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Perché la fiducia digitale è davvero importante?

Misure efficaci di cybersecurity e trasparenza nell’utilizzo dei dati per una migliore performance finanziaria

Nella vita quotidiana le interazioni che si limitano al canale digitale sono sempre più frequenti. Ti sarà capitato di sottoscrivere un abbonamento con qualche piattaforma di streaming per guardare film e serie tv o per ascoltare musica. Come potresti aver accettato termini e condizioni di società che ti permettono di fare la spesa e acquistare articoli di qualsiasi genere con un semplice click. Per non parlare dei social media, a cui potresti aver fornito, più o meno consapevolmente, innumerevoli informazioni sulla tua vita.

Del resto, questo è il mondo che conosciamo oggi: la digitalizzazione è un Megatrend che non sembra destinato a esaurirsi tanto presto. Ma quanto sono protetti davvero i tuoi dati online? E quanto le tue aspettative in tema di cybersicurezza sono allineate con la realtà?

Ad approfondire il tema è un’interessante ricerca di McKinsey che, grazie ai risultati di un’indagine condotta su 1.300 manager e circa 3.000 consumatori, ha rilevato una profonda discrepanza tra la fiducia (elevata) che le persone ripongono nelle aziende a cui affidano i propri dati e le effettive misure messe in campo dalle stesse aziende per proteggere le informazioni relative ai loro clienti.

Eppure, pare che stabilire un rapporto di fiducia con i clienti in tema di esperienza digitale faccia bene anche al conto economico. Stando alle analisi di McKinsey, infatti, le aziende meglio posizionate in tema di cybersicurezza – in grado quindi di garantire la protezione dei dati dei clienti – hanno una maggiore probabilità, rispetto ai competitor, di veder crescere i loro ricavi a tassi di almeno il 10% annuo.

I consumatori hanno fiducia nelle aziende

Nel dettaglio, circa il 70% dei consumatori intervistati crede che le società da cui acquista o con cui interagisce a vario titolo online siano meritevoli di “fiducia digitale”, un concetto che McKinsey traduce in capacità di protezione dei dati dei clienti, misure efficaci di cybersecurity e trasparenza nell’utilizzo dei dati e dell’intelligenza artificiale.

Non solo. Una quota importante dei partecipanti all’indagine – circa il 40% – ha detto di aver interrotto la relazione con un’azienda che ne aveva violato la fiducia. Insomma, la fiducia digitale è veramente importante per i consumatori, che vogliono chiarezza su come i loro dati verranno utilizzati. Un discorso che vale a maggior ragione per i più avvezzi al mondo digitale, come i membri della Generazione Z o gli amanti dello shopping online.

E se il 59% dei consumatori è convinto che, in definitiva, le aziende si preoccupino più di trarre profitto dai loro dati che di proteggerli, la maggior parte degli intervistati ha fiducia nelle aziende con cui sceglie di interagire: il 70% dei consumatori esprime infatti un grado di fiducia almeno moderato sul fatto che le aziende da cui acquista prodotti e servizi proteggano i suoi dati.

Come rispondono le aziende?

Tuttavia, molte aziende non sono nelle condizioni di rispondere a simili aspettative: basti pensare che ben il 57% dei dirigenti intervistati ha ammesso che le società per cui lavorano hanno avuto problemi di violazione dei dati almeno una volta negli ultimi tre anni.

E non è difficile capire perché. Esiste uno scollamento tra quello che le aziende credono di fare e quello che effettivamente fanno: il 90% di esse sostiene di riuscire, almeno in minima parte, a mitigare i rischi digitali, e una percentuale simile dice di avere un approccio proattivo alla cybersecurity.

Questa sicurezza – dati alla mano – appare piuttosto infondata, rileva ancora McKinsey.

“Meno di un quarto dei dirigenti riferisce che le loro organizzazioni stanno mitigando attivamente una serie di rischi digitali, come quelli posti dai modelli di intelligenza artificiale, dalla conservazione e dalla qualità dei dati.”

Eppure, rileva l’indagine, le aziende leader nella messa a punto di strategie volte a creare fiducia digitale sono anche quelle che registrano performance finanziarie migliori.

Una correlazione che forse non sorprende del tutto, riflette Jim Boehm, partner di McKinsey. “Ci siamo chiesti se ciò fosse dovuto al fatto che queste aziende semplicemente lavorano meglio e che questo si traduce in fiducia. Ma la differenza nella natura e nel numero dei loro obiettivi, così come il loro impegno verso la maggior parte delle best practice in termini di sicurezza digitale, suggeriscono un’attenzione deliberata verso una strategia di costruzione della fiducia e verso la realizzazione di prestazioni con una resilienza superiore durante i periodi di grande disruption. La nostra conclusione finale è che in un mondo digitalmente connesso e guidato dai dati, il raggiungimento della fiducia digitale è un imperativo strategico importante e un enorme fattore di differenziazione aziendale”.

Il takeaway di questo studio è chiaro, conclude Bohem.

“I consumatori stanno mettendo la sicurezza della loro identità digitale nelle mani di aziende di cui si fidano. Queste aziende dovrebbero mettere in atto rapidamente misure che consentano di mantenere la fiducia accordata loro dai clienti. Anche perché la costruzione della fiducia digitale non è solo la cosa giusta da fare, ma offre anche alle aziende la possibilità di sbloccare futuri orizzonti di crescita.”

Cosa significa tutto questo per te?

Da un lato, che sarebbe meglio essere cauti nell’affidare i tuoi dati personali a destra e a manca nel web. Dall’altro, che per le aziende la strada da fare in termini di cybersecurity è ancora lunga. E questo, se la guardiamo dalla prospettiva di un investitore, apre tutta una serie di opportunità interessanti. D’altra parte, la cybersicurezza è un Megatrend a pieno titolo, proprio come la digitalizzazione.

Se ti interessa cavalcare questo trend secolare, ti consigliamo come sempre di procedere per piccoli passi. Il primo è chiedere informazioni al tuo consulente finanziario di fiducia, che potrà indicarti le soluzioni più adatte alle tue specifiche esigenze.

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