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Crisi energetica: le bollette di luce e gas spaventano più di Evergrande.

La nuova crisi energetica spaventa più del default del colosso immobiliare cinese, per scongiurare il quale le autorità stanno lavorando in silenzio.

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Il mese delle Borse

Un settembre non facilissimo per le piazze azionarie. Mentre sullo sfondo si agitano ancora le ansie legate a vario titolo alla pandemia, in primo piano si sono fatti spazio i timori per la stagflazione, per la scarsità delle risorse energetiche e per le sorti del colosso immobiliare China Evergrande.

La canna del gas

A causa dell’aumento dei prezzi delle materie prime, dal primo ottobre in Italia le bollette della luce aumenteranno del +29,8% e quelle del gas registreranno un +14,4%. Questo malgrado l’intervento del governo da 3,5 miliardi di euro volto a limitare i rincari.

A monte c’è – e non solo per l’Italia – un problema di offerta che scarseggia e che inevitabilmente sta facendo schizzare i prezzi alle stelle. Il punto è che non c’è abbastanza gas per alimentare la ripresa dalla pandemia e rimpolpare le scorte ormai esaurite prima dell’arrivo dell’inverno.

Secondo l’agenzia di stampa Reuters, l’incremento dei prezzi dell’energia sarà oggetto del Consiglio Europeo del 21 e 22 ottobre.

Il caso Evergrande

Tutto è iniziato quando il ministero cinese dell’edilizia abitativa ha comunicato alle principali banche del Paese che a partire da lunedì 20 settembre il gruppo non sarebbe stato in grado di pagare gli interessi sui propri debiti. E infatti il 23 settembre la società, che ha passività per 305 miliardi di dollari, non ha rimborsato una cedola sul debito offshore da 84 milioni di dollari.

Tecnicamente, il default viene dichiarato trascorsi 30 giorni dal mancato pagamento: Fitch ha preso atto della cosa e ha ridotto il rating di Evergrande a C da CC, appena un gradino sopra la D di default. Ma le autorità centrali e locali stanno lavorando in silenzio per scongiurarlo. Anche perché il crac avrebbe un impatto alquanto serio sull’economia, dentro e fuori il Paese.

In aggiunta a tutto questo, anche la Cina è attualmente alle prese con problemi di approvvigionamento energetico.

A proposito di energia

OPEC+ ha confermato il suo piano per aumentare la produzione di greggio, ritenendo che il mercato mondiale possa assorbire l’offerta aggiuntiva, stanti il miglioramento della domanda e la riduzione delle scorte. Nel suo Monthly Oil Market Report, il documento mensile che analizza i trend del mercato, l’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio afferma che nel 2022 la domanda supererà i livelli precedenti alla pandemia.

Occhi puntati sull’inflazione

La presidente della Bce Christine Lagarde ha annunciato che l’inflazione nell’area euro è salita al 3% ad agosto e si prevede un ulteriore incremento in autunno. Ma Lagarde ribadisce che si tratta di un fenomeno “in gran parte temporaneo in quanto coerente con l’apertura dell’economia, che rimane a una certa distanza dal funzionamento a pieno regime”.

Al Forum delle banche centrali, Lagarde ha detto poi che “abbiamo ancora bisogno di un orientamento accomodante della politica monetaria per uscire dalla pandemia” e per “riportare l’inflazione in modo sostenibile al 2%”. Al momento niente Tapering, dunque.

Il Tapering made in USA

E mentre nella sua ultima riunione la Banca centrale europea non ha toccato i tassi d’interesse decidendo di rallentare solo il ritmo degli acquisti del Pepp (cosa che, ha precisato Lagarde, non è da considerarsi Tapering), dopo il suo incontro mensile di politica monetaria la Fed ha annunciato che lascerà i tassi fermi almeno fino al 2022, con un rialzo in vista nel prossimo anno, aprendo però a un rallentamento degli stimoli.

Il Tapering, cioè la riduzione degli acquisti a supporto dell’economia, potrebbe essere avviato già a novembre. Ma la Fed, assicura il presidente Jerome Powell, continuerà a sostenere il sistema economico fino a quando la ripresa sarà completa.

E le altre cosa fanno?

Anche la Banca d’Inghilterra ha confermato i tassi d’interesse allo 0,1% e mantenuto i livelli di acquisto dei bond, aprendo però a un rialzo dei tassi già nel 2021. Più morbida la Banca del Giappone, che ha mantenuto i tassi invariati e prevede una conferma degli stimoli all’economia più a lungo termine rispetto alle altre istituzioni.

Germania al voto

Domenica 26 settembre i tedeschi hanno votato: dall’esito delle urne prenderà vita – si spera presto – un nuovo governo, con un nuovo cancelliere. Dopo 16 anni alla guida del Paese, Angela Merkel esce di scena. Chi arriverà al suo posto? Subito dopo il voto, alla luce dei risultati ottenuti dalle varie sigle politiche, la situazione non appariva definita: sembrava chiaro solo che le forze di centro avevano prevalso.

In seguito, il candidato della Cdu Armin Laschet si è congratulato con il candidato della Spd Olaf Scholz per la vittoria elettorale: e questo atto ha aperto la strada a un governo di coalizione tra Spd, Verdi e i liberal-democratici della Fdp.

Verso un nuovo governo anche il Giappone, dopo le dimissioni del premier Yoshihide Suga: una novità che ha contribuito a galvanizzare il Nikkei.

Aggiornamento al Def, via libera

Il Consiglio dei ministri ha approvato la Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza, con le nuove stime relative ai conti pubblici: la previsione annuale di variazione del Pil sale al +6% dal +4,5% ipotizzato ad aprile[1] (mese in cui si stila il Def). L’indebitamento netto nel 2021 scende dall’11,8 al 9,4%.

“Il quadro economico è di gran lunga migliore di quel che pensavamo”, ha detto il presidente del Consiglio Mario Draghi, assicurando poi, in merito alla riforma del catasto, che “non si pagherà né più né meno di prima”.

Grandi temi: Afghanistan, anno zero

 Concluso il ritiro delle forze armate statunitensi dal Paese, i Talebani hanno preso il pieno controllo dell’Afghanistan. L’inizio della nuova era pone tutta una serie di sfide: per lo stesso Afghanistan, per i Paesi confinanti, per le vecchie e nuove potenze mondiali. 

Ecco perché il 12 ottobre il G20, come ha annunciato Mario Draghi, si riunisce in videoconferenza. All’incontro, già allargato a Paesi Bassi e Spagna, parteciperanno anche Nazioni Unite, Qatar, Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale.

Grandi temi parte seconda: emergenza climatica

Il primo ministro australiano Scott Morrison potrebbe non partecipare alla Cop26, la conferenza sul clima delle Nazioni Unite in programma a Glasgow a novembre. La motivazione ufficiale è che “devo concentrarmi suI Covid, l’Australia riaprirà proprio in quei giorni”. Ma si sa che il Paese è uno dei maggiori esportatori di carbone e gas ed è quindi abbastanza restio a chiudere la porta in faccia all’industria dei combustibili fossili.

Intanto, nella Milano chiamata a ospitare la pre-Cop26, il presidente Draghi ha incontrato le attiviste ambientali Greta Thunberg, Vanessa Nakate e Martina Comparelli.

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