6 min

Pay yourself first: il metodo di risparmio che parte da te

La maggior parte delle persone risparmia ciò che avanza a fine mese. Il problema è che spesso non avanza nulla: le spese che si espandono fino a occupare tutto il reddito disponibile e il risparmio resta un'intenzione rimanda al mese successivo.

Il metodo pay yourself first rovescia questa logica: prima di pagare bollette, affitto, spese quotidiane o qualsiasi altra uscita, si mette da parte una quota fissa per sé. Il risparmio in questo modo diventa la prima voce del budget.

Cos'è il metodo pay yourself first

Pay yourself first (letteralmente "pagati prima") è un approccio al risparmio personale che tratta la quota da mettere da parte come un obbligo fisso, esattamente come una rata o una bolletta. Non si aspetta la fine del mese per vedere cosa è rimasto: si trasferisce subito, appena arriva il reddito.

L'idea di fondo è semplice: se il denaro è già sul conto corrente e disponibile, è molto più facile spenderlo. Se invece viene spostato immediatamente su un conto separato, sparisce dalla vista e dalla portata delle spese quotidiane.

Non è un'idea nuova: il principio è stato codificato e reso popolare da George Clason nel libro Il più ricco uomo di Babilonia (1926), dove il protagonista impara a mettere da parte almeno un decimo di ciò che guadagna prima di qualsiasi altra spesa. Ma la sua efficacia è confermata da decenni di studi sulla psicologia del risparmio: automatizzare il comportamento desiderato è molto più efficace che affidarsi alla disciplina personale.

Come funziona pay yourself first nella pratica

Il meccanismo è lineare. Quando arriva lo stipendio o qualsiasi altra entrata, si trasferisce immediatamente una quota prefissata su un conto separato, prima di fare qualsiasi altra cosa. Il resto viene usato per le spese del mese.

In pratica, il modo più efficace per applicarlo è impostare un bonifico automatico che scatti nei giorni subito successivi all'accredito del reddito. In questo modo il trasferimento avviene senza che sia necessario ricordarselo o decidere ogni mese.

La quota da mettere da parte dipende dalla propria situazione, ma un punto di partenza comune è il 10-20% del reddito netto. Non è una regola assoluta: anche il 5% è meglio di zero, e si può aumentare gradualmente nel tempo.

Su quale conto versare la quota riservata a te

Il conto su cui finisce la quota di risparmio deve avere due caratteristiche: essere separato dal conto operativo e non essere troppo facile da svuotare impulsivamente.

Un conto deposito è spesso la scelta più adatta: tiene il denaro separato, offre un piccolo rendimento e non è collegato alla carta di debito usata per le spese quotidiane. Conto Arancio di ING è una soluzione pratica per questo scopo: si gestisce dall'app, si può scegliere se vincolare o meno le somme e si affianca al Conto Corrente Arancio senza complicare la gestione.

Per chi preferisce mantenere massima liquidità, anche un semplice conto corrente separato (usato esclusivamente per il risparmio) funziona. L'importante è che sia fisicamente distinto dal conto su cui arrivano le spese.

Pay yourself first e budget mensile: come integrarli

Pay yourself first e budget mensile non sono in conflitto, anzi. Il metodo pay yourself first stabilisce quanta parte del reddito viene sottratta prima delle spese; il budget organizza come viene distribuita la parte rimanente.

Una volta definita la quota di risparmio automatico, il budget mensile lavora sul reddito residuo: quanto va all'affitto, quanto alla spesa, quanto al tempo libero. Sapere in anticipo che una parte del reddito è già "fuori gioco" aiuta a calibrare le spese in modo più realistico, senza la sensazione di dover sacrificare il risparmio per far quadrare i conti.

Chi usa già un metodo di budgeting strutturato, come il kakebo o la regola 50/30/20, può integrare pay yourself first come primo passaggio del processo, prima di distribuire il resto tra le categorie di spesa.

Pay yourself first: funziona anche con un reddito basso o irregolare?

Sì, con qualche adattamento.

Con entrate limitate, mettere da parte anche solo il 5% può sembrare poco significativo. Ma il valore del metodo non è solo nell'importo accumulato, è nell'abitudine che si costruisce. Iniziare con una cifra piccola, anche 20 o 30 euro al mese, crea un meccanismo mentale che facilita l'aumento graduale nel tempo. E anche piccole somme, nel lungo periodo, possono fare la differenza.

Per chi ha entrate variabili, applicare una percentuale fissa è più pratico di un importo fisso. Mettere da parte il 10% di ogni incasso, indipendentemente dall'importo, mantiene la coerenza del metodo anche nei mesi più altalenanti. Nei mesi di buona fatturazione si accumula di più; in quelli più magri, si mette da parte meno, ma il meccanismo non si interrompe.

Confronto con altri metodi di risparmio

Pay yourself first non è l'unico metodo di risparmio, ma si distingue per la sua semplicità e per il fatto di non richiedere un monitoraggio costante delle spese.

Risparmio residuale

È l'approccio più diffuso — e quello che funziona meno. Si spende durante il mese e si risparmia quello che rimane. Il problema è che il "resto" tende ad azzerarsi, per effetto delle piccole spese impreviste o delle tentazioni quotidiane.

Regola 50/30/20

Suddivide il reddito netto in tre categorie: 50% per i bisogni, 30% per i desideri, 20% per il risparmio. È un framework utile, ma richiede un monitoraggio attivo delle spese per categoria. Pay yourself first è più semplice: non richiede di classificare nulla, solo di spostare una quota prima di tutto il resto.

Kakebo

Il Kakebo è un metodo giapponese di gestione del denaro che si basa sulla registrazione manuale delle spese e sulla riflessione consapevole sui propri comportamenti. È complementare a pay yourself first: uno agisce sul risparmio in entrata, l'altro sulla consapevolezza delle uscite.

Envelope method

Il metodo delle buste Prevede di suddividere il contante in buste fisiche per ogni categoria di spesa. Efficace per chi tende a spendere troppo in aree specifiche, ma meno pratico per chi gestisce tutto in digitale.

Domande frequenti su pay yourself first (FAQ)

Quanto dovrei mettere da parte con il metodo pay yourself first?

Non esiste una cifra universale. Il punto di partenza più comune è il 10-20% del reddito netto, ma anche il 5% è un inizio valido. L'importante è che la quota sia sostenibile nel tempo: meglio una percentuale bassa applicata con costanza che una ambiziosa abbandonata dopo due mesi.

Pay yourself first e fondo di emergenza: da dove inizio?

Il fondo di emergenza è la priorità. Prima di pensare a investimenti o obiettivi di lungo periodo, è utile costruire una riserva che copra tre-sei mesi di spese. Pay yourself first è il metodo ideale per farlo: si imposta un trasferimento automatico mensile su un conto separato fino al raggiungimento dell'obiettivo, poi si riorientano le somme verso altri scopi.

Posso applicare pay yourself first se ho dei debiti da ripagare?

Sì, con una distinzione. Se i debiti hanno tassi di interesse elevati conviene destinarvi la maggior parte della quota disponibile, riservando una cifra simbolica al risparmio. Se i debiti sono a tasso basso e con rate fisse (es. mutuo) pay yourself first si applica normalmente sulla parte di reddito residua dopo le rate.

 

Messaggio con finalità esclusivamente divulgativa

Il presente articolo è stato redatto per conto di ING Bank N.V. – Milan Branch dal content team di Pro Web Digital Consulting (Cerved Group). L’articolo ha una finalità esclusivamente informativa e non va quindi inteso in alcun modo come consiglio finanziario, economico o di altra natura. Le informazioni contenute sono fornite unicamente a scopo divulgativo e non rappresentano un invito o una raccomandazione a promuovere acquisti, sollecitare operazioni di investimento, o intraprendere decisioni economiche di qualsiasi tipo. Nessuna decisione, di investimento o di altro tipo, deve essere presa unicamente sulla base dei contenuti qui riportati


Disclaimer
VoceArancio è un periodico registrato al Tribunale di Milano, n.315 del 20/05/2008. Proprietario ed editore: ING Bank N.V. Milan Branch - V.le F. Testi, 250. Direttore responsabile: Elisa Pavan.