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Pet economy: un megatrend a prova di Coronavirus

Il mercato che ruota attorno agli amici a quattro zampe è stimato a oltre 190 miliardi di dollari, ma ci si aspetta una crescita oltre i 200 miliardi nel 2025

Il fenomeno sociale della diffusione degli animali domestici nelle famiglie corrisponde ad una forte crescita del mercato di cibi e articoli per cani, gatti, uccellini, roditori, tartarughe e molte altre diverse tipologie di animali: la cosiddetta Pet Economy.  La crescita del numero di persone che possiedono animali domestici e l’aumento della spesa per i loro fedeli compagni è una tendenza che si è già dimostrata a prova di recessione in passato e si prevede che rimanga resiliente anche durante l’attuale crisi. Se sei un proprietario di un amico a quattro zampe lo saprai bene, e spesso lo affermerai con un certo orgoglio: quel cane e quel gatto (coniglio, criceto, serpente o pesce rosso) sono molto più che animali da compagnia.

Un membro della tua famiglia.

Il Rapporto Italia dell’Eurispes del 2019 d’altronde parla chiaro: un italiano su 3 ha almeno un animale domestico, oltre il 75% considera il proprio pet un familiare e più dell’80% degli italiani li considera esseri in grado di provare emozioni. Tutto questo non può che riflettersi sulle spese: quando un animale domestico entra in famiglia non si può fare a meno di occuparsi della sua salute e del suo benessere. Diventa parte del nucleo familiare e come tale viene trattato, a prescindere dalla fase del ciclo economico in cui ci troviamo.

Un mercato in continua espansione…

Il mercato della pet care offre prospettive di crescita stabili, sostenuto non solo dall’aumento costante del numero dei proprietari di animali da compagnia, ma anche dall’incremento della spesa per singolo animale. Il fatto che i proprietari trattino sempre più i loro fedeli compagni come membri della famiglia, con tutti i costi extra che questo comporta, fa sí che il mercato presenti inoltre un profilo relativamente resiliente. Attualmente stimato a oltre 190 miliardi di dollari, i ricercatori del Grand View Research5 si aspettano che il mercato globale crescerà in media del 5% l’anno, arrivando a superare i 200 miliardi nel 2025 (nel 2016 eravamo a quota 131,7 miliardi di dollari).
Tra i principali driver di questo trend troviamo un certo amore per il “bio “e il salutismo che trasla dai padroni direttamente ai nostri fedeli amici pelosi: negli ultimi anni si è registrato un aumento della spesa per alimenti più freschi e sani ma anche una crescente incidenza delle malattie che si trasmettono dagli animali all’uomo, che sta facendo incrementare le spese per l’assistenza sanitaria degli animali.

… in tutte le parti del mondo.

Gli USA sono di gran lunga il più grande mercato mondiale per la cura degli amici a 4 zampe, con una spesa stimata di circa 96 miliardi di dollari nel 2019, in aumento di quasi il 6% rispetto al 2018. Quest’anno si prevede che la crescita continuerà, anche se a un ritmo più lento: la spesa relativa agli animali da compagnia dovrebbe aumentare di un altro 3,5% nel 2020, sfiorando i 100 miliardi di dollari entro la fine dell’anno. Altri mercati più piccoli, ma significativi, li troviamo nel vecchio continente. Al di fuori di Stati Uniti ed Europa, il numero di proprietari di animali domestici rimane molto più basso, anche se alcuni Paesi stanno recuperando rapidamente. Si prevede, ad esempio, che il segmento cinese crescerà in media di oltre il 14% l’anno tra il 2019 e il 2025, grazie al rapido aumento del numero di proprietari di animali da compagnia.

Un vero e proprio megatrend.

Tra quanti hanno messo a fuoco questo megatrend ci sono anche le società di gestione del risparmio, che hanno iniziato a lanciare fondi d’investimento tematici dedicati appunto alla Pet Economy. Le società che offrono prodotti e servizi per gli animali domestici possono rappresentare un buon investimento, visto che la propensione a spendere per i nostri amici pelosi sembra alquanto anticiclica. E, come tale, poco o nulla condizionata dal ciclo economico. In Italia le catene di pet shop specializzati contano 690 punti vendita; la rete di quelli tradizionali copre il territorio nazionale con 4.960 negozi, producendo più di 640 milioni di euro di fatturato.

Il boom della pet economy stupisce? Non più di tanto.

In Italia da alcuni decenni ci sono sempre meno nascite: nel 1971 i nuovi nati registrati in anagrafe erano stati 911mila; a distanza di quasi 50 anni, nel 2019, sono state 435mila, praticamente la metà di allora. Si fanno meno bambini, insomma, ma dato che il bisogno di “accudire” resta, si tende molto spesso a optare per prendere in casa un compagno a 4 zampe, su cui investire il bisogno di dare amore e cure e – spesso _ vizi alla stregua di un essere umano. Questa tendenza ha aperto un grande spazio sia per nuove professioni (dog e cat sitter, toelettatori professionisti, nutrizionisti, psicologi, pensioni e hotel per animali) che per il cosiddetto pet fashion. Pettorine, guinzagli, collari, maglioncini, impermeabili, accessori e papillon: le possibilità sono infinite.

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