Passioni e denaro: per gli italiani la musica vale 115 euro all’anno e resiste all’inflazione
Giornata internazionale della musica: 21 giugno. La ricerca “Musica e Denaro” di ING People Insights Lab con YouGov - iniziata in occasione della sponsorizzazione del MI AMI Festival - fotografa il rapporto tra italiani, musica e denaro: il 60% ascolta musica almeno un’ora al giorno e il 20% rinuncia ad altre spese pur di vivere un’esperienza musicale. Se i concerti sono ormai percepiti come un lusso dal 44% degli italiani, quasi 1 persona su 2 sceglierebbe comunque di investire in un grande live piuttosto che in un abbonamento annuale a una piattaforma streaming.
Milano, 19 giugno 2026 - C’è chi non riesce a iniziare la giornata senza una playlist, chi ascolta musica per rilassarsi nel traffico, chi la usa per allenarsi e chi, pur di vedere dal vivo il proprio artista preferito, è disposto a rinunciare ad altre spese. La musica oggi non è solo intrattenimento. È identità, emozione, memoria personale ma anche una lente attraverso cui leggere il rapporto degli italiani con il denaro, con i consumi e con le priorità quotidiane.
Quanto spendono gli italiani in musica? In media 115 euro all’anno: questa la cifra che chi investe denaro in questa passione è pronto a sborsare. La spesa principale riguarda concerti e festival (43%), seguiti dagli abbonamenti alle piattaforme streaming (21%) e dall’acquisto di CD e vinili (20%), segno che il rapporto fisico ed esperienziale con la musica continua ad avere un valore importante. È quanto emerge dalla nuova ricerca di ING People Insights Lab con YouGov dal titolo “Musica e denaro”, – svolta in occasione della sponsorizzazione del MI AMI Festival - da cui emerge il ritratto di un Paese profondamente legato alla propria colonna sonora personale.
Il 44% considera i concerti un lusso: ma il live resta il vero investimento emotivo
È nel rapporto con i concerti che emerge più chiaramente il nuovo equilibrio tra desiderio e capacità di spesa. Oggi il 44% degli italiani considera i concerti “un lusso su cui sta diventando difficile investire”, segno di una crescente percezione dei live come esperienza premium.
Eppure, il valore attribuito all’esperienza dal vivo resta altissimo. Quasi 1 italiano su 2 sceglierebbe infatti di spendere per un grande concerto piuttosto che per un abbonamento annuale a una piattaforma streaming.
La disponibilità media a spendere per vedere il proprio artista preferito è pari a 97 euro, ma le differenze generazionali sono evidenti: la Gen Z è la più disposta a investire, con una media di 117 euro, mentre i Boomer si fermano a 82 euro.
Gli artisti immortali non hanno prezzo
Il tetto di spesa media cade di fronte alla possibilità di partecipare a concerti “da sogno” e impossibili. I più giovani riporterebbero in vita artisti internazionali come Michael Jackson, Avicii o Chester Bennington, mentre le generazioni più mature sceglierebbero soprattutto grandi artisti italiani come Lucio Battisti.
Su alcuni grandi eventi musicali il consenso è trasversale: gli italiani dichiarano che avrebbero investito soprattutto per assistere a concerti storici come il Live Aid dei Queen, il Dangerous Tour di Michael Jackson o The Wall Live dei Pink Floyd.
Il denaro nelle canzoni: nella playlist gli Abba e Mahmood
Anche quando si parla di denaro attraverso le canzoni emergono forti componenti emotive e generazionali. Le “canzoni dei soldi” per eccellenza sono Money, Money, Money degli ABBA (23%) e Money dei Pink Floyd (22%) e Soldi di Mahmood (18%), percepita come una canzone capace di raccontare il rapporto conflittuale tra denaro e famiglia. Gli ABBA vengono associati soprattutto al desiderio di una vita agiata, mentre i Pink Floyd vengono scelti per ragioni più legate al gusto personale e all’identificazione generazionale.
Il 60% ascolta musica almeno un’ora al giorno: per la GenZ è una presenza continua
Per molti italiani la musica rappresenta ormai una vera priorità emotiva: il 20% dichiara di aver rinunciato almeno qualche volta ad altre spese pur di vivere un’esperienza musicale. Tra chi ascolta musica per oltre quattro ore al giorno la quota sale al 42%. La musica accompagna stabilmente la quotidianità degli italiani: il 60% ascolta musica almeno un’ora al giorno e tra la Gen Z il dato sale addirittura al 75%, confermando come i più giovani abbiano un rapporto molto più intenso e continuativo con l’ascolto musicale.
Dimmi cosa ascolti e ti dirò chi sei: per 8 italiani su 10 la musica è parte della propria identità
La ricerca mostra quanto la musica sia diventata uno strumento identitario. L’81% di chi ascolta musica dichiara di sentirsi rappresentato dalla musica che ascolta, percentuale che sale al 93% tra chi ascolta musica per almeno 4 ore al giorno. La musica influenza soprattutto lo stato emotivo: quasi 1 italiano su 2 dice di sentirsi più rilassato ascoltandola, mentre tra i più giovani prevalgono sensazioni come energia, motivazione e felicità.
Anche i momenti di ascolto raccontano un Paese. Per il 49% degli italiani la musica accompagna soprattutto gli spostamenti quotidiani, per il 24% è una compagna nei momenti di sport e per il 21% aiuta mentre si studia o lavora.
La musica batte videogames e social network
Il legame emotivo con la musica emerge ancora più chiaramente quando agli italiani viene chiesto a cosa sarebbero disposti a rinunciare in una giornata. Solo il 3% sceglierebbe di eliminare completamente la musica dalla propria vita, mentre il 43% rinuncerebbe ai video games e il 20% ai social network. Per quasi 1 italiano su 2, un giorno senza musica sarebbe meno piacevole, per il 18% più monotono e se per il 16% enza energia.
Generazioni a confronto, stessa passione: la musica che resta
Tra grandi classici e nuove icone del pop, gli italiani scelgono artisti capaci di attraversare il tempo e le generazioni. Queen e Lucio Battisti restano punti di riferimento intramontabili, mentre tra i nomi più amati emergono anche Achille Lauro e i Coldplay.
Il rapporto con la musica cambia però da generazione a generazione. Gen Z e Millennial la vivono come una colonna sonora quotidiana, legata all’energia, al movimento e alla condivisione digitale, privilegiando streaming, YouTube e artisti come Lady Gaga, Marracash, The Weekend, Cesare Cremonini e Ligabue. Per Gen X e Boomer, invece, la musica mantiene una dimensione più emotiva e nostalgica, spesso accompagnata dalla radio e associata ai momenti di relax.
CONTATTI PER I MEDIA
Silvia Colombo, Head of External Communications & CSR - ING Italia
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NOTE PER LA STAMPA
METODOLOGIA DEL SONDAGGIO
Tutti i dati, se non diversamente specificato, provengono da YouGov Italia. La dimensione totale del campione intervistato per questo sondaggio è di 1046 rispondenti, di età superiore ai 18 anni. Sono state applicate quote su genere, età e macroregione di residenza per garantire la rappresentatività statistica. Le interviste sono state condotte online, su panel proprietario YouGov in Italia dal 5 al 6 Maggio 2026.
PROFILO ING
ING è una banca europea di origine olandese con oltre 40 milioni di clienti in 100 Paesi e 60.000 dipendenti, quotata ad Amsterdam (INGA NA, INGA.AS), Bruxelles e New York (ADR: ING US, ING.N). Offre prodotti e servizi a risparmiatori, grandi imprese e istituzioni finanziarie (www.ing.com). In Italia è presente dal 1979 con le attività Wholesale Banking (www.ingwb.com) dove è leader nella finanza specializzata e nei mercati finanziari e conta su un esteso network a livello globale, con focus principale in Europa. Nel 2001 avvia le attività di Retail Banking ed è stata pioniera nel digital banking fino a diventare oggi una delle banche digitali leader nel nostro Paese per numero di clienti (www.ing.it), contanto al contempo su una rete di agenti in attività finanziarie e consulenti finanziari. Dal 2026 ING ha inoltre avviato anche in Italia il segmento Business Banking con Arancio Business, un’offerta completamente digitale per P.IVA (liberi professionisti imprenditori e titolari di imprese individuali, liberi professionisti e startup mono-intestatarie). Customer-experience differenziante e sostenibilità al centro delle proprie attività sono i due pilastri della strategia ING. Completano il quadro solidità finanziaria (CET1 ratio 13,1% al 31/12/25) e ottima qualità degli attivi (NPL ratio 1,6% al 31/12/25).