ICC conto corrente: cos'è e come usarlo per scegliere la banca
Quando si confrontano i conti correnti, il canone mensile è spesso il primo numero che si guarda, ma non è il più utile. Il costo reale di un conto dipende anche da quante operazioni si fanno e quanto costa ciascuna: bonifici, prelievi, pagamenti con carta, domiciliazioni. Per questo esiste l'ICC, un indicatore standardizzato che permette di confrontare i conti su basi omogenee, senza dover sommare voce per voce.
Cos'è l'ICC del conto corrente
L'ICC, Indicatore dei Costi Complessivi, è un numero espresso in euro che stima il costo annuo di un conto corrente per un determinato profilo di utilizzo. Include sia i costi fissi, come il canone di tenuta conto e le spese di comunicazione, sia i costi variabili legati alle operazioni effettuate nel corso dell'anno.
A differenza del semplice canone mensile, l'ICC offre una fotografia più completa: un conto a canone zero può avere un ICC elevato se applica commissioni alte sulle singole operazioni, mentre un conto con canone fisso può risultare più conveniente per chi usa il conto intensamente.
Perché nasce l'indicatore complessivo dei costi
L'ICC è stato introdotto da Banca d'Italia nell'ambito delle disposizioni in materia di trasparenza delle operazioni e dei servizi bancari, in recepimento della Direttiva europea sui conti di pagamento. L'obiettivo è dare ai consumatori uno strumento standardizzato per confrontare i costi dei conti correnti tra banche diverse, senza dover decifrare fogli informativi costruiti in modo non uniforme.
Prima dell'ICC esisteva già un indicatore simile chiamato ISC. L'ICC lo ha sostituito con criteri più precisi e profili di utilizzo aggiornati, rendendolo obbligatorio per tutte le banche che offrono conti correnti ai consumatori.
Come si calcola l'ICC
Il calcolo dell'ICC parte dai profili di utilizzo definiti da Banca d'Italia, che simulano il comportamento tipico di diverse categorie di clienti. Per i conti a pacchetto sono previsti sei profili:
- giovani
- famiglie con operatività bassa
- famiglie con operatività media
- famiglie con operatività elevata
- pensionati con operatività bassa
- pensionati con operatività media
Per i conti a consumo esiste un unico profilo, caratterizzato da un'operatività particolarmente bassa.
Ciascun profilo specifica quante e quali operazioni si presume vengano effettuate nell'arco di un anno: quanti bonifici, quanti prelievi, quanti pagamenti con carta, quante domiciliazioni. La banca applica le proprie tariffe a queste operazioni, somma i costi variabili risultanti ai costi fissi annui e ottiene l'ICC per ciascun profilo.
Il risultato è un numero in euro che rappresenta la stima di spesa annua per un correntista con quel determinato profilo. Non è una garanzia di spesa esatta, ma è un riferimento utile e comparabile tra banche diverse.
Dove si trova l'ICC del conto corrente
L'ICC è reperibile in due documenti che le banche sono obbligate a mettere a disposizione dei clienti.
Il primo è il Documento Informativo sulle Spese (FID), un documento precontrattuale standardizzato che la banca deve fornire prima dell'apertura del conto. Contiene le principali voci di costo e, nell'apposito riquadro "Indicatore dei Costi Complessivi", riporta l'ICC per i profili di utilizzo applicabili al tipo di conto. Si trova sul sito internet della banca, nella sezione trasparenza o nella pagina dedicata al conto corrente, ed è disponibile anche in filiale.
Il secondo è il Riepilogo sulle Spese (SOF), che la banca invia al cliente al termine di ogni anno insieme all'estratto conto. Qui l'ICC viene riportato a consuntivo, permettendo al correntista di confrontare quanto ha speso nell'anno con i costi orientativi del proprio profilo. Una differenza significativa tra spesa effettiva e ICC di riferimento può indicare che il conto scelto non è quello più adatto alle proprie abitudini.
Come usare l'ICC per confrontare i conti correnti
L'ICC è uno strumento utile, se usato nel modo giusto. Il confronto ha senso solo tra conti dello stesso tipo e, soprattutto, tra profili di utilizzo che corrispondono alle proprie abitudini reali.
Il primo passo è identificare il profilo che meglio descrive il proprio utilizzo del conto: quanti bonifici si fanno al mese, si usa prevalentemente la carta o il contante, si gestisce tutto online o si va spesso in filiale.
Il secondo passo è confrontare l'ICC tra le banche per quello stesso profilo. La differenza può essere significativa: secondo l'analisi di Altroconsumo pubblicata a settembre 2026, i conti correnti tradizionali delle banche con sportelli fisici possono costare anche 200 euro all'anno o più per una famiglia, mentre i conti online risultano strutturalmente meno costosi. Con Conto Corrente Arancio Più di ING, ad esempio, la spesa annua è risultata pari a zero per famiglie e pensionati. Questo include anche la carta di debito e la carta di credito, entrambe senza canone e già comprese nel calcolo dell'ICC. Per i giovani under 30, ING ha reso permanente l'azzeramento del canone inizialmente previsto solo fino a febbraio 2026, con una riduzione dell'ICC di 30 euro rispetto a gennaio dello stesso anno.
Il terzo passo, spesso trascurato, è non fermarsi al canone. L'analisi di Altroconsumo ha rilevato che alcuni istituti hanno ridotto o azzerato il canone fisso aumentando nel frattempo le commissioni sulle singole operazioni: il costo del bonifico online, le spese per le domiciliazioni, le commissioni sui prelievi. L'ICC cattura questi aumenti meglio del semplice canone.
Domande frequenti sull'ICC del conto corrente (FAQ)
Con quale frequenza la banca deve aggiornare l'ICC?
La banca è tenuta ad aggiornare l'ICC ogni volta che modifica le condizioni del conto. L'ICC aggiornato deve essere reso disponibile nel Documento Informativo sulle Spese sul sito internet e in filiale. Ogni anno, con il Riepilogo sulle Spese, il cliente riceve anche il confronto tra la spesa effettiva sostenuta e l'ICC di riferimento per il proprio profilo.
L'ICC è lo stesso per tutti i correntisti della stessa banca?
No. L'ICC varia in base al profilo di utilizzo e al tipo di conto. Una banca con più prodotti di conto corrente ha ICC diversi per ciascuno. Anche all'interno dello stesso conto, l'ICC per il profilo giovani è diverso da quello per le famiglie o per i pensionati, perché i profili simulano comportamenti di utilizzo differenti.
Posso usare l'ICC per contestare i costi addebitati dalla mia banca?
L'ICC non è un tetto massimo di spesa garantita: è una stima orientativa basata su profili standardizzati. Non può essere usato direttamente per contestare singoli addebiti. Può però essere utile come riferimento: se la spesa effettiva riportata nel Riepilogo annuale si discosta significativamente dall'ICC del proprio profilo, è un segnale che vale la pena verificare le condizioni del conto o valutare alternative più adatte alle proprie abitudini.
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