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Guerra Russia-Ucraina, la reazione dei mercati

I precedenti eventi di conflitto dimostrano che i mercati non ci mettono molto a riprendersi. Ma c’è tutto il dossier energia da gestire

La settimana iniziata lunedì 21 febbraio è una di quelle che resterà nei libri di storia. Dopo mesi di attesa, il presidente Russo Putin ha riconosciuto la sovranità delle autoproclamate Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk, due territori secessionisti nell’Ucraina orientale, firmando due trattati di “cooperazione sociale, economica e militare” che consentono all’esercito russo di entrare nei territori di queste Repubbliche e agire in caso di “minaccia militare esterna”.

E infatti nella notte tra mercoledì 23 e giovedì 24 febbraio, la Russia ha fatto il suo ingresso, con tutta la potenza di fuoco delle sue truppe, in territorio ucraino, invadendolo.

L’escalation di tensione è stata velocissima. L’Occidente – USA e UE in testa – ha risposto con sanzioni severe contro Mosca e, dopo quattro giorni di guerra (con Kiev che continua a resistere all’invasione), il presidente russo Vladimir Putin ha ordinato di mettere in stato di allerta il sistema di deterrenza nucleare, minacciando conseguenze per le sanzioni occidentali " come non si sono mai viste nella storia".

Allo stesso tempo però, le delegazioni diplomatiche di Russia e Ucraina hanno accettato di sedersi a un tavolo negoziale a Gomel, in Bielorussia. Le trattative sono andate avanti per tutto il pomeriggio di lunedì 28 febbraio per discutere le condizioni di un possibile cessate il fuoco. Ma un accordo è ancora lontano. Le parti dovrebbero incontrarsi nuovamente nei prossimi giorni.

Putin ha indicato le sue condizioni per un'eventuale pace: il riconoscimento della sovranità russa sulla Crimea, la "demilitarizzazione e la denazificazione" dello stato ucraino e la garanzia dello status neutrale dell'Ucraina. Kiev intanto ha chiesto l’ingresso immediato nell’Ue.

Quali sono le sanzioni decise contro la Russia?

Vediamo nel dettaglio le contromisure prese dall’Occidente di fronte all’attacco russo. Dapprima c’è stato il congelamento del gasdotto Nord Stream 2 fino a nuovo ordine e il divieto di partecipazione straniera al debito sovrano russo dopo il primo marzo. Poi è arrivato il congelamento dei beni di Putin in persona e del suo ministro degli Esteri Sergei Lavrov. E nella serata del 26 febbraio, l’Unione europea in coordinamento con Stati Uniti, Gran Bretagna e Canada ha annunciato l’impegno a garantire che un certo numero di banche russe siano rimosse da Swift, a congelare gli attivi della Banca centrale della Russia e a proibire agli oligarchi russi di utilizzare i loro beni finanziari sui mercati occidentali. Infine, l’Unione Europea ha annunciato che per la prima volta nella sua storia fornirà armi e altri aiuti all’esercito ucraino per 500 milioni di euro.

La domanda, ora, è: quanto saranno efficaci le sanzioni e quanto, invece, saranno dannose le contro-sanzioni?

La mattina di venerdì 25 febbraio, riferendo in Parlamento sull’offensiva russa in Ucraina, il presidente del Consiglio Mario Draghi ha riassunto i punti critici di questa situazione: se da una parte sulle sanzioni l’Italia è perfettamente in linea con Unione Europea, Francia e Germania, dall’altra bisogna considerare il loro impatto sulla nostra economia, in particolare lato energia. Il governo è al lavoro per mettere a punto le misure necessarie contro la possibile crisi energetica. E – attenzione – potrebbe essere necessaria la riapertura di centrali a carbone.

Chi cederà per primo in questo braccio di ferro che non ha precedenti nella storia degli ultimi 77 anni? Ma, soprattutto, come stanno reagendo di fronte a tutto ciò i mercati?

Guerra nel cuore dell’Europa: le reazioni dei mercati

Il responso dei mercati sulla guerra di Putin è arrivato alla chiusura del primo giorno di attacchi: il prezzo del gas è andato in orbita, il petrolio Brent ha sfondato il tetto dei 100 dollari al barile (non accadeva dal 2014), cereali ai massimi da 10 anni, principali indici azionari in calo, con il Vecchio Continente che ha registrato variazioni negative tra il -3% e il -4% e con gli indici russi MOEX e RTS in picchiata. A Milano fuga dal Ftse MIB, dove la capitalizzazione in una sola seduta è scesa di circa 25 miliardi (l’indice ha chiuso con un -4,1%).

E dopo un momentaneo rimbalzo nella giornata di venerdì, i cali sono continuati a seguito dell’inasprimento delle sanzioni occidentali contro la Russia e dell’esito incerto dei colloqui diplomatici. Così lunedì 28 febbraio i listini del Vecchio Continente sono stati di nuovo colpiti dalle vendite, con Milano che è arrivata a perdere oltre il 3% prima di ridurre le perdite sul finale di seduta. In calo anche Wall Street.

E la Russia? Dopo il poderoso calo del -33% nel primo dell’attacco all’Ucraina, l’indice di riferimento della Borsa di Mosca MOEX ha anch’esso registrato un bel rimbalzo venerdì. Ma nella giornata di lunedì le contrattazioni sul listino russo sono state sospese e il rublo è colato a picco, perdendo in una giornata circa il 40% del suo valore. Proprio per cercare di arginare il crollo della valuta, la Banca centrale russa ha alzato il costo del denaro dal 9,5% al 20% e ha annunciato alcune misure a sostegno dei mercati.

Cosa ci attende nei prossimi giorni?

Nessuno può rispondere con certezza. Una cosa possiamo farla, però: andare a vedere come si sono comportati i mercati dopo lo scoppio dei più recenti conflitti. Lo abbiamo fatto e abbiamo registrato che – a quanto sembra – l’escalation della tensione geopolitica tende a tradursi in una volatilità solo di breve termine.

Il “peggio”, in termini di andamento dei mercati azionari, lo si ha prima dell’esplosione del conflitto, quando ancora la tensione c’è, è forte, ma non è ancora nel suo stadio conclamato. E ciò accade perché – lo abbiamo detto tante volte – quel che più manda in tilt i mercati è proprio l’incertezza e l’indefinitezza.

La società d’investimento CFRA ha inoltre analizzato la reazione del mercato statunitense in occasione di 24 eventi geopolitici avvenuti dopo la Seconda Guerra Mondiale: ebbene, l’S&P 500, principale indice della Borsa statunitense, ha perso in media il 5,5% dal picco massimo precedente fino al punto minimo toccato in seguito a tali eventi. Ci sono voluti mediamente 24 giorni dall’avvio del conflitto per arrivare al punto minimo, con il recupero delle perdite accumulate che in media è avvenuto nell’arco dei 28 giorni successivi.

C’è però da considerare tutto il nodo delle forniture energetiche (con quelle russe sulla via per Pechino). La volatilità sui mercati potrebbe rimanere importante proprio in relazione ai prezzi delle materie prime. Con tanto di ulteriore spinta all’inflazione. Per questo ora lo sguardo dei mercati è più che mai rivolto verso le banche centrali: a loro la scelta se, in un contesto come questo, confermare i loro piani di rientro da una politica monetaria ultra-espansiva – è quel che vorrebbe fare, per esempio, la Fed a partire da marzo – o rinviare ancora una volta.

Nervi saldi e buon senso (e focus sui propri obiettivi)

Il consiglio, per gli investitori, è mantenere i nervi saldi e non perdere di vista gli obiettivi di lungo periodo già individuati. E in caso di dubbi e (comprensibili) ansie, parlare sempre con un consulente finanziario per avere un quadro più chiaro e completo di questa assai complessa situazione.

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