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Brexit è realtà: cosa cambia adesso?

L’accordo tra Regno Unito e Unione Europea è finalmente arrivato. Le partiperte sono riuscite a trovare un compromesso, ma molte questioni rimangono a

Alla fine è arrivata: la Brexit è ufficialmente realtà dal 31 dicembre 2020. Il Regno Unito ha definitivamente abbandonato l’Unione Europea, non senza lasciarsi dietro qualche strascico, soprattutto a livello economico. La Vigilia di Natale ha scongiurato un “no deal”, portando con sé almeno un accordo tra le parti così da evitare che l’economia britannica ne uscisse malamente. Il suddetto accordo si è concentrato maggiormente sulla parte riguardante il commercio e sulla questione relativa all’Irlanda del Nord. Vuoi sapere cosa si è deciso? Eccoti qua un riassunto del testo da 1.246 pagine in cui sono contenuti i dettagli dei rapporti futuri tra Regno Unito e Unione Europea.

Non saranno introdotti dazi sul commercio dei beni.

In base al nuovo accordo, non saranno introdotti dazi. Questo significa che non si dovrà pagare quando le merci attraverseranno i rispettivi confini. Scongiurati anche i vincoli quantitativi, ossia non saranno applicati limiti alle quantità di beni commerciati e le merci potranno continuare a circolare liberamente. Gli inglesi hanno ottenuto la possibilità di concludere accordi commerciali con Paesi extra-UE, ma alle stesse condizioni di prima e non migliorative per Londra.
Dobbiamo ricordare che il primo gennaio il Regno Unito ha lasciato il Mercato Unico e l’unione doganale dell’UE. Cosa significa nel concreto? Vuol dire che subentreranno restrizioni, per esempio, alla mobilità delle persone, con un sistema di visti particolare. Cosa che non era accaduta dopo il 31 gennaio 2020, perché la Brexit che si consumò allora riguardava l’appartenenza “istituzionale” all’UE, mentre dal primo gennaio 2021 il Regno Unito non fa più parte nemmeno del territorio doganale e fiscale dell’Unione Europea.

Tornano i controlli doganali.

Anche se l’accordo offrirà alle aziende britanniche ed europee un accesso preferenziale al mercato della controparte, tornano i controlli doganali tra Gran Bretagna e UE. Quindi, per esempio, i camion in transito sul confine inglese dovranno portare con sé licenze, dichiarazioni doganali e certificazioni che prima non erano necessari. Un sovrappiù di burocrazia che porterà inevitabilmente a un rallentamento delle procedure di controllo alla frontiera e probabili ritardi. Per ovviare temporaneamente al caos che si potrà creare, la Gran Bretagna ha già sospeso l’introduzione dei controlli sulle merci in arrivo dalla UE per i prossimi sei mesi. Dal lato europeo, i controlli sui camion in arrivo dal Regno Unito sono invece già iniziati.

Bye bye regolamenti europei.

Una delle questioni che stava più a cuore al primo ministro inglese Boris Johnson, e su cui alla fine ha avuto molte concessioni, riguarda il recupero della sovranità legale per la Gran Bretagna. Il Regno Unito non sarà legato a regolamenti e direttive europee nella sua legislazione, né sull’ambiente e né sulle politiche del lavoro: Londra andrà per conto suo, condividendo solamente gli obiettivi politici con Bruxelles. Potrà quindi divergere dai regolamenti europei, evitando di adeguare le proprie leggi in sintonia con le mosse dell’UE.

In più, la Corte di Giustizia Europea non si occuperà delle eventuali controversie tra le due parti. Saranno gli istituti della legge internazionale e non quelli europei a valere. Il pericolo? Bruxelles teme che in futuro Londra possa introdurre delle normative (per esempio in campo fito-sanitario o ambientale) meno stringenti rispetto a quelle che l’UE impone alle proprie aziende, con il risultato di una concorrenza sleale da parte di Londra. L’accordo prevede quindi eventuali sanzioni applicabili in questo caso dall’Unione.

Il nodo cruciale: cosa si è deciso sul fronte pesca?

La pesca è una delle questioni rimaste aperte fino all’ultimo momento: di scarsa importanza economica, ma di grande valore politico. Londra ha dovuto cedere qualcosa e l’Unione concedere più di quanto voleva, ma alla fine si è raggiunto un compromesso almeno per i prossimi cinque anni. La riduzione della pesca europea in acque britanniche è stata fissata infatti a un -25%, mentre la Gran Bretagna spingeva per un -80% e Bruxelles proponeva -18%. Un accordo solo transitorio e che varrà per i prossimi cinque anni, dopo di che saranno nuovamente adeguate in base all’esito di ulteriori negoziati.

L’Irlanda del Nord? Resta nel mercato unico.

Alla fine, l’Irlanda del Nord resta parte del Mercato Unico e dell’unione doganale. Sostanzialmente, rimane quindi nell’orbita UE, così da evitare il ritorno di un confine interno nell’isola, di fatto al fine di garantire il rispetto degli accordi del Venerdì Santo, che vietano l’istituzione di un confine fisico sull’isola d’Irlanda, tra Repubblica d’Irlanda e Irlanda del Nord. Per le merci che attraversano il mare irlandese ci saranno comunque delle procedure doganali, con l’obbligo di presentare una dichiarazione e certificati sanitari per i prodotti che arrivano dalla Gran Bretagna. I controlli scatteranno il primo aprile.

Servizi finanziari: attesa volatilità.

A sorpresa il settore della finanza sembra essere rimasto ai margini dell’accordo, anche ricoprendo una buona fetta degli “scambi” commerciali con l’UE. Di fatto dallo scorso primo gennaio le società finanziarie britanniche hanno perso il passaporto europeo e quindi l’accesso automatico al mercato unico. Potranno però operare in Europa attraverso lo stesso “regime di equivalenza” previsto per Paesi come Stati Uniti e Giappone.
Le due parti hanno stabilito infatti che le nuove regole di accesso ai rispettivi mercati finanziari saranno decise unilateralmente dal Regno Unito e dall’Unione Europea. La Banca d’Inghilterra ha dichiarato di attendersi una certa volatilità sui mercati e interruzioni nella fornitura di servizi finanziari all’Unione Europea. Per il momento i mercati però sembrano aver reagito piuttosto bene.

Quindi cosa cambia per i cittadini europei e per noi italiani?

Ti starai chiedendo se ci saranno risvolti anche a livello “di cittadino” italiano e quindi europeo. Considerando che l’Italia conta il terzo maggiore surplus commerciale europeo nei confronti di Londra e che oggi rende il Regno Unito il quinto importatore di beni italiani, essere riusciti a evitare dazi e restrizioni quantitative gioverà sicuramente all’economia italiana e di conseguenza a tutti i lavoratori dei settori interessati come la meccanica strumentale, il tessile, il chimico e l’agroalimentare.
Vuoi andare in Inghilterra? Qui le regole cambiano, in particolare per chi vuole spostarsi per periodi di tempo più lunghi, per esempio per lavoro. In questo caso le nuove norme prevedono che anche i cittadini europei facciano una richiesta di visto che verrà approvata sulla base di un sistema a punti rigoroso: quasi il 40% dei punti dipende dall’avere un’offerta di lavoro da un datore britannico. Il governo britannico, inoltre, non parteciperà più al programma di scambio Erasmus+ e ad altri programmi meno noti – come per esempio Galileo.

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