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Come sono cambiate le abitudini dei consumatori in Italia?

Il coronavirus ha sicuramente impattato sulla nostra quotidianità stravolgendone la routine. Ma questi cambiamenti sono davvero destinati a durare?

Il lockdown imposto in seguito all’esplosione del coronavirus ha comportato il blocco della stragrande maggioranza dei settori produttivi e ha costretto le persone in casa. Due fattori questi che hanno fortemente scosso aziende e società, sollevando nuove esigenze tra noi cittadini.  Le persone sono più propense all’acquisto dei beni di prima necessità e gli altri settori faticano ancora a ripartire, complice la paura latente di una possibile nuova ondata di contagi che blocca molte persone dal sostare nei negozi, ad esempio, o a tornare con la frequenza di prima al ristorante. Le preferenze di acquisto dunque sono cambiate in concomitanza con il cambio dell’ambiente socio-economico e seguendo il ritmo delle fasi di riapertura.

Un difficile ritorno alla “normalità”.

Secondo te, quanto sono cambiate le nostre abitudini d’acquisto durante l’emergenza sanitaria? A risponderci è uno studio condotto da Bain & Company in 5 paesi (Italia, Francia, Germania Regno Unito e Svezia), che ha analizzato l’impatto della crisi sul sentiment e le abitudini dei consumatori. Spopolano gli acquisti online – chi tra noi non ha passato molte ore sui siti di e-commerce durante il lockdown? –  che sembra vada sempre più consolidandosi, grazie alla maggiore comodità percepita e al minore rischio di contrarre il virus. La spesa alimentare online, e in particolare l’home-delivery, pare essere stata un’opzione particolarmente gradita, soprattutto dalle generazioni più giovani, ma anche i meno avvezzi sembrano averne scoperto la comodità. Questi canali potrebbero quindi rimanere quelli privilegiati di acquisto indipendentemente dalla pandemia. Settore alimentare a parte, andando ad analizzare le ricerche online delle persone svettanogiardino e bricolage, settori tra i più ricercati, mentre diminuiscono tempo libero e viaggi.

Non solo “online”.

Sebbene si tratti di uno scenario in cui il canale online ha acquisito una grande forza, in quanto il più accessibile (o addirittura unico) in determinate circostanze, è anche vero che gli stabilimenti fisici hanno continuato a essere i prescelti per la maggior parte degli acquisti alimentari. Il consumatore “sociale”, ossia colui ancora attento al contatto diretto, non sembra dunque essere una figura destinata a sparire: il 63% degli italiani desidera ancora fare acquisti fisicamente in negozio, ma il 68% di loro sceglierà i punti vendita in grado di garantire le migliori condizioni igieniche e di sicurezza. È interessante inoltre osservare come sia cambiata la gestione del tempo fuori casa: il numero di visite ai supermercati si è ridotto del 22% passando da una media di 4,5 a 3,5 uscite mensili e il tempo trascorso nei negozi è aumentato a 35 minuti, rispetto ai precedenti 33 minuti (+6%).  Sembra dunque che la gente preferisca ridurre il numero di uscite rendendole più “proficue” Allo stesso modo, il fatto che gran parte della popolazione lavori in smart working ha influenzato sia i giorni scelti che le fasce orarie: le uscite infrasettimanali sono diventate le preferite, sostituendo quelle del sabato.

Qualità e sostenibilità dei prodotti in primis.

Il sempre maggiore interesse per tematiche legate alla salute ha avuto poi un impatto anche sulle scelte alimentari degli individui, rafforzando quella tendenza antecedente all’esplosione pandemica della spesa sostenibile. Oltre il 60% delle persone pone attenzione alla qualità e alla sostenibilità dei prodotti.  Anche l’analisi dei modelli di business conferma una certa tendenza al “salutismo”: l’offerta è costituita per il 40% da alimenti salutari, cioè fatti con materie prime di origine biologica, oppure ottenuti con processi di trasformazione poco invasivi, senza additivi e conservanti artificiali. Comportamenti antidoti della paura soprattutto per chi teme di più il contagio.

La paura è una delle cicatrici del covid.

Per alcune fasce della popolazione, come i millennials, i canali online rimarranno quelli privilegiati, mentre per molte persone quelli tradizionali torneranno ad essere i più ricercati. La voglia di tornare alla “nuova normalità” ha risvegliato la nostra voglia di acquistare e viaggiare, tuttavia, alcuni settori, come la ristorazione, la moda, il tempo libero e i viaggi, nonostante le riaperture, stentano a ripartire, complice la paura ancora diffusa tra le persone del contagio. Man mano che la situazione si stabilizzerà le cose torneranno probabilmente sempre più alla “normalità pre-covid”, anche per questi settori. È ormai certo però che nella nostra vita rimarrà lo shopping online, un po’ di distanziamento sociale e l’abitudine a lavarsi molto spesso le mani.

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