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Lockdown climatico: di’ anche tu no

Le misure anti-Covid sono un assaggio di quelle che potremmo dover sopportare per i cambiamenti climatici. Ma non è detta l’ultima

Non molto tempo fa, sul magazine online Project Syndacate, è apparsa un’analisi a cura di Marianna Mazzucato, che fra le altre cose è presidente del Council on the Economics of Health for All dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: s’intitola “Evitare un lockdown climatico”. Noi l’abbiamo letta e ci è parsa estremamente interessante, quindi oggi vogliamo proportela. Ti avvertiamo: potrebbe un po’ allarmarti. Ma ti farà sicuramente bene leggerla, perché ti farà capire cosa stiamo rischiando (anche economicamente) e, soprattutto, che cosa ognuno di noi può fare per evitarlo. Perché il cambiamento – ogni cambiamento – parte da ciascuno di noi. Anche da te.

Covid-19, “malattia dell’Antropocene”.

Il punto di partenza è quello da cui, nell’anno che volge al termine, non si può proprio prescindere: la pandemia di Covid-19. Per contenere la diffusione del coronavirus, i governi nazionali – seppur con diverso ordine e grado di severità – hanno varato eccezionali misure di contenimento. L’obiettivo è stato – ed è tuttora – quello di evitare un’emergenza sanitaria completamente fuori controllo. Ma, per quanto senza precedenti, tutto ciò è solo un dettaglio nel quadro generale.
Facciamo un passo indietro e proviamo a coglierlo tutto, questo quadro: al di là delle più fantasiose ipotesi e ricostruzioni, da dove ti risulta che sia venuto fuori questo coronavirus, “cugino” di quelli che, anni fa, provocarono le pandemie di Sars e Mers? Mazzucato chiarisce una volta per tutte che il morbo che ha preso il nome di Covid-19 è una delle conseguenze del degrado ambientale, tanto che un recente studio lo ha definito “la malattia dell’Antropocene”.
Il punto attorno al quale ruota l’analisi di Mazzucato è esattamente questo: molti credono che la crisi climatica non abbia nulla a che vedere con le crisi sanitarie ed economiche provocate dalla pandemia. Non è così: le tre crisi – così come le loro soluzioni – sono strettamente interconnesse.

Cosa dobbiamo aspettarci?

Innanzitutto, in un futuro non così lontano potremmo dover ricorrere a nuove misure di contenimento non solo per le crisi di tipo sanitario, ma anche per le emergenze di natura ambientale e climatica. Cioè? Tutti nei rifugi, l’uragano “sciura Teresa” sta per abbattersi sulla Brianza? Non è da escludersi, in un contesto in cui i ghiacci polari si sciolgono a velocità record e intere foreste vanno in fumo un po’ ovunque. Ma i lockdown climatici avranno anche un altro aspetto: limitazione dell’uso dei veicoli privati, divieto di consumare la carne rossa, misure estreme di risparmio energetico.
Ma i lockdown climatici, esattamente come quelli sanitari, cercheranno di contenere le conseguenze del problema – le sue ricadute sociali ed economiche, oltre che di tenuta del sistema sanitario nazionale – e non interverranno sulle cause. Anche perché, a quel punto, potrebbe obiettivamente essere troppo tardi.
Per giunta – tanto perché tutto è interconnesso – la crisi climatica sarà anche una crisi sanitaria: il riscaldamento globale causerà il degrado dell’acqua potabile e consentirà alle malattie respiratorie legate all’inquinamento di prosperare. Secondo alcune proiezioni, entro il 2070 il mondo conterà ben 3 miliardi e mezzo di persone che vivranno in zone caratterizzate da un caldo forse sopportabile per i dinosauri che abitarono la Terra molti milioni di anni fa, ma di certo non per noi esseri umani.

Cosa possiamo fare oggi.

Ti starai chiedendo: c’è qualcosa che tutti noi, insieme e singolarmente, possiamo fare per evitare un simile scenario? Certo che sì. Per affrontare questa triplice crisi è necessario riorientare la governance delle aziende, la finanza, la politica e i sistemi energetici verso una trasformazione “verde”.
Per raggiungere questo obiettivo, ci dice Mazzucato, vanno rimossi tre ostacoli:

  • il business guidato dagli azionisti invece che dai soggetti direttamente o indirettamente coinvolti (i cosiddetti “stakeholder”, che in questo caso siamo praticamente tutti noi);
  • la finanza utilizzata in modo inadeguato e inappropriato;
  • un governo della cosa pubblica che si basa su un pensiero economico obsoleto e su ipotesi errate.

La costruzione di un’economia inclusiva e sostenibile dipende dalla cooperazione produttiva tra il settore pubblico e privato e la società civile: ciò significa che le imprese devono ascoltare i lavoratori, le comunità, i consumatori e ogni altro soggetto interessato.
In generale, la finanza deve scoprire il valore della pazienza oltre che quello delle azioni: un ciclo di investimenti di 3-5 anni non basta a stimolare l’innovazione indispensabile allo sviluppo di infrastrutture “verdi”, mobilità elettrica ed energia pulita e rinnovabile.

L’attuale crisi è un’opportunità.

Poiché i mercati non guideranno da soli una rivoluzione verde, la politica deve orientarli in questa direzione. Esempio: bisogna da subito ripensare le logiche degli appalti per dire addio agli investimenti a basso costo e soppiantarli con meccanismi virtuosi.
Va da sé, dobbiamo tutti insieme riorientare il nostro sistema energetico intorno alle energie rinnovabili. I combustibili fossili sono stati per tanti anni fedeli compagni – il nostro frigo e il nostro asciugacapelli ne sanno qualcosa – ma è tempo di passare a un tipo di consumo in grado di garantirci salute e prosperità nel futuro prossimo.
Chiunque, nel suo piccolo, può far qualcosa: nelle tue scelte di consumatore, tanto per cominciare, e in quelle che fai come investitore, per continuare. Puoi scegliere una fornitura di energia elettrica da fonti rinnovabili, per esempio. Meglio ancora, puoi chiedere al tuo consulente per gli investimenti come indirizzare i tuoi risparmi per ottenere un ritorno soddisfacente senza rinunciare a dare un contributo al cambiamento – mai sentito parlare di criteri Esg o di investimenti socialmente responsabili (Sri)?
Secondo Mazzucato, la finestra per lanciare la rivoluzione climatica si va rapidamente chiudendo. In un modo o nell’altro, ci dice, un cambiamento radicale è inevitabile: il nostro compito è garantire che si realizzi il cambiamento che vogliamo, mentre ancora abbiamo possibilità di scegliere.

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