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Tassi di interesse, perché le banche centrali li cambiano e quali effetti hanno sulla vita quotidiana

Cosa vuoi che cambi tra il 2% e il 3%? Dipende! Se parliamo di quanta batteria ti rimane nel telefono prima che si spegna inesorabilmente a metà serata, costringendoti a chiedere caricabatterie in posti improbabili, non cambia molto. Se parliamo di banche centrali e tassi di interesse, cambia moltissimo. In questo articolo vediamo perché le banche decidono di alzare o abbassare i tassi di interesse, e come questo, cambiando il costo del denaro, influenza vari aspetti della quotidianità.

L’equilibrio tra inflazione e crescita economica

Crescita economica e inflazione sono in costante e delicato equilibrio. Se l’economia cresce molto velocemente, è possibile che l’inflazione salga troppo. Se l’economia cresce troppo lentamente, i prezzi di solito sono più stabili, ma c’è il rischio che aumenti la disoccupazione, che il reddito medio diminuisca e con esso il benessere generale.

Cos’è l’inflazione e da cosa deriva

Prima di proseguire, vale la pena di ricordare cos’è l’inflazione. L’inflazione è l’aumento generale dei prezzi prolungato nel tempo, che porta alla diminuzione del potere d’acquisto, ovvero a una perdita di valore del denaro. Infatti, se tutto o quasi costa un po’ di più, con lo scorrere dei mesi servono più soldi per fare le stesse cose di prima. Per misurare l’inflazione si tiene conto della variazione di prezzo di alcuni beni e servizi che costituiscono un paniere. Il paniere italiano viene stilato dall’Istat.

Ma perché i prezzi aumentano? Possiamo individuare tre cause, spesso legate tra loro.

  • Una scarsità di un bene che prima era più abbondante: questo è, ad esempio, quello che è successo a gas e petrolio quando la Russia ha invaso l'Ucraina nel 2022. All’improvviso, l’Europa non aveva più l’approvvigionamento delle quantità di gas e petrolio necessarie, a causa dell’interruzione di vari canali di fornitura. Questi beni diventati più scarsi e chi poteva era disposto a pagarli più di prima per poterli acquistare. Così, i prezzi medi sono saliti. Inoltre, visto che questi carburanti sono usati in moltissime produzioni e nei trasporti, l’effetto di questi aumenti si è ripercosso su tanti altri prezzi, dagli alimentari ai prodotti industriali.
  • Inflazione da domanda: quando la richiesta di un bene o servizio aumenta rapidamente, prima che la produzione di quel bene possa adeguarsi il suo prezzo aumenterà, provocando inflazione.
  • L’inflazione può derivare anche dall’aumento della moneta in circolazione: se per qualche motivo la quantità di denaro totale aumenta, il suo valore tende a diminuire. Pensa di avere un accendino in villaggio freddo e sperduto: tutti lo vorrebbero per poter accendere un fuoco e scaldarsi. Se invece lo stesso accendino ce l’avessero tutti, molte meno persone sarebbero interessate al tuo.

Tornando ai numeri, anche un’inflazione moderata, pari ad esempio al 2% annuo - il livello considerato sano dalla Banca Centrale Europea - può erodere considerevolmente il valore dei tuoi risparmi: 1.000 euro oggi, tra 10 anni, avranno un potere d’acquisto di circa 820 euro. Ecco perché investire è anche un modo per difendere il tuo denaro.

Cosa sono le banche centrali

Bene, ora che abbiamo fatto chiarezza, veniamo agli istituti che effettivamente agiscono sui tassi di interesse. Le banche centrali: puoi immaginarle come le banche delle banche. Se tu per un prestito vai in banca, la tua banca si rivolge alla banca centrale per ottenere liquidità. La maggior parte dei Paesi ne ha una, compresa l’Italia (avrai sentito parlare di Banca d’Italia).

Nel caso dei Paesi che adottano l’euro, il riferimento per i tassi di interesse è la Banca Centrale Europea.

Cosa fanno le banche centrali

L’obiettivo principale delle banche centrali è tenere l’inflazione a livelli considerati ottimali. In altre parole, evitare che i prezzi crescano troppo e troppo in fretta. A differenza delle banche commerciali (ossia le classiche banche dove la maggior parte delle persone esegue le proprie operazioni quotidiane) le banche centrali non operano a servizio di privati o imprese: garantiscono l’intero sistema economico, attraverso la gestione della politica monetaria. Concedono denaro alle altre banche, vigilano sulla stabilità finanziaria, regolano la quantità di moneta in circolazione e, soprattutto, determinano quanto deve costare il denaro, tramite i tassi di interesse. In alcuni casi, come quello della Federal Reserve, la banca centrale degli USA, al mandato riguardante i prezzi se ne associa un altro: sostenere l’occupazione, ovvero, fare sì che chi può lavorare riesca a farlo.

Come funzionano i tassi di interesse

I tassi delle banche centrali sono molti perché molte sono le operazioni a cui si applicano. Il funzionamento però è sempre lo stesso: il tasso di interesse è espresso in percentuale alla cifra totale, su base annua.

Come si calcolano gli interessi

Immagina di chiedere un prestito a 10 anni di 10.000 euro con un tasso del 2%. Ogni anno, dovrai restituire alla banca 1.200 euro.

  • Di questi, 1.000 rimborsano la banca dei soldi che hai preso in prestito (10.000 euro / 10 anni).
  • Mentre gli altri 200 (2% x 10.000 euro) sono gli interessi.

Quando le banche centrali aumentano i tassi di interesse

Immagina che i prezzi stiano crescendo molto. Se hai un datore di lavoro, andrai a chiedere un aumento per poter tenere il passo del costo della vita. Se invece sei un professionista, adeguerai i prezzi per coprire i maggiori costi che stai sostenendo quando acquisti i materiali che ti servono. Chi invece non ha ricevuto aumenti, potrebbe pensare di chiedere dei prestiti in banca per realizzare dei progetti che aveva programmato e che ora sono più difficili da portare a termine. Di conseguenza, il denaro in circolazione aumenta e i prezzi rischiano di crescere ulteriormente. Inoltre, le aziende spesso faticano a sostenere i costi e devono rallentare la produzione. In questo scenario, l’economia vuole consumare più di quanto viene prodotto. In gergo si dice che è “surriscaldata”.

Cosa succede a mutui e prestiti quando le banche centrali aumentano i tassi di interesse

Qui entra in gioco la banca centrale, che al fine di tenere a bada i prezzi è disposta a raffreddare l’economia, ovvero a rallentarla.

Come? Alzando i tassi di interesse, in modo che le banche commerciali debbano pagare di più per prendere soldi in prestito dalla banca centrale. In breve tempo, questi costi si riflettono su tutta la popolazione, dato che le banche “normali” a loro volta aumentano i tassi di mutui e prestiti.

Se chiedere un mutuo costa molto, è più improbabile che tu ne apra uno per comprare una casa. Quindi, diventa più improbabile che chiami un’impresa edile per ristrutturarla. Gli operai avranno quindi meno lavoro, e a loro volta stimoleranno meno l’economia. La banca centrale ha raffreddato l’economia, che ora si muove più piano e quindi non spinge i prezzi verso l’alto.

Ma è un’operazione delicatissima: se i tassi salgono troppo, l’economia rischia di rallentare oltre il necessario. Una brusca frenata può trasformarsi in recessione, e ripartire poi diventa complicato.

Cosa succede quando li abbassano e come cambiano mutui e prestiti

Per questo, i tassi non possono restare troppo alti troppo a lungo. L’economia rallenterebbe troppo, gli operai potrebbero perdere il lavoro, i commercianti venderebbero meno e tu non riusciresti a comprare la casa che vuoi per andare finalmente a vivere da solo.

Una volta che l’inflazione torna nuovamente a livelli accettabili, per dare nuovo slancio all’economia, le banche centrali abbassano i tassi di interesse. I mutui costano meno, i prestiti diventano più accessibili, le imprese investono, le famiglie tornano ad acquistare, le aziende assumono, i progetti ripartono. Ma anche qui serve prudenza: una spinta troppo forte rischia di riaccendere l’inflazione.

In generale, se il taglio dei tassi è troppo ampio, la quantità di denaro in circolazione rischia di crescere troppo rapidamente. Persone e imprese tornano infatti a chiedere prestiti e a investire.

Riprendendo gli esempi di prima: potrebbe aumentare la domanda di beni che le aziende non hanno ancora prodotto, o che non riescono a produrre abbastanza in fretta. Potrebbe esserci una forte richiesta di manodopera perché molte persone hanno acceso mutui per ristrutturare casa. Le imprese edili, per trattenere i propri dipendenti o attirarne di nuovi, potrebbero arrivare a pagarli di più.

Questi sono solo alcuni casi, ma fenomeni simili potrebbero moltiplicarsi e portare l’economia a surriscaldarsi di nuovo, cioè proprio alla situazione che aveva spinto la banca centrale ad aumentare i tassi. È questo il delicato equilibrio di cui parlavamo.

Tassi di interesse: cosa cambia tra il 2% e il 3%? Tantissimo!

Tornando quindi alla domanda posta all’inizio dell’articolo: cosa vuoi che cambi tra il 2% e il 3%? Tantissimo. Anche solo un punto percentuale nei tassi di interesse delle banche centrali genera una serie di piccoli effetti sui movimenti di denaro di milioni di persone che, sommati, possono determinare differenze enormi: trovare lavoro o perderlo, fare un investimento fruttuoso o uno sbagliato, ottenere un aumento di stipendio o restare fermi, vedere il proprio potere d’acquisto crescere o diminuire.

Conclusione

In sostanza, trovare il giusto equilibrio sui tassi è ciò che permette alle banche centrali di bilanciare crescita economica e inflazione, evitando eccessi che finirebbero per danneggiare tutti.


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