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Recovery Fund e politiche monetarie accomodanti: la speranza mette il turbo ai listini

Tra Recovery Fund, sospensione dei vincoli di spesa europei e supporto della banca centrale, le prospettive non appaiono troppo fosche

Una certa euforia di fondo sta animando i mercati finanziari di tutto il mondo. La tendenza al rialzo sembra voler continuare la sua corsa e anche le notizie positive sono prese con particolare entusiasmo.

L’esempio italiano

Per restare in Italia, con l’avvio del governo Draghi il paniere principale di Piazza Affari, il FTSE MIB ha fatto un balzo in avanti e lo spread, che come sai è la differenza di rendimento tra i BTP italiani e i Bund tedeschi a 10 anni, è ripiegato fin sotto la soglia psicologica dei 100 punti.
Una figura di spessore internazionale come Draghi può dare grande autorevolezza all’Italia, ma è altrettanto vero che una tale notizia si è innestata su uno scenario che agli analisti pare migliore rispetto a quello vissuto durante la crisi precedente.
Rispetto al 2011, infatti, forse anche perché la pandemia è un problema comune e non solo una grana di certi Paesi indebitati, si è registrata una maggiore solidarietà che in Europa ha preso forma con il Recovery Fund: una grande massa di denari, di cui oltre 200 miliardi solo per l’Italia da destinare a un piano di investimenti per la ripresa.
Ma c’è di più: la sospensione dei vincoli di spesa europei e il supporto della banca centrale, che rimane tuttora straordinario, delineano prospettive non così fosche, sebbene la pandemia sia una battaglia ancora in corso e la distribuzione dei vaccini stia conoscendo non pochi intoppi.

Inflazione all’orizzonte?

Le restrizioni dovrebbero continuare a tenerci compagnia per alcuni mesi, almeno fino a quando la copertura vaccinale non sarà sufficiente da abbattere contagi e ricoveri. La presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen ha promesso che entro l’estate il 70% degli europei sarà vaccinato. Ed è per allora, nella seconda parte del 2021, che potrebbe consolidarsi una ripresa finalmente meno incerta.
E a proposito di ripresa: alcuni analisti cominciano a interrogarsi sulla possibilità di un ritorno d’effetto dell’inflazione, nel caso in cui tale ripresa dovesse rivelarsi più robusta del previsto. L’enorme massa di liquidità derivante dai consumi rinviati, la straordinaria benevolenza delle politiche monetarie di tutto il globo e i piani di spesa massicci messi in cantiere dai governi potrebbero infatti sprigionare tutto il loro potenziale una volta tolta la briglia del virus. E causare così un aumento generalizzato dei prezzi.

Valute: continua la debolezza del dollaro

Mentre le Borse dell’Asia proseguono la loro corsa, negli Stati Uniti il dollaro continua a essere debole nei confronti dell’euro, intorno a quota 1,20. Alcuni gestori pensano che la forbice potrebbe ampliarsi ulteriormente e attestarsi nel lungo periodo tra 1,25 e 1,40, cosa senz’altro da tenere in considerazione nella costruzione del portafoglio.
Nel breve, tuttavia, potrebbe arrivare una sorpresa positiva dal fronte della crescita negli Stati Uniti d’America e un conseguente cambio di politica della Federal Reserve tale da permettere un recupero del biglietto verde.
La debolezza del dollaro, in ogni caso, schiude alcune possibilità d’investimento sui bond dei mercati emergenti.

Un giro tra azioni, obbligazioni e petrolio

Le valutazioni azionarie sono differenti a seconda delle aree geografiche. E per quanto riguarda gli Stati Uniti, il principale mercato mondiale, le valutazioni sembrano essere particolarmente elevate. Tradotto: le azioni potrebbero in effetti essere sopravvalutate. Tuttavia, la grande liquidità in circolazione, l’ottimismo sull’efficacia dei nuovi vaccini (a dispetto delle varianti in circolazione) e i rendimenti bassi o negativi delle obbligazioni fanno pensare che i rialzi possano proseguire nei prossimi mesi.
Se si ragiona in un’ottica di più lungo periodo, invece, si stanno facendo largo sempre di più gli investimenti ESG, ovvero quelli che nella selezione tengono conto di criteri etici a proposito di ambiente, interesse sociale e gestione aziendale.
Nell’obbligazionario, l’asset class favorita da chi è in cerca di rendimento sembra essere quella dei Paesi emergenti.
In particolare quelli dell’Asia, che in questo momento si confermano i più solidi. Nelle materie prime, infine, il mercato del petrolio sarà caratterizzato ancora da un eccesso di offerta, complici le limitazioni in Europa e Stati Uniti a causa del coronavirus.

Tempo di investire?

Ora che hai fatto questa panoramica con noi, cosa puoi concludere? Che è un buon momento per investire? A dirla tutta, è sempre un buon momento per iniziare a investire: basta che tu lo faccia con la giusta dose di diversificazione (e non mettendo tutte le tue uova nello stesso paniere, come ti diciamo sempre), tenendo conto dei tuoi obiettivi, del tuo orizzonte temporale e del tuo profilo di rischio.
Diversificazione che può essere anche temporale, per esempio con un Piano di Accumulo del Capitale (PAC), che ti consentirebbe di entrare nel mercato un piccolo passo alla volta, limitando le ripercussioni dei cali sul tuo portafoglio senza rinunciare a beneficiare dei recuperi successivi. Con i consigli, magari, di un advisor finanziario serio e preparato, di tua fiducia.
Quel che è certo è che stiamo vivendo un periodo storico di grandi incognite ma anche di grandi opportunità: come altri che l’hanno preceduto e che, ragionevolmente, lo seguiranno in futuro.

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