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Investire nei fondi: cosa c'è da sapere?

Stando all’ultimo Osservatorio Assogestioni, un italiano su cinque ha almeno un fondo in portafoglio. L’età media, per ora, resta alta: intorno ai 60 anni

Un italiano su cinque, cioè circa 11,5 milioni di persone, ha almeno un fondo comune di investimento in portafoglio. Il 41% dei sottoscrittori appartiene alla generazione dei Baby Boomer, i nati cioè tra il 1946 e il 1964. Segue la Generazione X, con il 27%, mentre i risparmiatori più giovani (Millennials e Generazione Z) si attestano all’11% e gli over 75 pesano per il 21%. Più nel dettaglio, i membri della Generazione Z (nati dopo il 1997) rappresentano ad oggi l’1% dei sottoscrittori e i Millennials (1981-1996) sono circa il 10%.

A tracciare il comportamento degli italiani nei confronti dell’investimento in fondi è l’associazione di settore Assogestioni, che ha da poco diffuso il suo ultimo “Osservatorio sui sottoscrittori di fondi comuni”. Lo studio, che per la prima volta comprende anche i fondi esteri collocati presso la clientela italiana, si basa su dati aggiornati alla fine del 2020.

Vediamo ancora qualche numero estrapolato dallo studio: il valore medio generale dell’investimento in fondi è pari a 47.000 euro – ma l’importo è più basso per i sottoscrittori di fondi italiani (30.000 euro) e più alto per gli investitori in fondi esteri. Inoltre, l’importo investito tende a salire al crescere dell’età del sottoscrittore.

PIC più popolari dei PAC (per ora)

La modalità di sottoscrizione scelta dal 63% dei risparmiatori è il versamento unico (PIC), mentre il 24% investe prevalentemente tramite Piani di Accumulo (PAC). La quota restante investe in forma mista (PIC e PAC). Infine, i fondi più presenti nei portafogli degli italiani sono quelli flessibili e obbligazionari.

Fin qui ti abbiamo raccontato come e quanto gli italiani investono in fondi comuni. Ma in che cosa consistono esattamente questi strumenti e cosa dovresti sapere prima di acquistarne uno? Vediamolo insieme.

Cosa sapere per investire in fondi?

Per farla molto breve, possiamo dire che i fondi sono come “contenitori” (in gergo più tecnico si definiscono “veicoli d’investimento”) nei quali un insieme di risparmiatori fa confluire i propri risparmi. Queste quote di risparmio sono custodite da una banca depositaria (che detiene la disponibilità liquida), mentre a gestire il fondo è una società di gestione, che investe i risparmi, collettivamente, sui mercati finanziari.

Ecco alcuni vantaggi dell’investimento in fondi.

  • Unendo le forze con migliaia di altri investitori, puoi accedere a opportunità d'investimento precluse ai singoli risparmiatori.
  • Il tuo rischio è diversificato su diversi titoli, quindi il tuo investimento non dipende eccessivamente dai risultati di una singola azienda.

Insomma, per chi ha obiettivi di investimento di lungo termine, i fondi comuni sono un’ottima opzione. Semplificando, possiamo poi dire che i fondi comuni d’investimento si dividono in due grandi famiglie: fondi comuni tradizionali ed ETF (acronimo di Exchange Traded Fund).

Che differenza c'è tra fondo tradizionale ed ETF?

Cominciamo dalla distribuzione: in sostanza, se vuoi comprare un fondo tradizionale devi rivolgerti a un intermediario autorizzato al collocamento (la tua banca o il tuo consulente finanziario). Gli ETF, invece, sono venduti in Borsa, come un’azione.

Un’altra differenza consiste nel tipo di gestione. Nella maggior parte dei casi, in Italia almeno, i fondi tradizionali sono a gestione “attiva”: ciò vuol dire che le società di gestione prendono una molteplicità di decisioni con l’obiettivo di permettere al fondo di battere un determinato indice “benchmark” o di conseguire un ritorno assoluto, attraverso una strategia gestionale.

Nei fondi tradizionali, dunque, il valore aggiunto è rappresentato dal lavoro del fund manager che, grazie alla sua esperienza, applica una strategia di investimento con l’obiettivo di massimizzare la performance dello strumento, selezionando all’interno del mercato quei titoli che ritiene abbiano valore ed evitando di correre rischi nel caso non ritenga vi siano valutazioni interessanti.

Al contrario, un ETF ha di norma una gestione “passiva”: si limita cioè a replicare la performance di un determinato indice o mercato.

Meglio un fondo tradizionale o un ETF?

A priori, è impossibile dirlo. Possono essere entrambi ottimi strumenti: molto dipende dal paniere di titoli e strumenti nei quali il veicolo investe, dal fatto che sia adatto o meno ai tuoi obiettivi e al tuo profilo di rischio, e via dicendo. Se volessimo proprio fare una considerazione generale, possiamo dire che optando per un fondo comune si delega una grossa parte del lavoro al gestore, che si occuperà di scegliere la provenienza dei titoli o la composizione del singolo fondo (mentre con gli etf c’è una maggiore autonomia). Si tratta quindi di una soluzione adatta anche a chi non è esperto di finanza o, semplicemente, a chi non ha voglia o tempo seguire costantemente le evoluzioni sui mercati.

In ogni caso, scegliere dove investire non è così semplice. Ecco perché, prima di buttarti in un qualunque investimento, dovresti rivolgerti a un professionista esperto, capace di guidarti in modo consapevole verso le scelte più adatte a te, nel quadro di un adeguato livello di diversificazione dei tuoi risparmi.

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    Il presente articolo è stato redatto dal team del blog AdviseOnly.com e ha una finalità esclusivamente informativa. Non va quindi inteso in alcun modo come consiglio finanziario, economico o di altra natura e nessuna decisione, di investimento o di altro tipo, deve essere presa unicamente sulla base dei contenuti qui riportati. L’articolo non costituisce da parte di AdviseOnly.com un’offerta al pubblico d’acquisto o vendita di titoli e più in generale di strumenti finanziari e/o attività di sollecitazione all’investimento, ai sensi del decreto legislativo 24/02/1998, n. 58.