnly.com un’offerta al pubblico d’acquisto o vendita di titoli e più in generale di strumenti finanziari e/o attività di sollecitazione all’investimento, ai sensi del decreto legislativo 24/02/1998, n. 58.