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Rata del prestito troppo alta: cosa fare quando non riesci più a pagare

Trovarsi a non riuscire a pagare la rata di un prestito è una situazione più comune di quanto si pensi, e quasi sempre genera una combinazione di ansia e paralisi. La tentazione di rimandare, di aspettare che la situazione migliori da sola, è comprensibile, ma è anche quella che trasforma un problema gestibile in uno molto più complicato. Capire cosa succede concretamente, e sapere che esistono opzioni concrete da attivare, è il primo passo per affrontare la situazione con lucidità.

Cosa succede se non paghi una rata del prestito

Una singola rata saltata non genera conseguenze immediate e automatiche. La segnalazione nelle banche dati del credito scatta solo dopo due rate consecutive non pagate, e comunque non prima che la banca abbia inviato un preavviso scritto al debitore con almeno 15 giorni di anticipo, come previsto dall'art. 125 del Testo Unico Bancario. Se la rata viene regolarizzata prima della seconda scadenza mensile consecutiva, in molti casi non resta traccia del ritardo nelle banche dati.

Il primo effetto concreto di un ritardo è l'applicazione degli interessi di mora: una percentuale aggiuntiva calcolata sull'importo non pagato, che aumenta il costo complessivo del debito per ogni giorno di ritardo. Dopodiché la banca può inviare solleciti e comunicare le possibili conseguenze, ma la segnalazione formale segue i tempi descritti.

Cosa succede se continui a non pagare le rate

Con il prolungarsi dei mancati pagamenti, le conseguenze diventano progressivamente più serie.

Dopo due o tre rate consecutive non pagate, la banca procede con la segnalazione nelle banche dati del credito, registrando il debitore come cattivo pagatore. Questa segnalazione ha effetti pratici immediati: rende difficile o impossibile ottenere nuovi finanziamenti, aprire certi conti o accedere ad altri servizi finanziari. Una segnalazione per mancato rimborso rimane visibile per tre anni consecutivi.

Se il mancato pagamento si prolunga oltre i 120 giorni, la banca può avviare azioni legali per il recupero del credito, che possono portare a un decreto ingiuntivo e, in caso di mancata opposizione, al pignoramento del conto corrente o di altri beni. Vale la pena sapere che il termine di prescrizione per i finanziamenti è di 10 anni secondo l'art. 2946 del Codice Civile, ma ogni atto di sollecito o richiesta di pagamento interrompe la prescrizione, facendola ripartire da capo.

Le opzioni disponibili se la rata è diventata insostenibile

Quando la rata non è più sostenibile, la cosa peggiore da fare è ignorare il problema. Banca d'Italia stessa consiglia di rivolgersi alla banca il prima possibile quando ci si accorge di avere difficoltà a pagare le rate. Le opzioni disponibili sono diverse, e la loro efficacia dipende in larga misura dalla tempestività con cui si agisce.

Rinegoziazione del piano di rimborso

Si può chiedere alla banca di rivedere le condizioni del contratto: allungare la durata residua del prestito riduce l'importo della rata mensile, rendendo il piano più sostenibile. La banca non è obbligata ad accettare, ma ha un interesse concreto a farlo, dal momento che una rinegoziazione concordata è preferibile a una procedura di recupero lunga e costosa.

Gestione flessibile delle rate

Prima di arrivare a una situazione critica, vale la pena verificare se il proprio contratto prevede opzioni di flessibilità. Prestito Arancio di ING, ad esempio, include gratuitamente le opzioni:

  • Salto Rata, che permette di posticipare il pagamento di una rata, fino a 3 volte nell'arco del piano.
  • Riduci Rata, che consente di allungare il piano di ammortamento riducendo l'importo delle rate per non più di 12 mesi, fino a 2 volte.

Entrambe le opzioni sono attivabili in autonomia dall'app, a condizione di essere in regola con i pagamenti e aver pagato almeno 6 rate consecutive. Sono strumenti pensati esattamente per i momenti in cui la rata diventa temporaneamente difficile da sostenere, e attivarli prima di saltare un pagamento è sempre la scelta più efficace.

Come evitare di ritrovarsi in difficoltà con le rate

La prevenzione è sempre più efficace della gestione dell'emergenza. Banca d'Italia raccomanda di fare una valutazione della sostenibilità delle rate prima di sottoscrivere un prestito, cercando di evitare che il totale delle rate superi il 30% delle entrate nette stabili.

Vale la pena rifare questo calcolo periodicamente, non solo al momento della firma. Redditi che cambiano, spese che aumentano o nuovi impegni finanziari che si aggiungono possono spostare equilibri che sembravano solidi.

Un fondo di emergenza, anche piccolo, è un'altra misura concreta: avere qualche mese di uscite fisse coperto da liquidità accantonata permette di assorbire un periodo di difficoltà senza saltare immediatamente le rate. Costruirlo gradualmente, anche con piccole somme mensili su un conto separato, è uno degli investimenti più utili che si possano fare sulla propria stabilità finanziaria.

Domande frequenti sulle rate del prestito non pagate (FAQ)

Dopo quante rate non pagate la banca può agire legalmente?

Non esiste un numero fisso stabilito per legge, ma nella pratica le azioni legali vengono avviate dopo un periodo di inadempienza prolungato, generalmente oltre i 120 giorni. Prima di arrivare a questo punto, la banca invia solleciti e comunicazioni formali.

Una rata saltata rimane per sempre nella mia storia creditizia?

No. I tempi di conservazione delle informazioni nelle banche dati del credito sono definiti dalla normativa e variano in base alla gravità della situazione. Una volta saldato il debito, la rimozione avviene automaticamente al termine del periodo previsto.

Posso chiedere una pausa nelle rate se perdo il lavoro?

Sì, in molti casi. La perdita del lavoro è una delle situazioni in cui le banche sono più disponibili a concedere una sospensione temporanea delle rate, soprattutto se documentata. Alcuni contratti prevedono esplicitamente questa possibilità; in altri casi va negoziata. L'importante è farne richiesta prima di saltare le rate, non dopo.

 

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