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Sicurezza alimentare: è tutta questione di precisione

Le interruzioni delle catene di approvvigionamento hanno riacceso i riflettori sul tema della sicurezza alimentare. Quali sono le soluzioni possibili? E come investire?

Anche prima dell’insorgere della pandemia di Covid-19, l’“insicurezza” alimentare non era una questione da ridere. Pensa: colpiva 2 miliardi di persone a livello mondiale.

L’impatto della pandemia sulla sicurezza alimentare

Con questa premessa, ti ferirà ancora di più sapere che nella primavera del 2020 le interruzioni delle catene di approvvigionamento alimentare hanno prodotto sprechi non di poco conto. Per esempio, gli allevatori di bestiame da latte hanno dovuto gettarne migliaia di galloni prima che potesse essere anche solo lavorato e pastorizzato. Questo perché la chiusura delle scuole ne ha ridotto la richiesta. E un bene preziosissimo è finito giù per lo scarico.

Nessun settore della produzione alimentare è rimasto indenne all’impatto pandemico. Mentre i ristoranti erano costretti a restar chiusi per contenere la diffusione del virus, tagli di carne pregiatissima sono stati reindirizzati ai supermercati e spesso macinati per le famiglie, a prezzi assai più bassi. Con tanto di mancati guadagni, anche importanti, per i produttori.

Gli sprechi dei Paesi industrializzati...

Secondo stime delle Nazioni Unite, ogni anno un terzo del cibo prodotto a livello globale e destinato al consumo umano viene perso o sprecato. La metà di tutta la frutta e la verdura coltivata non viene consumata. Nei Paesi industrializzati, ciò spesso è dovuto a due fattori:

  • a livello di vendite al dettaglio, si dà priorità a prodotti visivamente attraenti (una bella mela tonda e liscia rispetto a un’altra meno gradevole d’aspetto, seppur ugualmente buona);
  • naturalmente, gli sprechi dei consumatori.

... e le carenze nello stoccaggio nei Paesi in via di sviluppo

Vorrebbero forse avere gli stessi problemi i Paesi in via di sviluppo, dove invece a pesare sono le carenze nelle strutture di conservazione e stoccaggio. Ma di che numeri parliamo, quando parliamo di sprechi? È presto detto: 680 miliardi di dollari di perdite per i Paesi industrializzati e 310 miliardi per i Paesi in via di sviluppo, sempre secondo le Nazioni Unite. Considerando poi il fatto che, stando alle proiezioni, la popolazione mondiale raggiungerà i 9,7 miliardi di individui entro il 2050, richiedendo un raddoppio della produzione alimentare globale, ne consegue che coltivazione, stoccaggio e distribuzione del cibo devono tassativamente raggiungere livelli di efficienza molto più alti di quelli che si sono visti finora.

Rispondere all’incertezza con la “precisione” in agricoltura

Con la pandemia “quel che abbiamo visto è il modo in cui un cambio di comportamento si ripercuote su tutta la catena del valore nella sua versione più estrema”, spiega Deborah Perkins, responsabile globale del settore alimentare e agroalimentare di ING in un articolo sul tema.

La risposta a tutto questo, secondo Perkins, sta nella precisione. Una visione precisa della catena di approvvigionamento può aiutare a isolare e affrontare le vulnerabilità. E – cosa forse più importante in un’ottica di lungo termine – la precisione può migliorare i ritorni dei produttori di fronte a un clima che cambia.

Possiamo pensare all’agricoltura di precisione come all’equivalente agricolo del processo decisionale basato su dati e analisi che solitamente si segue nel mondo degli affari: raccogliere e misurare i vari input per ottenere il massimo da suolo, semi, acqua, fertilizzanti, meteo e stoccaggio, per eliminare gli sprechi e massimizzare la resa. Del resto, come sottolinea Perkins, “stiamo assistendo a innovazioni tecniche che si concentrano sulla sostenibilità, oltre che sulla redditività”.

Garantire la catena alimentare in un clima che cambia

I cambiamenti climatici determinati dal riscaldamento globale stanno mandando sempre più in tilt i modelli delle precipitazioni. Lo stiamo vedendo anche qui da noi, in Italia: i quasi quattro mesi di siccità, a cavallo tra l’inverno e l’inizio della primavera, stanno avendo un impatto non da poco sulla produzione agricola. Il che impone più d’una riflessione, per evitare, anche in questo caso, sprechi che non possiamo più permetterci.

Dal momento che l’agricoltura ha un significativo bisogno di acqua, dovrà migliorare l’efficienza dell’uso che ne fa. Ed è qui che l’agricoltura incontra il paradigma dell’economia circolare: riutilizzare, riciclare, ridurre. Ma, come per molte cose, serve anche un approccio collaborativo. “Tutti gli attori lungo la catena del valore devono essere allineati”, sottolinea Perkins.

Agricoltura e tech: il Megatrend che non ti aspetti

E così, anche il business dell’agricoltura – o agribusiness, com’è divenuto noto negli ultimi anni – si sta rivelando una tendenza evolutiva legata a doppio filo alla tecnologia. In quanto tale, sta dando corpo a un numero sempre maggiore di opportunità. D’altra parte, osservare il futuro attraverso la lente dei Megatrend significa proprio avere lo sguardo rivolto alle soluzioni che, a più livelli, potranno migliorare la vita degli esseri umani, in un futuro che sembrava ancora molto lontano e che invece la pandemia e gli scenari geopolitici degli ultimi due anni hanno rapidamente avvicinato.

Anche in questo campo – è il caso di dire – ci sono opportunità più o meno acerbe che può essere interessante mettere nella cesta dei propri investimenti. Magari, perché no, attraverso un fondo d’investimento. Per saperne di più, sai già cosa fare: parlarne con il tuo consulente finanziario.

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