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DEF 2021: la strategia per tornare a crescere

Scopri cos’è e cosa dice il Documento di Economia e Finanza 2021 approvato dal Consiglio dei Ministri

Il Consiglio dei Ministri ha approvato il DEF 2021, insieme a un nuovo scostamento di bilancio da 40 miliardi di euro per l’anno in corso destinato a sostenere la ripresa economica e sociale del Paese.

Sai cos’è il DEF?

Per fartela breve, il Documento di Economia e Finanza è un documento in cui il governo definisce la linea della politica economica che intende attuare e le stime sulla crescita del Paese nei prossimi anni.

E lo scostamento di bilancio?

Qui parliamo invece dell’atto con cui si chiede al Parlamento di consentire un deficit più ampio rispetto a quanto già autorizzato. Nello specifico, quest’anno il governo ha chiesto di ricorrere a un deficit maggiore nella misura di 40 miliardi di euro rispetto a quello autorizzato nella Legge di Bilancio varata a fine 2020. La richiesta era ampiamente attesa, e punta a finanziare un nuovo decreto Sostegni – dopo quello di marzo da 32 miliardi di euro – dedicato questa volta alle imprese (dovrebbe vedere la luce entro la fine di aprile).

“Il nuovo provvedimento avrà come destinatario principale i lavoratori autonomi e le imprese, e concentrerà le risorse sul rafforzamento delle aziende più impattate dalle chiusure”, si legge nella bozza del DEF, secondo cui oltre la metà dei 40 miliardi andrà ad aziende e partite IVA. Il governo prevede inoltre “misure per aiutare le imprese a coprire parte dei costi fissi, sia con sgravi di imposta che con la copertura della quota fissa delle bollette e di parte dei canoni di locazione tramite credito d’imposta”.

Grazie a questi interventi, i sostegni a imprese e famiglie erogati finora nel 2021 raggiungeranno il 4% del PIL (erano stati pari al 6,6% nel 2020).

Un fondo complementare al Recovery Plan

Non finisce qui. Con il nuovo decreto arriverà anche la creazione di un fondo complementare al PNRR (il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, noto alle cronache anche come Recovery Plan), che avrà durata decennale e sarà finanziato in deficit con – scrive l’agenzia di stampa Ansa – circa 6 miliardi di euro l’anno.

Un punto fondamentale nella strategia di uscita dalla crisi e di ritorno allo sviluppo, si legge in un comunicato stampa pubblicato sul sito del ministero dell’Economia, sarà infatti “il forte impulso agli investimenti pubblici del piano (il PNRR, appunto) da circa 222 miliardi di euro per il periodo 2021-2026, di cui circa 169 aggiuntivi rispetto alla programmazione esistente”. Per attuare questo piano “sarà necessario semplificare la normativa sulle opere pubbliche e dotare le amministrazioni coinvolte delle necessarie capacità progettuali e manageriali”.

“E speriamo che sia l’ultima volta”

Di fronte a una situazione fatta di luci e di ombre, si legge nella premessa al DEF, “il governo ritiene necessario rafforzare la spinta a uscire dalla crisi attraverso tutti gli strumenti a disposizione, dalla campagna di vaccinazione all’impulso alla ricerca medica e al rafforzamento del Sistema Sanitario Nazionale. E, in campo economico, “dai sostegni e ristori al rilancio degli investimenti e dello sviluppo con il Piano di Ripresa e Resilienza (PNRR) finanziato da Next Generation EU e da ulteriori risorse nazionali”.

Il tutto nella speranza che – grazie ad andamenti epidemici ed economici sempre più positivi nei prossimi mesi – questo sia l’ultimo intervento di tale portata, si legge ancora nella bozza del DEF. Fermo restando, naturalmente, “l’impegno a sostenere l’economia per tutto il periodo che sarà necessario, se ne ricorreranno le condizioni”.

Le previsioni sulla crescita

Ma veniamo alle stime di crescita contenute nel DEF. Qui arriva una ventata di ottimismo, tanto che, oltre a elencare numeri decisamente positivi sul PIL, il documento parla esplicitamente di previsioni prudenziali che “riflettono solo in parte l’ambizione della politica di rilancio” del governo.

Comunque, per quanto prudenti, le previsioni indicano un ritorno del PIL vicino ai livelli del 2019 già l’anno prossimo. Nello specifico, dopo la caduta dell’8,9% registrata nel 2020, il Prodotto Interno Lordo dovrebbe salire del 4,5% nel 2021 e del 4,8% nel 2022, per poi crescere del 2,6% nel 2023 e dell’1,8% nel 2024.

E i conti pubblici?

In tutto questo però, si legge ancora nella bozza, non va dimenticato l’equilibrio dei conti pubblici. Includendo gli interventi previsti dal DEF, il deficit pubblico raggiungerà quest’anno l’11,8% del PIL: “è un livello molto elevato, ma dovuto principalmente a misure di natura temporanea”, precisa il documento.

Il rapporto tra deficit e PIL (cioè tra il disavanzo annuale tra entrate e uscite dello Stato e quanto lo Stato ha prodotto in un anno) tenderà comunque a rientrare nei prossimi anni: stando alle previsioni, scenderà al 5,9% nel 2022, al 4,3% nel 2023, al 3,4% nel 2024 e nel 2025 tornerà sotto al 3%.

Quanto invece al rapporto tra il debito pubblico (cioè i soldi che uno Stato deve ai suoi creditori) e il PIL, le stime lo indicano al 159,8% nel 2021, al 156,3% nel 2022, al 155% nel 2023 e al 152,7% nel 2024. La strada verso il 60% – livello indicato come ottimane dai vincoli UE, momentaneamente messi da parte nella lotta alle conseguenze economiche della pandemia – è ancora lunga.

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