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Le misure dell’Italia, dell’UE e della BCE per fronteggiare il Covid-19

Il Senior Economist di ING Paolo Pizzoli è intervenuto a Caffé Affari, programma di CLASS CNBC, commentando le misure che le Istituzioni stanno prendendo per contrastare una possibile recessione

Le valutazioni recessive del Fondo Monetario Internazionale, le azioni intraprese da Consiglio Europeo e BCE, i decreti del governo italiano e tagli dell’OPEC. Questi i principali temi dell’intervista rilasciata da Paolo Pizzoli, Senior Economist di ING, a “Caffè Affari”, programma di Class CNBC.

Di seguito l’intervista completa:

Partiamo dalla stima del Fondo Monetario Internazionale di ieri, che ha pronosticato una profonda recessione globale per il 2020, con il costo maggiore per il nostro paese: -9,1% per il PIL italiano. Siamo sicuramente uno dei paesi più colpiti dal nuovo coronavirus, ma c’è qualcosa che si sta sbagliando o si è sbagliato e che si riverbera in queste stime profondamente recessive?

Pizzoli: «La stima è profondamente recessiva ma è ragionevole. ING è un po’ più ottimista rispetto a quanto prevede il FMI, infatti prevediamo una contrazione del 6,8%. L’Italia è più esposta alle conseguenze del virus: ha una struttura economica meno vantaggiosa e più popolata di microimprese; inoltre in Italia il comparto turistico – probabilmente quello più colpito – ha un peso maggiore. Quindi non sorprende che nella classifica stilata dal FMI l’Italia figuri nelle retrovie dal punto di vista della crescita, così come la Spagna peraltro. Quindi sono numeri abbastanza realistici.»

C’è un grande dibattito a livello europeo in vista del Consiglio Europeo del 23 aprile. I famosi eurobond per l’Italia sono diventati un cavallo di battaglia, ma non tutti in Europa sono d’accordo e lo abbiamo visto già con l’Eurogruppo di settimana scorsa. Questa discussione, secondo lei, è decisiva in questo momento?

P: «Probabilmente no. Ma è certamente importante: l’Europa si trova a un punto di svolta e siamo di fronte a un evento di portata storica. Quindi è ragionevole aspettarsi una risposta consona. Per il momento una risposta significativa c’è stata, anche se frammentata. Tutti gli strumenti sui quali è stato raggiunto un accordo settimana scorsa contribuiscono ad alleviare il peso di una recessione che, come dicevamo prima, sarà molto pesante.»

Mário Centeno, presidente dell’Eurogruppo, ha dichiarato in un’intervista che l’eurobond non è necessario ma si sta lavorando per poterlo mettere in campo. Se non dovesse arrivare, a suo parere, ci sono altre possibilità con cui il nostro Tesoro si può coprire? Penso ad esempio alla nota del MEF su una nuova emissione di titoli di stato, dedicata proprio ai risparmiatori privati, per rispondere alle spese derivanti dal Cvid-19.

P: «Certamente il fatto di movimentare il grande risparmio nazionale privato è un’idea intelligente: siamo di fronte a un evento talmente eccezionale da giustificare il lancio di linee specifiche che coinvolgano direttamente il risparmiatore privato nel finanziamento dello stato. Quindi, a questo punto, tutte le idee sono buone per aiutare a finanziare un debito (e un deficit) che sarà inevitabilmente più elevato. Non dimentichiamo, però, che c’è un partner molto importante in azione, ovvero la Banca Centrale Europea. Proprio la BCE, con il suo programma specifico, quest’anno acquisterà tanta carta italiana. Nel puzzle generale, anche questo contribuirà molto alla copertura.»

Quello che la BCE ha deciso di mettere in campo sarà sufficiente oppure lei si aspetta nuove azioni, se possibili?

P: «Per adesso, l’impressione è che i fondi siano ingenti e sufficienti. Però, considerando anche quanto fatto da altre Banche Centrali, sembra che ci sia una disponibilità a fare di più se necessario.»

Che cosa pensa che si potrebbe fare di più?

P: «Fondi addizionali sul fronte del Quantitative Easing o, eventualmente, misure come quelle prese recentemente dalla Federal Reserve che ha allargato lo spettro dei titoli potenzialmente acquistabili a titoli che hanno perso status di investment grade.»

Tornando alle stime recessive del FMI, i tanti decreti messi in campo dall’esecutivo – con il Cura Italia particolarmente sostanzioso più quello che ci si aspetta per la prossima settimana intorno ai 60 miliardi di euro – rappresentano le misure necessarie secondo lei?

P: «Le misure messe in campo vanno nella direzione giusta. Nella scelta delle misure c’è una forte consonanza tra i vari paesi: hanno più o meno fatto tutti la stessa cosa, cioè hanno sostanzialmente aiutato il settore della salute coinvolto dall’emergenza; hanno creato linee di liquidità con garanzie statali e hanno messo in campo strumenti a compensazione del reddito (pensiamo ai fondi volti a finanziare la cassa integrazione guadagni in tutte le sue forme). Quindi l’area di azione è certamente corretta. Ovviamente sarà molto rilevante che si riesca ad attivare queste misure nel tempo più breve possibile. Il rischio, infatti, è che una probabile crisi di liquidità diventi qualcosa di peggio come, ad esempio, una crisi di insolvenza di molti operatori. E questo va assolutamente evitato.»

Sui mercati, peraltro, in questo momento si evidenzia un altro fattore legato a Covid-19 ma anche a dinamiche proprie: mi riferisco alla depressione dei prezzi energetici, con il petrolio che non riesce a risollevarsi nonostante lo storico accordo, per entità, deciso dall’OPEC+ sui tagli alla produzione. Infatti, i principali paesi produttori ed esportatori di petrolio hanno trovato un accordo per un taglio di dieci milioni di barili al giorno. Ma non è servito. Quali sono le vostre previsioni sulla questione?

P: «Il taglio è stato molto ingente e molto sofferto, perché è arrivato alla fine di una trattativa piuttosto lunga. Eravamo dubbiosi sulla capacità di questo taglio di riportare i prezzi del petrolio su livelli più alti: la ragione principale dei nostri dubbi è che riteniamo lo shock di domanda – che l’attuale recessione porterà – difficilmente compensabile da tagli dell’offerta in termini di prezzo. Quindi noi ci aspettiamo che la misura aiuti ad alzare il pavimento dei prezzi del petrolio dai 20$ al barile che ci aspettavamo prima fino a 25$ nel secondo trimestre; per poi vedere, nella seconda parte dell’anno, un progressivo aumento che potrebbe portare intorno ai 45/50$ ma solo alla fine dell’anno e solo se la ripresa avverrà in modo ordinato.»

Clicca sull’immagine qui sotto per vedere l’intervista di Paolo Pizzoli a “Caffé Affari” di Class CNBC.